Horror francesi, certezze di cui si sente ancora bisogno

"Vinyan"

Durante l’ultimo decennio la produzione d’Oltralpe è stata contrassegnata da un’insolita fioritura di pregevolissimi horror. Ad accomunarli non è soltanto la ravvicinata cronologia, ma una serie di tratti distintivi ben definiti che hanno reso tali opere degne di approfondimenti appositi. L’ondata – brillantemente inquadrata da Alessandro Baratti nel termine Nouvelle trouille (“nuova strizza”) – riprende suggestioni e tematiche intrinseche del genere, restituendo a quest’ultimo parte della sua valenza originaria per poi arricchirla di sottotesti ed espanderne le potenzialità lungo sentieri indirizzati al lato più primordiale della natura umana. Regie sopraffine ed estetica folgorante completano a grandi linee un approssimativo identikit del filone. Ma cosa ne è stato dei cineasti iniziatori di tutto ciò?

Malefique, primo film della serie, ha portato moderatamente bene al suo regista. Dopo qualche anno di pausa post-esordio Eric Valette è tornato a realizzare thriller e horror con costanza, senza però approdare a risultati eccelsi. Suo è ad esempio Chiamata senza risposta, remake di The Call di Takashi Miike. Pure Alta tensione, seconda opera di rilievo della Nouvelle trouille, ha fatto la fortuna del proprio autore. Alexandre Aja si è trasferito negli States e lì ha proseguito il lavoro sul genere con Le colline hanno gli occhi, Riflessi e il recente Piranha 3-D. Il suo nome è stato accostato al possibile remake di Cimitero vivente (1989, Mary Lambert) tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Il 2004 fu l’anno in cui l’ondata francese cominciò a costituirsi come tale e attirare le prime attenzioni. Merito di due film: Saint Ange e Calvaire, rispettivamente di Pascal Laugier e Fabrice Du Welz. Laugier si confermerà quattro anni più tardi con Martyrs – l’opera più celebre dell’intero filone – e sta attualmente completando The Tall Man, horror con Jessica Biel. Anche Du Welz tornerà sugli schermi nel 2008, con Vinyan. Dopo un lungo silenzio il suo nome è stato nuovamente menzionato per un progetto assai interessante: il remake di Honeymoon Killers, cult semidimenticato del 1969. Alleluia è il titolo provvisorio.

Nel 2006 il giovane Kim Chapiron – compagno di vita della splendida Ludivine Sagnier – si mise in luce dirigendo Sheitan, commedia orrorifica con Vincent Cassel. Seguì il drammatico Dog Pound quattro anni più tardi, grazie a cui il cineasta si aggiudicò il premio come miglior giovane regista al Tribeca Film Festival. Attualmente non circolano notizie riguardo suoi nuovi progetti.

Them (2006), di David Moreau e Xavier Palud, ottenne discreto successo di pubblico e critica meritandosi una

"La Horde"

cospicua distribuzione europea. In Italia uscì con il sottotitolo Loro sono là fuori. I due collaborarono anche per The Eye, con Jessica Alba, poi si separarono. Moreau sembra aver messo momentaneamente da parte i progetti di regia per dedicarsi alla recitazione; Palud sta invece preparando un thriller ancora avvolto nel mistero, con protagonista Lambert Wilson (Uomini di Dio). Frontière(s) portò grande fortuna al proprio autore Xavier Gens, che nello stesso anno uscì in sala con Hitman – l’assassino, forte di 100 milioni di dollari di incasso mondiale. Il regista è attualmente in procinto di lanciare The Divide, promettente thriller fantascientifico. Cast con Milo Ventimiglia (Heroes), Michael Biehn e Rosanna Arquette.

Inside – À l’intérieur (2007) fu un colpo di fulmine: critica in delirio, pubblico estasiato. Truculenza ai massimi livelli filmata da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Entrambi rinunciarono poi alla redditizia regia di Halloween II, infine affidata a Rob Zombie, per concentrarsi su progetti originali più stimolanti. Il sodalizio è proseguito in un secondo lungometraggio di imminente uscita: Livide. Verrà distribuito nelle sale francesi a inizio novembre.

Dopo i già citati Vinyan e Martyrs, nel 2009 venne il turno di La Horde, ospitato al Festival di Venezia . Zombie, umorismo e scenari apocalittici: al Lido fu standing ovation, ideale preludio al successo poi ottenuto dal film presso i botteghini. Anche stavolta la firma sotto la voce regia è duplice: Yannick Dahan, Benjamin Rocher. Nessuna novità in programma per entrambi, ma è ancora presto: la scia di approvazioni ottenuta dal film non è ancora esaurita. Va segnalato che pochi mesi prima in Francia era stato distribuito il fantascientifico Mutants di David Morlet, ancora inedito in Italia e pressoché irrintracciabile. Le poche recensioni reperibili al riguardo indicano che la pellicola è pienamente considerabile parte integrante del filone, per natura e caratteristiche.

La Horde rappresenta ad oggi l’ultimo titolo rilevante dell’ondata horror d’Oltralpe. Possibile che l’exploit sia stato solo transitorio, ma allo stesso tempo va ricordato che i film in questione erano puntualmente inattesi e sempre firmati da autori sconosciuti, al lavoro nel più completo silenzio. Se qualcosa bolle attualmente in pentola fulminerà gli schermi a ciel sereno, esattamente come i predecessori.

Mathias Falcone

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