Hydra: un cocktail mal miscelato per i Within Temptation

hydra

La copertina di Hydra che raffigura l’omonimo mostro mitologico dalle nove teste (jospvinaixa.com)

Hydra è il sesto atteso album studio del gruppo shymphonyc rock olandese Within Temptation, la cui uscita europea è prevista per il prossimo 31 gennaio.

DAL MITO ALLA MUSICA - Traendo il titolo di Hydra dal nome della figura mitologica conosciuta come l’Idra di Lerna, i Within Temptation specificano fin dalla copertina di poter offrire una musica istrionica e mutevole, seppur la nuova prassi risulti poco convincente.

Secondo alcune narrazioni della mitologia greca, Idra era un mostro dalle nove teste a forma di serpente che potevano auto rigenerarsi una volta tagliate. Esso fu a lungo combattuto da Ercole il quale, scoprendo l’immortalità della testa centrale, decise di seppellirla sotto una pesante roccia. Dal fantomatico i Within Temptation estrapolano l’essenza mutevole di una creatura invincibile, orientando Hydra verso una dimensione dinamica.

DAL SYMPHONYC AL GOTH - Nell’album si smuovono correnti provenienti dall’universo gothic metal che confluiscono in atmosfere magiche, orientate sul symphonyc. Al progetto Hydra hanno contribuito alcuni musicisti del panorama internazionale, da Howard Jones, ex frontman dei Killswitch Engage al rapper Xzibit protagonista del programma di mtv Pimp My Ride, dalla eterea ex cantante dei Nightwish Tarja Turunen a Dave Pirner, membro dei Soul Asylum.

DENTRO IL DISCO – Let Us Burn avvia Hydra verso un’indole epica, viaggiando fra le fiamme di uno spirito coraggioso, condendo il potente sound con delle sfumature orientaleggianti. Dangerous genera un discretamente valido connubio vocale fra la soave voce Sharon den Adel e la grinta di Howard Jones, proponendo un mood che sfiora i confini del metalcore e dell’elettronica, imponente durante il nucleo melodico principale. And We Run si veste di introspezione in una struggente richiesta d’amore, sfociando in un beatmaking di Xzibit che cambia repentinamente l’assetto del brano finendo purtroppo fuori strada tematica.

ORECCHIABILE MA TRASOGNATO - Dal mondo del symphonyc si ergono maestosi i suoni degli archi che sostengono il duetto fra Tarjua Turunen e Sharon durante lo scorrere di Paradise (What About Us?), il primo singolo di Hydra diffuso dai Within Temptation dalla buona orecchiabilità. Edge of The World trasporta l’ascoltatore in una dimensione onirica, cullato dalla mite e ammaliante voce di Sharon che gioca sapientemente con i balzi di altezze sopra un ritmo concitato ma mesto nel contempo. Silver Moonlight rievoca le armonie celtiche che compaiono in sordina per poi sguainare le lame più affilate con riff strumentali vigorosi, i quali balzano dalla luce dei nuclei vocali femminili alle tenebre di un growl oscuro.

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Tarja Turunen e Sharon den Adel duettano insieme nel brano Paradise (What About Us?)

I POCHI BRANI INTERESSANTI - Più coerente con la filosofia metal, Covered by Roses  si snoda su un gothic incalzante e risoluto che scherza con alcuni sprazzi di dubstep. Il piano solo apre le danze di Dog Days, un brano dall’imperniante assetto ritmico dal quale si innalza un sound passionale e ricco di incastri melodici.

Il penultimo brano muta ancora la fisionomia di Hydra, riscaldando l’aria con un concept più brillante e originale: Tell My Why propone atmosfere intricate e tenebrose, dalla cui foschia si mostra uno spirito carismatico, intriso di flussi stilisti che spaziano dal gotich al doom.

QUASI CADUTI NEL POP - La graffiante voce di Dave Pirner si snoda con quella di Sharon per The Whole World is Watching, un brano leggiadro che non si allontana da un canonico linguaggio nostalgico e cadenzale.  Hydra svela quindi l’intenzione dei Within Temptation di creare una nuova identità, mediante il ricorso a una miscellanea di generi e influenze talvolta ardui da conciliare in armonia.

BUONE PREMESSE MA SCARSO CONTENUTO - L’intento multi-sonoro dalle buone premesse sembra sfatarsi all’interno del disco, a causa di una bassa percentuale di brani originali in favore di una lunga lista di proposte già ascoltate troppe volte o lontane dal sound che ha reso la band un’icona del symphonyc metal.

Fatta eccezione per alcuni brani che rievocano lo splendore di The Heart of Everything ed eccessivamente distanziatisi dal virtuosismo di Enter, il nuovo percorso stilistico pare alquanto semplificato sia nel settore tecnico che nelle idee, avvicinandosi più al mondo della musica commerciale piuttosto che al metal.

Voto: 6

Foto Preview: whitin-temptation.com

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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4 Risponde a Hydra: un cocktail mal miscelato per i Within Temptation

  1. avatar
    antonio 25/01/2014 a 21:33

    Non mi pare ci sia assenza di brani originali, non sono d’accordo con questa recensione. Questo gruppo ha avuto il coraggio di rinnovarsi e canzoni come Tell me Why, Let us burn e And we run o la stessa Dangerous sono la dimostrazione di come ci si possa evolvere al meglio. Forse l’autore di questa recensione avrebbe preferito una ennesima Mother Earth. D’altronde i gusti, si sa’, sono vari. Io mi ascolto i nuovi Within, e anche vecchi, il nuovo disco mi piace un sacco, mi dispiace se qualcuno non lo capisce!!!

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  2. avatar
    Rachele Sorrentino 25/01/2014 a 22:12

    Gentile Antonio,
    la ringrazio per l’interesse mostrato e il commento alla mia recensione. Premessa l’ovvia, seppur minima, percentuale di soggettività che influisce nella stesura di un articolo critico, lei potrà senz’altro immaginare il fatto che ci sia dietro uno studio complessivo della musica nella sua totalità o della discografia di un artista che non permettono al gusto personale di sovrastare una dose di onestà intellettuale. Quando si ascolta un nuovo disco è necessario essere imparziali e dimenticare le proprie attitudini, estrapolarne i lati positivi e negativi senza fare favoritismi, anche quando si tratta di band dello spessore dei Within Temptation. In particolare, il concetto di originalità ed evoluzione è sempre rapportato al contesto generale e non specifico, altrimenti non avrebbe senso la critica. Dando per scontata la necessità di una band di reinventarsi in ogni disco onde evitare la monotonia sonora, oggi non sarebbe stato possibile quindi riproporre un nuovo Mother Earth perché ormai già proposto. Può senz’altro comprendere il fatto che un disco come Enter, del 2011, ha offerto una differenziazione tecnica e stilistica dalla ottima qualità. Questo discorso, inserendo Hydra in un contesto più ampio, viene per l’appunto a cadere. Non ho infatti affermato che non vi fossero alcune note di originalità nel disco, ho però constatato il fatto che queste siano poche, rispetto all’ampio calderone musicale che ogni giorno andiamo ad incontrare. Dico questo perché, considerato il nuovo scenario del metal contemporaneo che tende a superare i limiti del melodico o della semplificazione armonica, il disco non può equipararsi, dal punto di vista dell’originalità, agli altri protagonisti della scena odierna. Questo perché il ricorso a melodie dalle cadenze canoniche è già stato utilizzato da molti gruppi. Il metal è in una sorta di rivoluzione, alla ricerca di nuovi scenari da regalare al pubblico. Un passo indietro verso il popular o l’orecchiabile, come in questo caso, deve essere messo in rilievo. Anche la collaborazione con il mondo del rap, il ricorso ad alcune sonorità elettroniche, la miscellanea di generi, non sono poi una grande novità. Basti pensare ai Dir en Grey giapponesi, alla corrente industrial metal, ad alcuni gruppi metalcore, l’ultimo disco dei Korn, i Protest The Hero e tanti altri ancora. Quindi, non contesto assolutamente le opinioni personali dell’ascoltatore ma tengo a precisare che la critica è stata fatta in un modo il più possibile obiettivo, come ho tentato di fare sempre durante i molti anni in cui ho analizzato dischi, lasciando i miei gusti personali al di fuori delle recensioni.
    Grazie,
    Rachele

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  3. avatar
    Giorgio 26/01/2014 a 11:55

    Se si critica questo disco, allora chiudiamo il libro direttamente
    Qui c’è classe, armonia, tecnica ed abbastanza innovativa, considerando il genere proposto
    Chiaramente non è l’innovazione che qui va cercata, basta classe e buon gusto, qui in hydra,c’è eccome !

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  4. avatar
    Rachele Sorrentino 26/01/2014 a 15:36

    Gentile Giorgio,
    la ringrazio per la sua risposta. Il discorso di “chiudere il libro” è infatti calzante. Quel che vorrei commentarle è proprio relativo a questo ragionamento. Se, prima di ascoltare questo disco, non fossero stati divorati libri su libri, dischi su dischi, teorie su teorie e analisi su analisi, cosa differenzierebbe questa recensione da una riflessione postata su un blog? Qui non è entrato massicciamente il gusto personale e quindi sono ben accette tutte le riflessioni soggettive. Purtroppo però, guardando invece alla concretezza del disco, ci sono, nel mio modesto parere, alcune caratteristiche che non lo rendono un super album. Questo non nega il fatto che ci siano stati dei buoni spunti. Il voto infatti è 6, non 2. Ho sottolineato il fatto che il disco non sia tutto monotono e poco originale, ho esemplificato nella recensione i tratti positivi e, alla fine, tirato una stima il più possibile onesta. Se legge con attenzione, ho lodato alcuni brani e comunque analizzato ogni sezione del disco. Unendo tutte le riflessioni sui vari brani, è risultata una valutazione media, non scarsa o denigrante. Secondo il mio umile parere quindi, ho riscontrato, sommando tutto, una scelta poco originale dei discorsi melodici e delle cadenze armoniche oppure, durante le proposte più coraggiose, una certa dose di incoerenza. Le influenze estrapolate da universi sonori differenti, non possono inserirsi in un contesto se non incastrate in una certa maniera, altrimenti si rischia di comporre un potpourri e non un audace accostamento. Soprattutto nel connubio fra il rap e il metal o rock. Ultimamente, questo connubio è stato proposto da Eminem il quale, in Berzerk, ha unito il suo freestyle con un brano di Billy Squier. In questo caso, nonostante il rap abbia comunque dei tratti che si ripetono in ogni musicista, il lavoro è parso originale e ben organizzato. Non tendo a fare quindi favoritismi. Personalmente, non amo molto il rap. Come recensore, bisognava dare a Eminem sia le lodi che le critiche. Gli istrionici Faith No More hanno inserito questo dualismo nel 1989. Personalmente, sono una grande fai dei Motorhead. I Motorhead, nei loro 21 dischi, hanno spesso ripetuto gli stessi schemi musicali. Da fan, posso dire che mi piacciono lo stesso. Da critico, non potrei dire certo che questi siano un gruppo innovativo ma sottolineerei il fatto che abbiano avuto carisma e un profondo ascendente sul pubblico mondiale. Il concetto di innovativo è appunto stato equiparato anche nei confronti di altri gruppi che si avvicinano al genere. Ad esempio, l’ultimo disco degli Epica, proprio nel concetto di commistione di generi, che in questo caso sii avvicinano al black o al prog, ha svelato originalità e peculiarità che in Hydra non ho notato. Restano comunque la mia critica e le mie analisi, la ringrazio per aver espresso la sua opinione. Cordialmente,
    Rachele

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