Hell…un’altra storia del moro di Venezia

Dal 16 al 21 febbraio in scena alla Galleria Toledo di Napoli l’ultimo lavoro di Francesco Giuffrè e Riccardo Scarafoni, tratto dall’Otello di William Shakespeare

di Gianluca Guarino

Foto di scena. "Hell...un'altra storia del moro di Venezia"

NAPOLI – Continua il percorso sul diverso iniziato da Francesco Giuffrè con Profumo e proseguito con Cuore di cane. Adesso è la volta di un classico. Nella piece, Otello è si un diverso ma la sua alterità stavolta non riguarda il colore della pelle: qui il moro non è più moro ma semplicemente un vecchio barbuto, debole e stanco. Ed innamorato di una fanciulla, quasi con la consapevole e bruciante ridicolezza di un Pantalone invaghito d’una qualsiasi ragazzina.

La parziale riscrittura del testo ci porta oltre lo scenario immaginato da Mastro Shakespeare: la vicenda si sviluppa in un rifugio sotterraneo dove il vecchio generale ha deciso di proseguire il suo idillio amoroso con la ragazzina Desdemona, in un luogo distante dalla guerra. E’ accompagnato dal perfido Jago e dall’inconsapevole Cassio.  Dall’esterno provengono solo i rumori della  guerra, delle esplosioni, della barbarie: il mondo illusorio che vagheggia il comandante è destinato a fallire di fronte alla realtà della distruzione, filtrata attraverso un piccolo foro sopra la sua testa, al di sotto del soffitto. E Iago è l’immoralità che s’insinua attraverso il desiderio di sopraffazione dell’uomo, nell’illusorio sogno del vecchio.

Il codice di rivisitazione adoperato non tradisce il classico, lo rinnova ampliando il concetto della diversità e di riflesso sollecita il reazionario sussulto della morale: il vecchio e la sua passione per la giovane Desdemona sono indegni, osceni, turpi (forse come la sua illusoria pretesa di serenità nonostante tutto, nonostante la malvagità di dentro e quella di fuori).

Il linguaggio scenico segue un certo criterio di verticalità: la fessura dalla quale si ode la guerra fa penetrare una luce intensa, che si scarica sul suolo circondato dal buio. Una sorta di ambizione. Varie corde pendono dall’alto, alle quali sono attaccate giubbe che diventano oggetti scenici vivi: si trasformano nelle voci che infestano la coscienza del vecchio appena caduto nella rete tessuta da Iago. Lo sommergono di dubbi, lo aggrediscono mostrandogli tutta la sua debolezza, lo annientano attraverso un devastante bombardamento al suo onore, al suo nome (come suggerisce il perfido Iago). Oscillando dileggiano e volteggiando nell’aria stendono il poveraccio come se fossero pesanti pendoli in una cassa non più adatta a contenerli. Addirittura l’iper-eccitazione sensoriale ed emozionale a cui è sottomesso gli procura le visioni del presunto misfatto in un’atmosfera onirica e beffarda.

Lo strisciante ed infido Iago è tratteggiato sulla fisionomia di Himmler, capo delle SS ed anche lui, a suo buontempo, alle prese con i vagheggiamenti e le assurde manie di gloria del suo Fuhrer. Ma è solo un’impressione…Resta comunque una delle interpretazioni più convincenti. D’altro canto è lui il deus ex della vicenda.

Il ricco programma artistico di Galleria Toledo proseguirà nel mese di febbraio con 12 baci sulla bocca, di Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro, grazie all’impegno ed al sostegno di personalità come Laura Angiulli e Rosario Squillace da tempo protagonisti della scena d’innovazione napoletana, alle quali si aggiunge la moderna ed essenziale sobrietà delle grafiche di Francesco Armitti. Il mix è vincente.

Per info: Galleria Toledo – Teatro Stabile d’innovazione – Napoli

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