Hong Kong, come si è arrivati alla rivoluzione degli ombrelli

L'apprezzamento dei giovani di Hong Kong nei confronti del governo di Pechino è ai minimi storici e per le strade della città continuano le proteste

hong kongHong Kong è una delle due regioni amministrative speciali della Repubblica popolare cinese. Si trova sulla costa meridionale della Cina e con una superficie di circa mille chilometri quadrati, oltre a una popolazione di sette milioni di persone, è una delle aree più densamente popolate del mondo. Questa antica città-Stato divenne una colonia dell’Impero Britannico dopo la Prima Guerra dell’Oppio alla metà dell’Ottocento. Si tratta inoltre di uno dei centri finanziari internazionali più importanti del mondo che vanta una grande economia capitalistica caratterizzata da una bassa imposizione fiscale e dal libero scambio.

UN PONTE TRA ORIENTE E OCCIDENTE – Quando nel 1997 é ritornata sotto il dominio cinese – dopo anni di protettorato britannico – venne promessa una grossa autonomia, sia finanziaria che politica, attraverso una particolare formula denominata “una Nazione, due Sistemi”. Una sorta di mini Costituzione che ha permesso alla grande metropoli di mantenere un proprio sistema finanziario e legale ma anche di godere di libertà civili poco note nella grande Cina, come la libertà di stampa e il diritto di protestare.

SITUAZIONE ATTUALE – Ricerche locali mostrano come l’apprezzamento nei confronti del governo attuale – filopechinese – sia ai minimi storici cosí come il sentimento di sfiducia nei confronti della Cina stessa é cresciuto a dismisura. Il sentimento di malcontento, diffuso in particolare tra i giovani, è generato da un crescente divario di ricchezza, e inoltre si risente molto dell’afflusso di visitatori cinesi del continente che acquistano qualsiasi cosa in un regime free-tax. Un sondaggio di un giornale locale, pubblicato il 21 settembre, ha riscontrato che una persona su cinque sta considerando di emigrare.

LE PROTESTE – L’ultima ondata di proteste si è verificata nel mese di agosto dopo che il governo centrale di Pechino ha respinto la richiesta di far scegliere liberamente il prossimo leader della città nel 2017. In questo contesto è nata la campagna denominata “Occupy Central” in cui i gruppi a favore di un regime democratico hanno minacciato di distruggere, per la mai banale gioia di Noam Chomsky, il quartiere finanziario della città. Dopo diversi dibattiti che prevedevano l’inizio dell’occupazione, alcuni sostenitori provenienti da un ampio spaccato della società – principalmente studenti, professori universitari e leader religiosi – hanno preso in mano la situazione.

hong kongRICHIESTE – Il movimento, che è stato chiamato “la rivoluzione degli ombrelli” in onore dello strumento che ha permesso ai manifestanti di difendersi sia dal sole cocente che dai lacrimogeni e dagli spray urticanti della polizia, chiede che Pechino ritiri le limitazioni che ha deciso di imporre alle prossime elezioni del capo del governo della Speciale Regione Amministrativa (Sar) di Hong Kong. Ieri, primo ottobre, ricadeva l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese: durante le celebrazione, il governatore filocinese Leung Chun-ying, è stato contestato da centinaia di manifestanti che chiedevano le sue dimissioni. Gli studenti, guidati dal diciassettenne Joshua Wong Chi-fung, durante le manifestazioni di rito hanno voltato le spalle alla bandiera cinese e lanciato un altro ultimatum al capo del governo locale: dimettersi entro la mezzanotte di domani, oppure fronteggiare nuove e aggressive proteste.

LE REAZIONI - La Cina intanto fa sapere che sta perdendo la pazienza, attraverso i principali media nazionali. Il Quotidiano del Popolo, foglio del Partito Comunista, scrive di ù2conseguenze inimmaginabili se le proteste verranno lasciate senza controllo”. Minaccia non troppo velata diretta sia al governo locale, che sta cercando di evitare l’intervento militare di Pechino, sia ai manifestanti.

DALLA CINA ALLA RUSSIA – Intanto le immagini che arrivano da Hong Kong rimbalzano sui media di tutto il mondo. Inclusi quelli  della Russia che ha concepito una sua lettura della protesta: secondo i media russi, sta andando in scena un “Maidan asiatico” con la stessa regia di quello di Kiev, dove le proteste di piazza hanno portato al rovesciamento del governo legittimo ucraino e a nuove elezioni. La tv russa, controllata dallo Stato accusa quindi, con delicatezza insolita, un ruolo in ombra dell’Occidente.

Francesco Malfetano

@FraMalfetano

foto: panorama.it, vanityfair.it

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