I magici album dei Led Zeppelin su Spotify: la top ten di Rollingstone

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I Led Zeppelin (upstylemagazine.it)

In occasione della recente comparsa dei memorabili Led Zeppelin fra le playlist del gettonato Spotify, la Rollingstone internazionale ha indetto uno speciale sondaggio online volto a scoprire l’album attualmente più amato della formidabile hard rock band britannica.

La classifica fa luce su come sia evoluto il gusto collettivo nell’ambito degli intoccabili del rock, serbando qualche sorpresa sugli esiti finali e sulle variazioni di opinione su alcuni dischi, oggi rivalutati in positivo rispetto alle mode del passato.

GLI ALBUM IN CLASSIFICA - La classifica comprende i nove album studio dei padri di Stairway To Heaven ai quali si aggiunge The Song Remains The Same, il primo live registrato dei quattro affascinanti inglesi che, tra luci soffuse e sonorità mistiche, hanno contribuito nel 1976 ad arricchire la storia del rock presso il Madison Square Garden di New York.

CODA AL DECIMO POSTO – Il decimo e ultimo posto è stato assegnato a Coda, disco bootleg del  1982 pubblicato a due anni dallo scioglimento ufficiale dei Led Zeppelin, avvenuto al seguito della prematura morte del batterista John “Bonzo” Bonham.

Il disco comprende alcuni brani scartati dai lavori precedenti ma che chiudono egregiamente la saga leggendaria di una band inarrivabile. We’re Gonna Groove, Walker’s Walk e Wearing and Tearing rievocano lo splendore del passato con quel ritmo incalzante dalle calde sfumature blues, riesumando i trascorsi finali di un sogno bruscamente interrotto.

NONO E OTTAVO POSTO - L’ascetico In Through The Out Door del 1979 si posiziona nono nella top ten e segna una tappa controversa nel destino dei Led Zeppelin i quali, a causa di problematiche personali dei membri dispersi tra vizi e sofferenze culminanti nella morte di Karac – figlio del frontman Robert Plant al quale è dedicata la piangente All Of My Love - si ritrovano impreparati nell’affrontare adeguatamente gli sviluppi musicali del nuovo decennio che a breve partorirà le punte di diamante del thrash metal o dell’hard rock più spinto. Nonostante il loro groove più imperniante appartenga allo spirito dei primi anni settanta, In Through The Out Door offre ottimi spunti creativi come South Bound Saurez e la colorata Carouselambra.

Ottava posizione per The Song Remains The Same, live promozionale di Houses of the Holy, del quale esiste la speciale versione film/concerto del 1976. Il microfilm completa le riprese delle tre date newyorkesi con alcune scene dal gusto onirico che alternano gli sprazzi di vita dei tre protagonisti, da Bonham che guida il trattore in fattoria a John Paul Jones mascherato che attraversa un cimitero a cavallo.

PRESENCE: IL SUPER DISCO SOTTOVALUTATO – Settimo posto per Presence, album intenso e intricato del 1976. Sottovalutato rispetto alle sue reali potenzialità, Presence sfiora l’animo blues rock della band che regge il gioco affiancato a sonorità più grintose, le quali anticipano l’ondata heavy metal che padroneggerà negli anni successivi. L’epica Achilles Last Stand, assieme a Nobody’s Fault But Mine e la sensuale For Your Life, elevano il disco verso il podio dei più affascinanti capolavori zeppeliniani.

SEI DISCHI IN SEI ANNI PER I PRIMI SEI POSTI - Dalla sesta posizione partono i sei dischi più amati dalle generazioni, pubblicati nei sei anni di splendore della band. Led Zeppelin III del 1970 porta in seno il cavallo di battaglia, ispirato alla mitologia nordica, Immigrant Song che, seguito da Out On The Tiles, sprigiona una carica energetica che sovraccarica il cuore, compensata in dolcezza dalle introspettive ballate Tangerine e That’s The WaySince I’ve Been Loving You, il blueseggiante masterpiece che trasforma l’amore in uno straziante pugno nello stomaco, risuona in eterno fra i virtuosismi vocali di Robert Plant, intessuti nel memorabile assolo spassionato di Jimmy Page.

Segue in classifica Led Zeppelin I, il disco che ha dato il la al destino dei quattro musicisti e che raffigura il dirigibile Zeppelin destinato a divenire una delle loro icone più celebri. Led Zeppelin I, disco che propone spumeggianti inediti e due rivisitazioni di brani blues classici, è connotato da una potente aura rock’n’roll e dal retaggio blues rock lasciato dagli Yardbirds, gruppo fresco e giovanile che ha spopolato negli anni sessanta con brani del calibro di For Your Love, dal quale hanno spiccato il volo  i grandi chitarristi dell’old school britannica quali Jeff Beck, Eric Clapton e Jimmy Page.

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La copertina di Houses of The Holy (progarchives.com)

IL SACRO HOUSES OF THE HOLY - Houses Of The Holy, quinto studio album del 1973, raggiunge solo la quinta posizione nonostante rappresenti uno dei dischi più maturi e profondi dei Led Zeppelin.

La splendida copertina, ispirata a Le Guide del Tramonto di Clarke, raffigura, con colori accesi, dei bambini dalle folte chiome bionde, accovacciati sulle antiche pietre del Selciato del gigante irlandese.

Houses Of The Holy è un viaggio onirico senza precedenti che con le pietre miliari No Quarter, The Rain Song e Over The Hills and Far Away ha trasposto l’hard rock dei Led Zeppelin verso gli orizzonti del divino, un fatato luogo dove il tempo e lo spazio perdono di ogni significato.

LED ZEPPELIN II AL TERZO POSTO - Terzo posto per Led Zeppelin II, secondo disco del 1969 all’insegna di un rock blues che svela i primi ma sicuri passi di una band irriverente e tenace. Stellare la Whole Lotta Love  che, assieme a Moby Dick, sprigionano una batteria inarrestabile, sapientemente giostrata dal tocco viscerale di Bonham.

PHYSICAL GRAFFITI SECONDO IN CLASSIFICA - Il doppio disco Physical Graffiti arriva secondo, sbaragliando i valorosi avversari e sorprendendo le aspettative. Primo lavoro prodotto dalla Swan Song, l’etichetta autogestita dai Led Zeppelin, l’album uscito nel 1975 non fu ben accolto dalla critica in quanto ritenuto una compilation di svariati brani che fungevano da contorno ai pochi realmente validi.

Il tempo ha velocemente smentito  tale concezione investendo Physical Graffiti di ricche lodi, seppur mai rasentando il top delle hit list. La copertina raffigura un palazzo newyorkese dalle cui finestre spuntano immagini variegate o volti di personaggi famosi. Coerentemente con la miscellanea visuale offerta, in Physical Graffiti si snoda un repertorio camaleontico che abbraccia le varie peculiarità sonore dei Led Zeppelin. Dall’hard rock di The Wanton Song e The Rover passano con eleganza ad armonie funkeggianti in Custard Pie e Trampled Under Foot. Dalle ballate Bron-Yr-Aur e Black Contry Woman scivolano nella soavità di Ten Years Gone. Un soffio di vento dall’oriente spira misterioso su Kashmir e In The Light mentre un rock blues raffinato tesse le trame di Sick Again e Houses of The Holy.

VINCE SEMPRE LED ZEPPELIN IV – Lo speciale sondaggio di Rollingstone rivela una incontrastata preferenza per Led Zeppelin IV del 1971, dal quale sorge l’infinita Stairway To Heaven. Senza padroni la scatenata Black Dog che funge da pista da ballo fra i grintosi riff strumentali e le acrobazie vocali di Plant. In Led Zeppelin IV vivono anche la toccante ballata Going To California, l’ascetica When The Levee Breaks e la superba e movimentata Rock’n’Roll.

IL RISCONTRO SU SPOTIFY – In meno di un mese i Led Zeppelin raggiungono su Spotify ben 109.839 followers, un numero considerevole se rapportato al lasso di tempo in cui è stato raggiunto. I brani più ascoltati sulla piattaforma streaming appartengono al sound delle origini: Whole Lotta Love, Good Times Bad Times e Moby Dick scavalcano Black Dog e Stairway To Heaven. Tra le istituzioni del rock britannico, l’inconfondibile Freddie Mercury con i suoi Queen regna sovrano su Spotify, contando più di novecentomila followers, un primato che non viene superato neanche dai vecchi e cari Rolling Stones.

L’ICONA STAIRWAY TO HEAVEN - Il quarto album dei Led Zeppelin resta il loro disco più fortunato, apprezzato anche per la particolarità concettuale della copertina. L’immagine scelta rappresenta il ciclo vitale umano che dall’anziano piegato dal peso dei fasci di legna che trasporta, sfocia nel progresso raccontato dagli alti palazzi di cemento della città. Compaiono anche quattro simboli misteriosi, ognuno dei quali identificante un membro dei Led Zeppelin. La passione per l’occulto era da tempo condivisa da Robert Plant e, in particolare, da Jimmy Page i quali, durante le sessioni di registrazione di Led Zeppelin IV, erano ossessionati dal desiderio di comporre il disco perfetto.

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La copertina di Physical Graffiti con le figure dentro le finestre (cdandlp.com)

La sempreverde Stairway To Heaven narrante di una donna che acquista una scalinata per il paradiso, è stata scritta dalle mani di Robert Plant, in piena fase di ricerca spirituale. Innumerevoli le teorie, ritenute poi infondate, sulla probabile esistenza di messaggi criptati a sfondo satanista nel testo dell’amata canzone, avvalorati dallo spiccato interesse di Jimmy Page per lo scrittore esoterico Aleister Crowley, del quale acquistò la villa Boleskine House, situata nei pressi del lago di Loch Ness.

Tra i brani più ricercati dalle stazioni radiofoniche americane, Stairway To Heaven è stata eletta, dal pubblico del Melody Maker, la migliore canzone della storia del rock e offusca, con la sua immensa seduzione, le altre sette grandiose tracce.

UNA MAGIA INESTINGUBILE - L’ultima classifica di Rollingstone sottolinea la predominanza sonora che i Led Zeppelin hanno stretto fra le mani a partire dalla fine degli anni sessanta, appassionando milioni di fan che, direttamente e non, hanno assorbito la loro magia per non abbandonarla mai. Le motivazioni che portano una rivista di tale autorevolezza a continuare a narrare il mito Led Zeppelin non vanno giustificate esclusivamente dalla monumentale maestria di una band che ha cambiato le sorti del rock, della quale vale sempre la pena parlare.

Fra i seguaci del genere, oggi considerati più perle rare che numerose unità, gruppi come i Led Zeppelin, nonostante risalgano al ventesimo secolo e non vantino un esasperato tecnicismo musicale, ascoltarli oggi rappresenta spesso una scelta più salutare piuttosto che all’abbandonarsi alle proposte degli artisti contemporanei. Nella crisi concettuale che attanaglia gli sviluppi musicali del nuovo millennio, il trovare la stessa qualità nei protagonisti quotidiani pare quasi una chimera se non fosse per taluna eccezione di superba qualitò, apprezzata da cerchie ristrette e poco diffuse di ascoltatori.

Ai Led Zeppelin va quindi il merito di aver avverato la profezia che, in Stairway To Heaven, li ha sollevati verso un mondo paradisiaco in cui la musica è la miglior raffigurazione del divino, restando fermi e fieri sulla loro privilegiata vetta, ribadendo all’infinito le parole che in «To be a rock and not to roll» riassumono un’intera straordinaria favola.

Foto preview: rollingstone.com

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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