I primi passi dell’Unasur verso l’Unione sudamericana

Con l’elezione del nuovo segretario generale, che ha coinciso con l’entrata in vigore del trattato di Brasilia, l’Unasur inizia ufficialmente il suo cammino verso l’integrazione delle economie delle politiche sudamericane, con l’intento di pacificare definitivamente la regione e creare un nuovo gigante della politica internazionale.

A tre mesi dalla sua istituzionalizzazione giuridica con l’entrata in vigore del Trattato di Brasilia del 2008, l’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) non ha ovviamente adottato risoluzioni rivoluzionarie per il futuro dell’America Latina.

I principali obiettivi del trattato istitutivo, illustrati all’articoli 3 e 4, riguardano l’ integrazione culturale ed economica della regione, assicurano una priorità al dialogo politico, danno la giusta importanza all’educazione e all’alfabetizzazione, pongono l’accento sulla tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, promettono una riduzione delle asimmetrie sociali e il rafforzamento della democrazia.

La neonata unione si ispira apertamente all’Unione Europea, madre delle unioni continentali, tanto che si sono già tenute alcune discussione sull’introduzione di una moneta unica per facilitare gli scambi commerciali. Tali incontri però non hanno portato a una decisione unanime, in quanto le economie più forti della regione, con in testa il Brasile, si sono opposte all’adozione di una valuta unica, ritenendo che ne sarebbe state danneggiate. Il rifiuto delle maggiori economie è bastato per ritardare un eventuale processo di unificazione monetaria.

Altro problema che può turbare la crescita e il rafforzamento dell’Unasur riguarda le tensioni esistenti tra i suoi stati membri, basti pensare ai diverbi tra Colombia e Venezuela. Tuttavia un organizzazione regionale può aiutare a ridimensionare i dissapori esistenti, dimostrando l’effettiva volontà di rendere pacifica la regione.

Un passo importante nello sviluppo dell’Unione è rappresentato dai recenti incontri nella cittadina di Mitad del Mundo, nei pressi di Quito, per l’istituzione di un centro regionale di risoluzione delle controversie, organo fondamentale per il funzionamento di un organizzazione sovranazionale che si propone di integrare le economie dei suoi membri. L’accordo significa accettare di sottomettersi alle decisioni di un organo regionale e ha portato alla definizione dei suoi compiti in materia economica e legale, con la creazione di un centro di arbitraggio e la possibilità di ricevere assistenza nelle materie di sua competenza.

L’Unasur oltre alla Comunidad Andina e al Mercosur comprende il Consiglio di difesa sudamericano che si impegna nella lotta al crimine, al terrorismo e a condurre missioni di peacekeeping nella regione, con lo scopo di diffondere la pace e favorire lo sviluppo della democrazia. La gestione della sicurezza non riguarda solo l’inviolabilità dei territori degli Stati membri, ma anche la protezione delle risorse naturali, specialmente dei 123 mila milioni di barili di petrolio che, secondo una stima, giacciono nel sottosuolo latino americano.

Ulteriore sintomo della volontà di proseguire sul percoso dell’unificazione è rappresentato dalla lettara che l’Unasur ha inviato al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, in occasione della sua visita in America latina. Nella missiva i Paesi membri sostenevano le ragioni dell’Argentina riguardo alle isole Malvinas e presentavano una richiesta ufficiale al Regno Unito per l’inizio di nuovi negoziati.

In questi tre mesi si è assistito più che altro alla manifestazione della volontà di collaborare seriamente alla realizzazione degli obiettivi del trattato di Brasilia, puntando anche ad acquisire una totale autonomia dalle ingerenze di altri Paesi, come ha detto il presidente dell’Ecuador, Rafael Correta: «L’Unasur rappresenta la seconda e definitiva indipendenza dell’America Latina».

Il sud America è per alcuni il continente del futuro, ha enormi ricchezze naturali, grandi riserve energetiche e una popolazione in crescita. Alcune delle sue economie rappresentano l’apice dei Paesi in via di sviluppo, attirano grandi capitali e possono fare da traino per le altre economie della regione. La lungimiranza politica e la coesione dei vari Paesi faranno il resto, creando, con tutti i se e i ma del caso, un nuovo e importante attore della politica internazionale.

Gianluca Barbato

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