I cavalli del Bisbino. Libertà e criniere al vento

È una storia affascinante, iniziata nel gelido inverno del 2008-2009, quella dei “cavalli del Bisbino” che ha portato persino alla nascita della prima associazione no profit transfrontaliera. È l’avventura – per fortuna a lieto fine – di due branchi di cavalli di razza avelignese che da anni pascolano sulle pendici del Bisbino, la vetta più nota del gruppo montuoso incuneato tra la Valle di Muggio (nel sud del Canton Ticino), la Val d’Intelvi e il lago di Como

di Laura Dotti

Como – Tutto è cominciato nello scorso rigido inverno quando, attraverso un articolo apparso il 10 gennaio 2009 sul quotidiano comasco La Provincia, si venne a sapere che un gruppo di undici cavalli affamati, guidati da una mula, dal monte Bisbino, sopra il lago di Como, era sceso a Rovenna, una frazione di Cernobbio, in cerca di cibo, accontentandosi addirittura di nutrirsi dei fiori del cimitero. Si è cercato così di ricostruire la loro storia.

Questi cavalli erano appartenuti a un contadino che da sempre li aveva lasciati vivere in una condizione di semi-libertà, accudendoli solamente durante il periodo invernale. Alla sua morte però si era creata una situazione ereditaria piuttosto confusa e i cavalli avevano continuato a vivere liberi sul Bisbino senza creare particolari problemi.

Gli avvenimenti, però, presero una piega differente con le abbondanti nevicate dell’inverno 2009 che costrinsero i poveri animali ad avvicinarsi ai centri abitati alla disperata ricerca di cibo. Le autorità locali si allarmarono immediatamente, minacciando anche interventi drastici.

Successivamente si scoprì che i gruppi di questi cavalli erano due: quello guidato dalla Mula giunse, come riportato da La Provincia, in prossimità di Cernobbio sul versante italiano, quello con a capo la Bionda, una magnifica cavalla capobranco, si mosse, invece, verso Sagno, sul versante svizzero, anch’esso alla ricerca di cibo.

Con l’arrivo della primavera e dell’erba fresca i cavalli risalirono al Bisbino.

I due branchi non si incontravano mai anche se spesso si scambiavano il territorio. Gli stalloni vigilavano sui loro rispettivi gruppi senza che ci fosse uno scontro diretto tra i due.

All’inizio di giugno un giovane maschio venne espulso dal branco della Mula e scese a Rovenna. Lo si vedeva spesso sotto un pino, vicino alla chiesa oppure lungo la strada, in compagnia di alcuni bambini che lo avevano soprannominato Pupi. A inizio agosto, però, fu caricato su un camion e trasferito in un maneggio di Varese. Successivamente, in circostanze poco chiare, perse la vita lo stallone del gruppo della Bionda.

A questo punto fu sempre più chiaro il rischio che correvano questi cavalli non molto ben voluti soprattutto dai contadini della zona: non solo quello di perdere la loro libertà, ma addirittura la vita.

Molte sono le associazioni italiane e svizzere che si sono mosse per proteggerli. Apparivano addirittura sulla stampa prese di posizione di personalità importanti come Fulco Pratesi del WWF, di Giorgio Celli, noto etologo, di un biologo esperto di cavalli come Francesco di Giorgio, di associazioni italiane come la LAV, la Legambiente, l’Associazione Aurora, l’ENPA e dell’ATRA del Ticino.

Tutti loro sostenevano  che i cavalli dovevano rimanere liberi nel loro ambiente naturale dove erano vissuti in questi anni dimostrando di essere animali forti e resistenti, in grado di procurarsi il cibo anche in condizioni molto difficili.

C’era bisogno di unire le forze: fu un grande risultato la collaborazione tra autorità e associazioni svizzere e italiane.

L’Associazione Cavalli del Bisbino ONLUS è stata costituita all’incirca un mese fa ed è diventata proprietaria dei cavalli. I componenti di questa associazione italo-svizzera e i suoi organi direttivi sono costituiti per metà da comaschi e per metà da ticinesi ed è appoggiata da persone e da numerose associazioni tra cui la SPAB di Bellinzona, il CdA, l’Associazione degli amici dei camosci del Monte Generoso per il Ticino, e per l’Italia dall’ENPA, da Legambiente, dalla LAV, dall’OIPA, dalle Giacche Verdi, etc.

Luigia Carloni, vice-presidente dell’Associazione Amici del Camoscio, ci racconta dell’impegno profuso per garantire ai cavalli un futuro nel rispetto del loro benessere e della loro libertà, libertà che sarà garantita sul pascolo estivo della Valle d’Intelvi, dove i cavalli verranno portati a fine mese. In inverno saranno invece messi in un vasto recinto vicino alla struttura delle Giacche Verdi che si trova sul Pian delle Noci, sempre in Val d’Intelvi, e saranno foraggiati con fieno. L’obiettivo è di evitare lo smembramento dei due gruppi e l’aumento eccessivo del numero degli esemplari che diventerebbe ingestibile. A fine mese i cavalli verranno portati a piedi dal Bisbino alla Valle d’Intelvi.

Le chiediamo come avverrà questo spostamento. «Questa operazione, detta della transumanza, è nello stesso tempo delicata e interessante perché tutto avverrà su strade di montagna, badando a tenere uniti i 20 cavalli (compresi 4 puledri nati negli ultimi mesi), a evitare sconfinamenti e inconvenienti di vario genere e garantendo la sicurezza di tutti. L’organizzazione è affidata al Gruppo delle Giacche Verdi e a persone altrettanto esperte di cavalli. I volontari aiuteranno invece coloro che guideranno i cavalli mettendosi ai margini dei sentieri e nei punti di incrocio per evitare che i cavalli si disperdano oppure che fuggano. Abbiamo evidentemente bisogno dell’aiuto e del sostegno costante di tutte le persone, sostegno finanziario ma anche organizzativo e di gestione. Speriamo in bene. Non sarà una passeggiata

A distanza ormai di un anno e mezzo sembra che questa storia di libertà, criniere al vento e verdi crinali, che pareva impossibile potesse riguardare una zona alle spalle di una realtà poco selvaggia come quella del lago di Como, sia giunta a un lieto fine, regalandoci il sogno di un’intatta comunione tra animali e natura che alcuni uomini hanno contribuito a difendere con determinazione e impegno.

Foto per gentile concessione di Luigia Carloni (Vice presidente Associazione Amici del Camoscio)

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