I geni della longevità

Un test ci indicherà quanto a lungo potremo vivere

di Giovanna Miceli

Foto: sciencebackstage.blogosfere.it

vDiventare centenari? Ce lo svelerà un test del Dna con un’accuratezza percentuale del 77%. A dirlo un gruppo di ricercatori statunitensi e italiani che hanno studiato i geni dei super longevi, scoprendo tra di essi circa 150 mutazioni tipiche responsabili della vita over 90.

Lo studio, pubblicato su Science, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra l’Istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Milano e la Boston University, con il contributo economico del Polo Scientifico del gruppo Multimedica. L’esperta di biostatistica Paola Sebastiani, che ha condotto la ricerca, ha sottolineato: “Per arrivare ai nostri risultati, abbiamo studiato l’intero genoma di 801 centenari. E’ stato un lavoro di dimensioni notevoli e non ci stupiamo di aver trovato così tante varianti genetiche. Invecchiare è un processo molto complesso e coinvolge molteplici aspetti della salute. Non potevamo accontentarci di ritrovare solo una manciata di geni”.

Il progetto di ricerca, denominato “genomewide association study” ha messo a confronto il Dna di 800 centenari, di un’età media di 103 anni ed una top di 119, con quello di altrettanti individui “normali”, utilizzati come controllo. Dall’incrocio dei dati ottenuti tra i 2 gruppi, i ricercatori hanno messo in evidenza 150 mutazioni genetiche negli ultranovantenni, associate ad un invecchiamento lungo e senza malattie.

Per il momento, il test messo a punto dagli studiosi ha un’accuratezza del 77%, ad esclusione di incidenti o eventi improvvisi non prevedibili.  Sono però  certi di poter migliorare la percentuale di attendibilità, man mano che le conoscenze  sui geni della longevità saranno migliorate.

“La pressione delle aziende in questo settore è fortissima”, ha confermato Paola Sebastiani, che aggiunge: “Da quando abbiamo iniziato a presentare nei congressi le linee generali della nostra ricerca , l’interesse delle compagnie private si è fatto pressante. Ora i nostri dati diventano pubblici ed entreranno a far parte di un business”.

La ricercatrice però mette in guardia e spiega che l’accuratezza del test non è assoluta. Inoltre, “sarebbe necessario spiegare a chi si sottopone all’esame che la componente genetica conta poco se non si tiene conto dei fattori ambientali e dello stile di vita”.

Senza considerare i problemi etici che un esame del genere trascina dietro sè.

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