Al teatro Basilica di Roma La grande abbuffata: pungente ed estremo

Grande abbuffata3 Ph Luca Del Pia-minDrammatico, pungente ed estremo. Così si può definire lo spettacolo andato in scena dal 2 al 6 marzo al Teatro Basilica di Roma. Grande successo ha riscosso il primo adattamento teatrale del film La grande abbuffata, con una drammaturgia inedita firmata dal regista Michele Sinisi e da Francesco Maria Asselta. Il teatro ha registrato praticamente il sold out per quasi tutti i giorni grazie probabilmente alla tematica trattata, un po’ forte e d’impatto che vuole ricalcare comunque il vecchio film. Il film, infatti, era stato fischiato al Festival di Cannes dalla critica per la sgradevolezza e la volgarità pornografica delle immagini, mentre ebbe invece un incredibile successo di pubblico, inusuale se si considera la forza eversiva e antiborghese dei suoi contenuti. I protagonisti della scena sono Stefano Braschi, Ninni Bruschetta, Gianni D’Addario, Sara Drago, Marisa Grimaldo, Stefania Medri, Donato Paternoster, Adele Tirante. Sono presenti scene di nudo integrale.

TRAMA: Quattro uomini liberi e gaudenti si riuniscono per programmano la propria morte in un’orgia di cibo e sesso, diventando potente allegoria di una società votata all’abbuffata indiscriminata di informazioni, di prodotti, di opinioni, di fatti, di realtà divorata dal virtuale e viceversa. Uno spettacolo fisico e catartico che matericamente ci conduce a riflettere su bisogno e desiderio e sui fantasmi della noia e dell’impotenza. Insieme a Francesco M. Asselta, il regista Michele Sinisi opera una riscrittura della sceneggiatura originale costruendo un sovrabbondante ipertesto scenico tramato di tensioni e contraddizioni, come il nostro presente che pare destinato alla consumazione compulsiva e in cui i corpi/organismi sembrano poter riprendere possesso del presente solo tornando ad una esistenza puramente fisiologica.

Grande Abbuffata7 Ph Luca Del Pia (2)-minLa scenografia è scarna e postindustriale: qui sul palco sono allestiti la grande soirée/la grande bouffe su un tavolo da obitorio, una cucina rudimentale e celle di acciaio che ospitano corpi in esposizione, in una contaminazione continua tra palco e platea, e un’iperproduzione di segni e linguaggi diversi in cui fanno incursione video, file audio pescati dalla rete, jingle pubblicitari in una continuità che ne annulla i significati. Un’esplorazione parossistica dell’osceno che dialoga ironicamente con la narrazione televisiva, la fiction, la pornografia dell’immagine e, in sintesi, con il nostro presente.

Michele Sinisi allestisce lo spettacolo proprio sulla scia dell’esperienza vissuta negli ultimi mesi: “Durante il lockdown sono saltati i confini del concetto di rito – afferma Sinisi – ricominciare come se nulla fosse successo è impensabile. Abbiamo accettato la violenza del teatro in streaming e non ci siamo resi conto che l’assenza del teatro era il teatro stesso. A questo punto per me si è reso necessario ripensare al linguaggio teatrale ed esplorare nuovi codici comunicativi”.

Lo spettacolo è sicuramente di forte impatto, pungente e quasi tutte le scene sono portate all’ eccesso. Se l’intento è quello di colpire e lasciare lo spettatore con un nodo alla gola, il regista ci è riuscito benissimo.

Chiara Campanella

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