I Litfiba e la Trilogia: origini, speranze, intenzioni

Litfiba TrilogiaIl caso – Corre l’anno 1980 e un ragazzo di nome Gianni Maroccolo si aggira, con le sue buone quattro corde, per le strade di una Firenze raramente così viva di quel fermento artistico ad oggi sostanzialmente svanito o, se non altro, nascosto tra le viscere di un senso di rimorso misto a rassegnazione. Altri tempi, altri luoghi, altre anime, si dirà. Fatto sta che il giovane Gianni ha, dalla sua parte, un annuncio al quale aveva precedentemente risposto e, di conseguenza, eccolo vagare per il capoluogo toscano in cerca di quel «Federico di Firenze», chitarrista con il quale non vedeva l’ora di attaccare il jack agli amplificatori per cominciare, fin da subito, a suonare. Può darsi che in quella sua affamata mente (ovvero quel fantastico stereo umano che altro non è per chi vive letteralmente di musica) rimbalzassero ancora note provenienti da dischi come Unknown pleasures di casa Joy Division, In the flat field a nome Bauhaus o, perché no, Seventeen seconds di fabbrica The Cure. Ad ogni modo, il Federico cercato dal nostro Gianni è Fiumani, fondatore dei concittadini Diaframma, mentre quello che gli si presta dinanzi ha aspetto e cognome diverso, Renzulli, seppure intenzioni perfettamente univoche con quelle di un’intera città sotterranea. I due, malgrado questo, legano quasi subito e scelgono un nome. Federico aveva lavorato, tra le tante altre parti, anche presso un’azienda di telecomunicazioni; così, tenta soltanto di codificare in codice telex l’indirizzo della sua sala prove: Italia (Lit), Firenze (Fi), Via dei Bardi (Ba). Quasi per caso, dunque, nascono i Litfiba.

I primi “ep” – Nell’arco nemmeno di mezzo mese, Gianni e Federico aggregano all’iniziale duo altri tre membri: il tastierista Antonio Aiazzi, il batterista Francesco Calamai e l’istrionico cantante e frontman Piero Pelù. L’eco del post punk e della new wave di matrice anglosassone è anche troppo pulsante: la scelta stilistica primaria (non a caso lo stesso Renzulli, come ricorda volentieri lui stesso ancora oggi, aveva trascorso un anno e mezzo in Inghilterra proprio per assorbire la fase post punk – wave autoctona) li trasporta automaticamente verso l’incisione del primo 45 giri, Luna / La preda, opportunità derivante (come spiegò lo stesso Pelù a Paola Maugeri per Storytellers) dalla vittoria ad un contest per band emergenti. Malgrado allo stesso Pelù non sembri, sarà il primo di una sterminata serie di passi importantissimi e, soprattutto, seminali. Già, perché il suono dei Litfiba, assieme a concittadini e amici come, appunto, i Diaframma o, tra gli altri, i Neon, hanno un suono compatto, omogeneo ma dal sapore di quella incompletezza necessaria a sprofondare deliberatamente nelle esplorazioni più oscure di composizioni successive come Guerra o Transea, brani tutt’ora di notevole impatto che finiranno in un ep il primo (Litfiba) e in un omonimo altro extended play l’altro. Nel frattempo, dietro le pelli Calamai è stato sostituito da Ringo De Palma, nome d’arte di Luca De Benedictis, ed è stato dato alle stampe un altro ep: Yassassin. Ma la strada è già ben illuminata: nel 1983 esce il primo lp ufficiale, Eneide di Krypton, colonna sonora portante dell’omonimo spettacolo teatrale (ancora oggi, assieme agli ep precedenti, uno dei dischi più rari, ricercati e, per questo, ben quotati presso gli appositi mercati): malgrado la voce di Pelù risulti viva solo in uno dei sei brani in questione, soprattutto il dittico basso-tastieristico Aiazzi-Maroccolo produce quello che tuttora, dopo trent’anni esatti dalla sua nascita, equivale ad un vero e proprio capolavoro.

Litfiba Trilogia

Federico "Ghigo" Renzulli e Piero Pelù

La “Trilogia del potere” – Arriva il 1985 e un certo Alberto Pirelli si accorge che, tra le centinaia di fiorentini buoni ad imbracciare uno strumento, quelli che formano i Litfiba sono tra i migliori in assoluto. I cinque ragazzi, dunque, a mala pena, di media, venticinquenni, vengono portati in uno studio di registrazione sotto il marchio I.R.A. Records (fondamentale etichetta alternativa della quale lo stesso Pirelli era titolare), invogliati e guidati, in tal senso, a sfruttare il loro particolare suono mai così europeo per la composizione di brani che, fin dove possibile, mantenessero spunti di “formato canzone”. Da tutto questo, nasce Desaparecido, prima pubblicazione ufficiale della band nonché uno dei dischi più importanti in assoluto nell’ambito del rock generico di nazionalità italiana, assieme, naturalmente, a quell’altro capolavoro che è Siberia degli stessi Diaframma. Non essendo ancora completamente assuefatta da direttive di produzione unicamente quantitativa, anche la Rai si accorge dell’ondata wave fiorentina, considerazione che porterà le rispettive band, Litfiba in primis, su di un proscenio ben più vasto rispetto a quello dei club fiorentini. L’enorme gradimento incentiva la già sterminata mole creativa di Pelù e soci, fino alla produzione, addirittura, di un album doppio, 17 re. Altro gran capolavoro, forse ancora più avvolgente e seminale di Desaparecido: la calda voce baritonale di Pelù intona testi sia visionari che di denuncia socio-politica, composizioni di rara bellezza nell’epoca del “pop facile”, mentre il flanger del basso di Maroccolo, misto alla sua sconfinata creatività stilistica, riesce a rendere melodie come, su tutte, Apapaia qualcosa di imprescindibilmente immortale. Segue uno dei primi tour internazionali, con il ritorno in patria e la pubblicazione di uno splendido album dal vivo, Aprite i vostri occhi (registrato al Tenax di Firenze, luogo storico della wave locale, ormai solo un ricordo). Si arriva al 1988 e qualcosa di diverso è già nell’aria: il formato canzone prende piede ancora di più nelle composizioni, tanto che già il disco successivo, Tre, getta le basi per la svolta definitiva di un paio di anni dopo. Lanciando uno sguardo complessivo alle produzioni fin lì mandate in porto e, di fatto, esaminandone stili ma, soprattutto, temi e contenuti, i cinque fiorentini decideranno di chiamare il loro operato Trilogia del potere.

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