Governo Renzi: doveva rottamare, è finito rottamato

Governo Renzi

Matteo Renzi (corrierefiorentino.corriere.it)

Era la fine del 2012 e un Matteo Renzi in splendida forma prometteva di rivoluzionare l’Italia, di fare tabula rasa della vecchia classe politica. Chissà, forse era il gemello buono del Renzi cattivo che ieri sera ha letto la lista dei ministri del nuovo Governo Renzi.

IL RESPONSABILE ALFANO - Il ministro dell’Interno, cioè colui che tutelerà l’ordine, la pubblica sicurezza e che coordinerà le forze di polizia, è Angelino Alfano. Lo stesso Alfano che diede il nome al noto lodo di cui si discusse molto durante i primi mesi del Governo Berlusconi IV. Cioè una schifezza incostituzionale che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Lo stesso Alfano, inoltre, che solo qualche mese fa si ritrovò al centro del caso Shalabayeva. Proprio in quell’occasione Renzi si espresse così: «Posso solo sperare che alla fine di questa vicenda non paghino solo le forze dell’ordine. Le forze dell’ordine in questo Paese sono composte da persone perbene. Eppure quando ci sono queste vicende pagano spesso solo i pesci piccoli. Spero che non accada stavolta ciò che è accaduto a Genova, al G8». Se davvero si vuole rottamare qualcuno, quindi, bisognerebbe cominciare da soggetti dl genere.

NON SI BUTTA VIA NIENTE - Il ministro dell’Economia del Governo Renzi è Pier Carlo Padoan, il quale può vantarsi di aver collaborato come consigliere economico con Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Figuriamoci se Renzi si metteva a rottamare il consigliere di due simboli della vecchia sinistra fallimentare che proprio Renzi voleva mandare a casa. Ai trasporti e alle infrastrutture è stato confermato il ciellino ed ex berlusconiano Maurizio Lupi. Ovviamente al segretario del Pd non importa se un ministro del suo nuovo esecutivo è indagato, come lo è Lupi. Per la precisione, Lupi avrebbe nominato commissario di un porto un signore – Piergiorgio Massidda – che il massimo organo della magistratura amministrativa aveva dichiarato decaduto per mancanza di requisiti. In Inghilterra i ministri si dimettono perché le loro domestiche sono senza permesso. In Italia si confermano i ministri indagati. Alla faccia della rottamazione. Beatrice Lorenzin è ancora ministro della salute. Giustamente, andava premiata perché di sanità non ne sa nulla (il suo titolo di studio è il diploma conseguito al liceo classico). Sia chiaro, non è una colpa non essere esperti di sanità. Ognuno si specializza in ciò che vuole. Ma visto che Renzi ha sempre detto di voler premiare il merito, magari affidare il ministero della Salute a una persona che conosce bene il settore, sarebbe stato un bel segnale.

Governo Renzi

Andrea Orlando (nanopress.it)

NOMINE A CASO - Ma il vero capolavoro del Governo Renzi è il nuovo ministro della Giustizia. Nelle ultime ore si era fatto il nome del Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria, noto per la sua attività contro la criminalità organizzata, Nicola Gratteri. Sarebbe stata una scelta bellissima, un segnale che forse qualcosa nella politica italiana stava veramente cambiando. Di conseguenza non andava bene. Al suo posto è stato chiamato Andrea Orlando. Per chi non se lo ricordasse, Orlando è un signore che Bersani nel 2009 nominò presidente del Forum Giustizia del Pd in base a non si capisce cosa. Orlando è infatti diplomato al liceo scientifico e lì i suoi studi si sono fermati. Che ne sa uno con questo curriculum di giustizia?

PROPOSTE RIDICOLE - Come primo atto, Orlando scrisse su Il Foglio un articolo con un titolo che era tutto un programma: «Caro Cav, il Pd ti offre giustizia». Le proposte di Orlando fecero molto discutere nel centrosinistra mentre piacquero molto a Gaetano Pecorella, esponente del Pdl: «Nel complesso mi sembrano ragionevoli e, da parte mia, trovano grandissima disponibilità». Orlando voleva «una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale» e una maggiore «distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici». L’azione penale in Italia è obbligatoria (articolo 112 della Costituzione) e se anche si volesse riformare, non si capisce chi dovrebbe dire quali reati vanno perseguiti e quali no. Il potere legislativo o esecutivo? Roba da ridere. I politici così se ne approfitterebbero alla grande per mettere i reati contro i colletti bianchi in fondo alla lista delle priorità. La questione della separazione delle carriere è un vecchio cavallo di battaglia dei berlusconiani. Peccato che nel 2000 la Commissione anticrimine del Consiglio d’Europa si espresse così: «Gli Stati, ove il loro ordinamento giudiziario lo consenta, adottino misure per consentire alla stessa persona di svolgere le funzioni di pm e poi di giudice, e viceversa», per «la similarità e complementarietà delle due funzioni». Forse a Orlando e a Renzi era sfuggita questa raccomandazione proveniente direttamente dalla tanto citata Europa.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: nanopress.it; corrierefiorentino.corriere.it

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