I R.E.M. si sciolgono. L’annuncio sul sito ufficiale

 

I R.E.M: Mike Mills, Michael Stipe, Peter Buck

«Ce ne andiamo con grande senso di gratitudine, di compiutezza e di stupore per tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica, il nostro più profondo ringraziamento per averci ascoltato». Queste sono alcune delle incredibili parole che è stato possibile leggere sul loro sito ufficiale: i R.E.M. si sono sciolti.

Triste giornata per milioni di fan sparsi in tutto il mondo, persone che (chi più chi meno) seguono la storica band di Michael Stipe, Peter Buck e Mike Mills da lustri se non decenni. “Everybody hurts”, per dirla un po’ con le loro parole.

Leggendo quello che scrive Michael Stipe, inamovibile voce della band come di un’intera frangia di personalità e menti artistiche tra le prime a muoversi oltre il rock puro per esplorare territori più difficili e dissestati ma necessari ad una epocale reinvenzione del genere, ci si trova di fronte ad una sorta di vera e propria confessione: «Un uomo saggio una volta disse: la saggezza è partecipare ad una festa e sapere quando quando è il momento di lasciare»

«Siamo sempre stati una band nel più vero senso della parola: fratelli che si vogliono bene e si rispettano davvero. La decisione arriva senza avvocati o litigi. Abbiamo deciso  insieme, sentiamo che è arrivato il momento», scrive invece Mike Mills, bassista della band.

Insomma: non sarà mica la fine del mondo, tutto sommato “I feel fine”. Eppure, la prima cosa che ritorna in mente è una sequenza temporale densa di album meravigliosi, a partire dai primi tentativi di estrapolazione “alternative” racchiusi in gioiellini come Murmur, Reckoning e Fables of the reconstruction, passando per i primi approdi votati a stili più radiofonici come i sempreverdi Document, Dead letter office, Green fino ad arrivare a veri e propri capolavori assoluti e fautori della consacrazione definitiva come Automatic for the people, Out of time (contenente l’eterna Losing my religion), Monster e New Adventures in Hi-Fi, mantenendo nel gruppo anche gli esperimenti elettronici post abbandono di Bill Barry (fino ad allora batterista del gruppo) di Up, disco incompreso da molti ma ricco di validissimi esperimenti sonori.

Mancheranno, certo. Specialmente a chi non è mai riuscito ad essere presente ad una loro performance dal vivo, sempre piena di sorprese e capacità di coinvolgimento appartenenti a pochi se non uniche. Ma, d’altra parte, dopo ben 31 anni di carriera, è anche comprensibile un eventuale desiderio di fermarsi ed eventualmente ripartire (anche con progetti differenti), di godersi un meritato e lungo riposo prima di provare (perché no) a raccogliere di nuovo i frutti di menti sempre attive e dedite alla condivisione di idee e spunti creativi fino al completo (lo abbiamo visto, anzi letto) svelamento del sé.

(Foto: discografie.org / qn.quotidiano.net)

Stefano Gallone

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