I due pesi delle mensa scolastica

Dopo i casi dei sindaci leghisti: “Niente mensa ai figli di chi non paga la mensa”, si scopre che anche i Comuni amministrati dal Pd applicano gli stessi provvedimenti. Ma i media tacciano

di Chantal Cresta

school_canteenDue pesi e due misure. In questo modo si muove la sinistra e la sua opinion leader non fa certo eccezione. Giorni fa, sui media, impazzava la polemica contro i sindaci leghisti dei comuni di Montecchio Maggiore (Vicenza) e Adro (Franciacorta nel bresciano) che in accordo con gli assessorati alle politiche scolastiche, erano rei di aver tagliato la mensa ai bambini i cui genitori non pagavano i ticket per la fruizione del servizio. Il punto è semplice, dicevano i sindaci: chi non paga non può accedere alla ristorazione offerta dalla scuola, perché ci sono delle regole e bisogna rispettarle per il bene di tutti. Una sacrosanta verità sulla quale si poggia ogni buona amministrazione che miri a sopravvivere più di un mese.

Quando, però, la verità è vestita di verde, ecco che anche le regole più accreditate in regime di democrazia, diventano motivo di accuse e derisioni nonché un facile modo per gettare caterve di fango sull’avversario. Così, i sindaci in questione si sono sentiti dare dei fascisti, razzisti, affamatori di bambini e dittatori da ogni esponente del Pd o organo di informazione simpatizzante di sinistra. Una campagna denigratoria cominciata con titoli clamorosi sui maggiori quotidiani e conclusasi (ci si augura) lo scorso 22 aprile con una puntata di Annozero. In questa, il conduttore Michele Santoro, circondato dalla solita vagonata di ospiti in studio giustapposti per avvalorare il suo pensiero, hanno messo alla gogna Oscar Lancini, sindaco di Adro, e metà dei cittadini del comune che appoggiavano i provvedimenti di quest’ultimo tra i quali – è possibile crederlo – c’erano anche quei “fessi” di genitori che continuano a pagare la retta della mensa nel rispetto delle regole.

Peccato che nelle stesse ore in cui i media si scatenavano contro i leghisti torturatori di bimbi, è sfuggita loro una notizia che, a voler essere maliziosi, è possibile che sia stata solamente taciuta. A Savona, l’assessore comunale ai servizi scolastici del Pd, Isabella Sorgini, in accordo con il Comune ha fatto recapitare a casa dei genitori morosi della retta per la mensa una lettera nella quale si avverte che: “Come da delibera della giunta comunale gli utenti che presentano dei bollettini insoluti, dal settembre 2007 ad oggi, non potranno essere ammessi alla mensa dell’anno scolastico 2010/2011″.

Un tempismo perfetto, poiché anche i comuni con giunte di sinistra redigono i bilanci come quelle di destra e arrivano alle medesime conclusioni: “Abbiamo solo messo delle regole” – ha spiegato l’assessore Sorgini – “e intendiamo farle rispettare, ripristinando la legalità“. Naturalmente, l’assessore non poteva immaginare che un provvedimento nato dal buon senso e non dal colore politico potesse provocare tanto scalpore e, con il senno di poi, si è affrettata ad aggiungere: “A Savona non accadrà mai come in altri comuni dove i bambini vengano umiliati con pane e acqua. Non vogliamo colpire i bambini ma soltanto quei genitori che pensano di fare i furbi”.

Comune di Savona

Già. Almeno, in questa vicenda qualche furbo c’è anche se non è la leadership del Pd né la sua intellighenzia mediatica. Così, mentre si dubita che Santoro intavolerà un’altra puntata come quella della scorsa settimana per mettere di fronte alla sua “Santa Inquisizione” una giunta di sinistra, si potrebbe comunque dare un suggerimento al Partito Democratico, anzi due. Impari a giudicare in senso critico i facili scoop offerti dalle proprie voci, fosse solo per evitare figuracce. In secondo luogo, se Bersani e compagnia non intendono imparare la buona amministrazione dagli esponenti della Lega la imparino, quanto meno, dai propri assessori comunali. L’elettorato di centro sinistra ringrazierà.

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