Grillo apre al Pd e presenta il ‘Democratellum’. Sincerità o bluff?

Beppe Grillo

Il leader del M5S, Beppe Grillo (termometropolitico.it)

«Venghino signori venghino», gridava Matteo Renzi a marzo, nel suo primo Cdm da premier. Uno slogan facile e, per molti, da “venditore di pentole”, tanto che i grillini avevano deciso di soprannominarlo il “Giorgio Mastrota di Palazzo Chigi”. Ma ora, a distanza di 3 mesi e con le Europee sulle spalle, Beppe Grillo ha deciso di deporre l’ascia e di rispondere alla chiamata dell’ex sindaco di Firenze. Infatti, per la prima volta dalle Politiche di febbraio 2013, il M5S si aprirà al dialogo col Pd, nella fattispecie sulla legge elettorale. Il M5S è pronto a presentare il suo Democratellum. Un cambio di marcia per certi versi storico, una notizia che non ti aspetti. L’articolo potrebbe quasi terminare qui, se non fosse per alcuni punti che rimangono nell’ombra. Perché quest’improvvisa apertura?

L’APERTURA CHE NON TI ASPETTI - Il giorno dopo la schiacciante vittoria del Pd alle Europee, Grillo aveva subito ammesso la sconfitta. Tuttavia, ammissione a parte, il contraccolpo psicologico è stato tremendo. Accettare che un “ebetino” possa prendere il 40,8% è davvero dura da digerire. Ma soprattutto è ancor più difficile accettare che il popolo italiano abbia, in parte, “bocciato” il MoVimento. Forse perché dire sempre di “no” alla lunga è controproducente. Già, perché è bello essere ribelli e incorruttibili, ma ciò è assolutamente inutile se poi si viene sbattuti all’angolo del dibattito del Paese. L’opposizione a oltranza la puoi fare se hai il 51% dei voti, se non hai bisogno di nessuno. Se invece hai il 21,1% e il tuo avversario il doppio, forse allora dovresti riconsiderare la tua posizione intransigente e sederti al tavolo del dialogo. Se si vuole cambiare il Paese, bisogna saper lasciare l’orgoglio chiuso in un cassetto. E forse Grillo l’ha finalmente capito.

SINCERITÀ O BLUFF? – Le parole di Beppe lasciano pensare che qualcosa potrà cambiare: «Renzi è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd. Quindi qualcosa, anzi molto, è cambiato». Allora via libera al dialogo. Le spiegazioni adesso sono due: o Grillo è davvero sulla “via di Damasco” o siamo di fronte al più grande bluff della storia politica recente. Per ora, però, non è possibile tracciare nessuno scenario futuro. Fatto sta che M5S e Pd s’incontreranno a breve per discutere di uno dei temi più caldi: la legge elettorale. I dem sfoggeranno il tanto chiacchierato Italicum, mentre i grillini presenteranno la loro personalissima proposta: il Democratellum.

COS’È’ IL DEMOCRATELLUM - Nato con l’aiuto del professor Aldo Giannulli e discusso dalla base grillina sul blog, il Democratellum è ufficialmente la proposta di riforma elettorale del M5S. Un sistema che permette di raggiungere la governabilità, senza tuttavia derogare alla rappresentatività democratica. In pratica, questa legge elettorale propone di istituire un sistema proporzionale non puro, bensì corretto, che introduce 42 Circoscrizioni elettorali intermedie e che permette anche ai partiti più piccoli di poter gareggiare. Questa legge, inoltre, prevede la reintroduzione delle preferenze (1 o 2, secondo grandezza della Circoscrizione) e introduce per la prima volta il “voto contrario”, ossia l’elettore avrà la possibilità di manifestare il dissenso contro un determinato candidato, così da penalizzare la lista che lo ha candidato. Il Democratellum vieta le multicandidature e adotta soglie di sbarramento flessibili, cioè superiori al 5% nelle Circoscrizioni più grandi e soglie inferiori in quelle più piccole. Totalmente assente qualsiasi tipo di premio di maggioranza.

Renzi e Grillo

Matteo Renzi e Beppe Grillo (lindipendenza.com)

DIALOGO DIFFICILISSIMO - Il Democratellum è praticamente l’opposto dell’Italicum. Quest’ultimo è fortemente di stampo maggioritario e prevede un premio di maggioranza del 15%, multicandidature, niente preferenze e soglia di sbarramento attorno al 4,5%. Insomma, il dialogo sarà difficilissimo ma è comunque un punto di partenza importante, avallato positivamente dalla base pentastellata. Per il Pd, il Democratellum non permetterà all’Italia di ottenere la governabilità, ma l’apertura del M5S non sarà trascurata. Renzi ha già dichiarato che farà un incontro in diretta streaming, per evitare «patti segreti o giochini strani». Poi si è lasciato scappare una battuta ironica: «Fa un po’ ridere che fino a tre-quattro settimane fa sembrava che le riforme le volessimo fare soltanto noi, ora le vogliono fare tutti».

«PARTIRE DALL’ITALICUM» - Debora Serracchiani, vicesegretaria Pd, ha invece voluto sottolineare che il dialogo dovrà necessariamente partire dall’Italicum, legge già approvata dalla Camera, appoggiata da Ncd e Sc, ma soprattutto benedetta dal Patto del Nazareno. Una condizione che potrebbe presagire un fallimento totale del dialogo, ancor prima di sedersi allo stesso tavolo. Poi una riflessione della Serracchiani: «C’è voluto il 40,8% del Pd per scongelare Grillo. Se è sincero, porte aperte al confronto sulla legge elettorale. Ma se è una trovata delle sue per uscire dall’angolo, allora lascia davvero il tempo che trova». La partita è appena cominciata.

Davide Iandiorio
@d_iandi

foto: termometropolitico.it; lindipendenza.com

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