Hunger: il capolavoro di Steve McQueen arriva in Italia quattro anni dopo

La locandina del film

Ci sono voluti quattro anni di attesa e la facile – a questo punto – intraprendenza della BIM per portare nei cinema italiani l’opera prima del regista britannico Steve McQueen, Hunger.

Un’occasione imperdibile per ammirare nelle cinepanettoniche sale della penisola il film vincitore della Camera d’or al 61° Festival del Cinema di Cannes del 2008, come miglior opera prima.

Il protagonista è Michael Fassbender, pupillo di McQueen già nello scandaloso Shame presentato a Venezia 2011 (che gli ha fruttato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile) nonché ammirato tra gli altri in 300 di Zack Snyder e Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.

La storia è quella di Bobby Sands, militante della Provisional IRA,  e rievoca lo sciopero della fame portato avanti per sette mesi nel 1981 da lui e dai detenuti appartenenti all’Ira, rinchiusi in Irlanda del Nord nella prigione di Long Kesh.

I carcerati di fede repubblicana attuarono le orgogliose e coraggiose ‘blanket protest’ e ‘dirty protest’, proteste delle coperte e dello sporco, per riottenere lo status di prigioniero politico negatogli tra l’indifferenza del governo Thatcher.

Un’opera complessa e allo stesso tempo incredibilmente semplice, che aggredisce lo spettatore con immagini crude, per poi lasciarlo riemergere con un bagaglio molto più ricco di umanità. Un film che si inserisce perfettamente, dal punto di vista commerciale ma anche e soprattutto emotivo, nel contesto cinematografico italiano degli ultimi mesi, fatto di denuncia della repressione di Stato (vedi Acab e Diaz). Con però quel qualcosa in più che è mancato alle produzioni di casa nostra. Molto in più, a detta di chi già ha avuto la fortuna di vederlo.

Francesco Guarino

IL TRAILER DI HUNGER:

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