Governo Renzi: il calcio non cambia verso

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Era il 3 maggio 2014 e allo stadio Olimpico di Roma si giocava la finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina. Lo spettacolo, però, venne rovinato dalle notizie riguardanti un tifoso della squadra di Benitez, chiamato Ciro Esposito, gravemente ferito in seguito a degli scontri. Pochi giorni dopo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, pressato dall’opinione pubblica che chiedeva nuovi interventi affinché fatti del genere non si ripetessero più, dichiarava: «Voglio far passare le elezioni perché è da sciacalli buttarsi su quello che è successo quando c’è un ragazzo che sta male. Non mi interessa prendere voti in questo modo. Se qualcuno lo vuol fare, lo faccia. Io non ci sto. Lascio passare le elezioni, lascio finire il campionato e poi, tra luglio e agosto, pensiamo a come restituire il calcio alle famiglie».

CHE PAURA - Alcuni provvedimenti il Governo Renzi li ha presi e sono stati annunciati giusto ieri. Ma sono veramente poca roba. In sintesi, la durata minima del daspo sarà tre anni, il ministro dell’Interno avrà il potere di divieto di trasferta fino a un massimo di due anni per gravi episodi di violenza. Il daspo, inoltre, potrà essere applicato anche nei confronti dei soggetti che risultano denunciati per reati non da stadio e, udite udite, ci saranno dure restrizioni sugli striscioni. Come ha spiegato Alfano: «Potranno essere puniti con daspo anche coloro che introducano negli impianti sportivi, non solo cartelli e striscioni, ma anche altre scritte o immagini che incitino alla violenza». Soggetti come Genny a carogna, anziché avere paura, probabilmente avranno reagito con un lungo sbadiglio.

AGENDA INGLESE - Il presidente del Coni Giovanni Malagò dopo i fatti di quella sera disse parole ancora più forti di quelle di Renzi: «Basta vedere quello che ha fatto la Thatcher con gli hooligans. Punto. Questo bisogna fare. Io non legifero, auspico che questo avvenga». Ottimo, ma cosa ha fatto nel Regno Unito la Thatcher? Cose ben diverse rispetto ai ridicoli provvedimenti presi dalla squadra di Renzi. Innanzitutto furono ristrutturati gli stadi e furono eliminate le barriera fra il campo e gli spalti. Vennero responsabilizzate le singole società a cui fu affidata la sorveglianza all’interno degli impianti. Gli stewards, infatti, non sono pagati dallo Stato ma dalle squadre e sono in collegamento radio con la polizia la quale però non è presente dentro ma solo fuori gli stadi. Dai tempi della Thatcher, i team inglesi non possono intrattenere rapporti con i tifosi se non per evitare incidenti. Nel 1989 Scotland Yard istituì la National Football Intelligence Unit, cioè un reparto della polizia il cui compito è quello di impedire scene di caos. A ogni squadra viene affiancato un agente che viaggia con i tifosi. Ve lo immaginate cosa accadrebbe se in Italia gli ultras si dovessero spostare con un poliziotto? Dio solo sa che fine farebbe. Ma non è finita qui. Gli inglesi che hanno qualcosa da segnalare riguardo a una potenziale situazione pericolosa possono chiamare in forma anonima un apposito numero verde. Chi riesce ad aiutare le forze dell’ordine a catturare un soggetto pericoloso ha diritto a una ricompensa. Voi penserete: figuriamoci chi lo userebbe. Dalle parti della Regina questo sistema ha fatto sì che in soli dieci anni ben 15 mila ultras pericolosi venissero presi. Magari anche in Italia porterebbe a risultati inaspettati. Nel 1989 entrò in vigore il Football Spectators Act che permise di vietare le trasferte a soggetti condannati per reati connessi alla disputa di partite di calcio.

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NON CONVIENE A NESSUNO - Misure dure? Sicuramente si. Ma incredibilmente efficaci, tant’è che gli inglesi sono presi come esempio da tutto il mondo. C’è un piccolo particolare. I provvedimenti furono ottimi ma non piacquero quasi a nessuno. Tuttora i tifosi di tutto il mondo considerano Iron Lady come la loro nemica storica. Quando l’anno scorso morì, la Premier League non le dedicò il canonico minuto di silenzio. I tifosi del Liverpool si unirono ai minatori e ad altri inglesi che organizzarono una vera e propria festa per quello che loro considerarono un lieto evento. Insomma, se c’è una cosa che la Thatcher ha insegnato al mondo, è che le sue scelte furono giuste, ma non portarono consenso. Alla Lady di ferro non importava nulla di avere il supporto della popolazione. Come disse lei stessa nel 1979: «La mia non è una politica del consenso». Esattamente il contrario di Matteo Renzi, uno che è considerato un grande leader solo perché è capace di attrarre molto consenso e che mai farebbe qualcosa per perderlo.

COME PINOCCHIO - Il capo dell’esecutivo Renzi, così come tutti i politici in generale, negli ultimi mesi è stato impegnatissimo con la riforma della Costituzione, della legge elettorale, e una situazione economica a dir poco terribile. Il famoso programma dei mille giorni è già molto sostanzioso – e difficile da realizzare – così com’è, senza bisogno di metterci anche la riforma del mondo del calcio. Allora perché, prima di fare promesse, non pensa se riuscirà effettivamente a mantenerle?

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: sport.sky.it; blogtaormina.it; thecommentator.com

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