Governo Renzi: priorità poche e chiare sennò sarà spazzato via

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Matteo Renzi (Rainews24)

Roma – Riforme? Priorità. Lavoro? Priorità. Cuneo fiscale? Priorità. Scuola? Priorità. Crediti delle imprese? Priorità.

Nel tourbillon delle urgenze a cui il neonato Governo Renzi dice di voler provvedere subito si rischia di perdere il filo oltre che l’orientamento. Poi aggiungici un articolo di Roberto Saviano sull’economia criminale pubblicato da Repubblica; tieni conto che rispondere rapidi e spediti a certi appelli fa sempre la sua figura, et voilà: anche la lotta alla mafia diventa priorità.

Noioso sottolineare l’evidente ma la ventata di novità a cui è stato associato il Governo Renzi rischia di svanire con la velocità con cui si snocciolano urgenze emergenziali per risolvere le quali si sostiene di voler rivoltare l’Italia come un calzino. Auguri. Nel frattempo, dopo le chiacchiere, si osserva l’agire dell’Esecutivo e non promette bene.

GOVERNO RENZI PRIORITA’ TASSE – Possibile aumento di tasse sulle rendite finanziarie; aumento della tassazione sulla benzina fino al 55,8% di prelievo con cui l’Italia si posiziona al quarto posto nei paesi Ue accanto a Croazia (60,6%), Gran Bretagna (57,7%), Svezia (57,3%); aumento della Tasi per tutte le abitazioni passando dallo 0,1 al 0,8 per mille, fino all’11,4% per le seconde case. Una sberla al mattone che darebbe il colpo di grazia al comparto dell’immobile già gravemente demolito. Un disastro a cui Renzi vorrebbe aggiungere la riforma del catasto e la rimodulazione del valore degli immobili al prezzo di mercato. Provvedimento che, nel momento attuale, farebbe lievitare le imposte tra Tasi e Imu fino al 1000%. Un salasso senza precedenti su cui il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è voluto intervenire subito dalla conferenza stampa di inaugurazione del Micam (Rho, Milano): «Ho visto i numeri sembra una botta. Pare ancora una volta che si voglia aumentare il carico fiscale e recuperare risorse invece che ridurre i costi».

GOVERNO RENZI PRIORITA’ A COSA? – E così si torna al punto di partenza: priorità. Il Governo Renzi ne ha, non c’è dubbio e magari disegnarle secondo principio di realtà e senza il rumore delle trombe di facili slogan, sarebbe meglio.

Cosa interessa a Renzi nell’immediato? La legge elettorale sia perché è il solo strumento con il quale poter accedere alla conformità istituzionale del proprio esistere sia perché può tornare utile come arma di ricatto. Uno: nei confronti di oppositori, alleati e nemici siano essi dentro o fuori la maggioranza, dentro o fuori al Pd e che considerano Renzi – con ragione ma sbagliando – figlio illegittimo di politica (la loro) e fallimento (altrui non meglio identificato). Con loro, la pistola delle elezioni anticipate può tornare utile se carica; due: nei confronti di Bruxelles, presentando alla Merkel lo spauracchio della vittoria del centrodestra in generale. Di Berlusconi in particolare. Delle forze anti-euro Lega Nord e M5s nella narrazione piddina più horror.

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Giorgio Squinzi (Agi.i)

Cosa si può combinare nel frattempo posto che dal varo della legge alle elezioni anticipate il tempo sarà breve e buttarlo senza nulla combinare sarebbe un regalo ai rivali? Riforme. La parolina torna buona per tanti spunti a seconda dell’argomento con cui la si declina. Qui se ne offrono due, neppure nuovi: a) togliere alla Ragioneria di Stato il potere di stesura e bollinatura delle leggi per riportare il compito nelle mani della presidenza del Consiglio, dalché sia questa e non una stretta cerchia di boiardi amministrativi nominati pro tempore sulla carta, eterni nei fatti, ad avere potere di veto, di rallentamento nonché l’ultima parola rispetto alla volontà parlamentare sulle norme da approvare ed attuare. Il che, però, presume che presidenza e ministri sappiano scrivere leggi oltre che sapere quel che fanno, assumendosi la responsabilità di entrambe le attività senza deleghe di potere a chi il potere lo deve solo servire amministrando. Così si ristabiliscono i ruoli: chi decide legifera e se sbaglia paga in termini elettorali. Chi coordina lo fa nei limiti del proprio compito e se sbaglia paga in termini di carriera, senza commistioni, confusioni o auto assoluzioni.

b) Convincere Bruxelles a consentire all’Italia lo sforamento del vincolo suicida del 3% per reperire le risorse atte a rimettere in moto l’economia. A partire dai debiti della pubblica amministrazione e l’abbassamento del cuneo fiscale. Sicché se le misure di super tassazione in via di definizione sono lo zuccherino con cui Renzi vuol assicurare alla Ue che i conti sono sotto il controllo del rigore e che può allentare la presa senza timori, la mossa è spavalda ma può avere i suoi effetti. Se, al contrario, si mira a grattare il fondo del barile, attenzione ai precedenti: chiunque abbia aumentato le tasse giocando a spostare importi di prelievo da un balzello all’altro, credendo così di depistare l’attenzione dei tartassati, il tutto senza tagli significativi alla spesa pubblica e soprattutto senza dare ascolto ai moniti di Confindustria, è stato spazzato via. Nessuno escluso.

Chantal Cresta

Foto || agi.it; rainews24.it

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