I Panama Papers e le primarie americane

L'uscita dei documenti panamensi risalta Hillary Clinton come candidata dell' establishment e mette le ali alla campagna di Sanders

Bernie Sanders e Hillary Clinton (www.dailydot.com)

Bernie Sanders e Hillary Clinton (www.dailydot.com)

Lo scandalo dei “Panama Papers” continua a far discutere tutto il mondo ed i volti noti con conti e società off-shore nel paradiso fiscale americano continuano ad aumentare giorno dopo giorno.  L’inchiesta, portata avanti da hacker sconosciuti, finita prima nelle mani del Süddeutsche Zeitung per un anno e poi diffusa tramite l’ International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) è entrata a gamba tesa nella campagna elettorale americana, in particolar modo nelle primarie del Partito Democratico.

LA DENUNCIA DI SANDERS – L’inchiesta, che ha colpito  politici e uomini d’affari dalla Corea del Nord alla Gran Bretagna, dall’Arabia Saudita alla Russia, ha scosso la campagna elettorale americana in quanto il candidato democratico Bernie Sanders, rispondendo ai giornalisti, ha definito la rivale Hillary Clinton  semplicemente «non qualificata per diventare presidente» in quanto cinque anni fa nelle vesti di Segretario di Stato «ha sostenuto un accordo che ha reso più facile, per i ricchi e per le aziende del mondo intero, evitare di pagare le tasse nei Paesi d’appartenenza.»

Proteste contro il TTIP (sustainablepulse.com)

Proteste contro il TTIP (sustainablepulse.com)

QUEL TRATTATO APPROVATO DA HILLARY – Ebbene si, Hillary Clinton in un primo momento contraria all’accordo di libero scambio USA- Panamá, avrebbe poi cambiato idea, sostenendo un “deal” capace di assicurare una fuga sicura di capitali nello stato panamense attraverso i famosi conti offshore gestiti tra gli altri dal quarto più grande studio legale offshore del mondo , la società Mossak Fonseca.  Il fatto che gli accordi di libero scambio come il tanto criticato TTIP non facciano esattamente gli interessi del popolo ma quelli delle grandi multinazionali è notorio, ma ci si aspetta che almeno l’evasione fiscale non sia favorita da questi accordi.

L’INFLESSIBILITÀ DI BERNIE  - Come reagì Bernie Sanders cinque anni fa? La sua risposta fu inflessibile: «Panamá è una potenza mondiale quando c’è da aiutare ricchi americani e big corporation ad evadere il fisco americano per nascondere i loro contanti in paradisi offshore e il Trattato di libero commercio con Panamá renderebbe una brutta situazione ancora peggiore.» Il candidato democratico si pone quindi in una situazione di vantaggio agli occhi degli elettori democratici con la sua attitudine anti Wall Street  e il suo passato.

LA DIPENDENZA DELLE CARICHE PUBBLICHE – Hillary Clinton  invece è sempre più vista come donna dell’establishment e la sua vittoria alle primarie è sempre più a rischio. Il sostegno economico di Wall Street alla candidata americana pesa come un macigno agli occhi dei giovani e all’ala più di sinistra del Partito Democratico. I Panama Papers quindi colpiscono anche gli Stati Uniti, fatto interessante se si pensa che l’ International Consortium of Investigative Journalists è una NGO finanziata proprio con fondi americani: dal magnate americano  George Soros attraverso la Open Society Fund, dalla famiglia Rockfeller, dalla Canergie Endowment for International Peace e dall’agenzia internazionale statunitense USAID.  Una cosa è certa: le rivelazioni dagli 11 milioni e mezzo di documenti allo studio sono ancora tutte da scoprire.

Domenico Pellitteri

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