Governo Monti: la necessità della tecnica, l’importanza della politica

La squadra del noe Presidente del Consiglio Mario Monti

La squadra del noe Presidente del Consiglio Mario Monti

Roma - E così è partito il Governo Monti, quello della fiducia parlamentare da record, quello dell’unità nazionale, espressione non della volontà di una parte, ma dell’emergenza di un’intera nazione. Quello, infine, presieduto da un “tecnico” e formato nella sua composizione ministeriale esclusivamente da “tecnici”: nessun parlamentare farà parte della squadra dell’ex Commissario europeo, nessun Letta, nessun Amato.

Se discontinuità si voleva, di meglio non si poteva ottenere: il Governo Monti rappresenta un drastico cambio di rotta nei confronti del Esecutivo uscente, ma anche rispetto alla nostra storia repubblicana, che vede nel governo Dini del ’95 l’unico vero caso di “governo tecnico”.

L’espressione usata per questo tipo di esperienza governativa rende bene l’idea dell’estraneità dei suoi componenti dal mondo della politica, ma forse è fuorviante e, spesso, mal interpretata.

Non pochi intendono “tecnica” in contrapposizione  a “politica”, come se una cosa escludesse l’altra. Perciò, durante questi giorni di frenetiche trattative, si è spesso parlato di eclissi, di digiuno, di sconfitta e di sospensione della politica in generale per spiegare l’avvento dei “tecnocrati”.

Ma questa impostazione deriva da una concezione ristretta ed esclusiva della politica, che fa coincidere la stessa con gli stretti confini degli eletti ( o nominati) negli organi rappresentativi e di quei pochi altri che fanno parte di qualche partito (grande o piccolo che sia); cioè identifica strettamente la politica con la professione politica per cui, venendo Monti e i suoi ministri da altre professioni, si sarebbe automaticamente esclusa, con la loro nomina, la politica stessa dal governo dello Stato.

È vero che in certe delicate situazioni i “tecnici” sono necessari poiché, liberi dalla logica tipicamente “politica” delle posizioni e delle contrapposizioni. Essi possono prendere decisioni con i soli metri della propria esperienza e della conoscenza specialistica, anziché piegarsi ad interessi di parte. In questo senso l’azione del politico è diversa e forse più difficile, perché egli, insieme a governare, deve allo stesso tempo preoccuparsi di mantenere o accrescere il consenso popolare in vista delle elezioni, mentre il tecnico no. Quando questi due obbiettivi entrano in contrasto e a prevalere è il secondo, la politica entra in crisi.

Questo è quello che è successo all’Italia: la nostra politica non è stata in grado di far fronte alla crisi,  vuoi perché ormai da tempo essa non è più fonte normativa del mercato, vuoi anche perché i provvedimenti che i nostri governanti avrebbero dovuto prendere sarebbero stati troppo impopolari.

Per questo siamo arrivati ad avere i tecnocrati perché oggi, in chi governa, c’è più bisogno di competenza che di appartenenza. Ma questo non vuol dire che la politica, anche solo momentaneamente, sia stata messa al bando, anzi. Il governo Monti è sì formato da tecnici, ma è un governo politico. Esso è estraneo ai partiti ma non alla politica, a cui è legato sia ad un livello formale, essendo dipendente dall’appoggio del Parlamento,  ma anche ad un livello sostanziale.

Credere che dalla competenza dei tecnici usciranno provvedimenti e riforme “tecnicamente pure”, cioè di altissima qualità e allo stesso tempo neutre, personalmente disinteressate, apartitiche e apolitiche, è un’illusione, o per dirla con Croce, un sogno da imbecilli.

Qualsiasi tecnica non può prescindere da un’idea, e non può non essere orientata ad un

Il Parlamento italiano
Il Parlamento italiano

fine. E un’idea non è mai neutra: è una visione parziale e soggettiva della realtà. Ciò è ancor più vero nella politica, ma non tanto quella di professione, quella “formale”, bensì quella più profonda, che non guarda alle etichette, ma alla sostanza, e la sua sostanza è semplicemente l’idea, l’idea dello Stato, della società e dell’economia. L’idea che, attraverso l’impegno, si mette al servizio della comunità.

Questa è l’essenza della politica, e non è certo da questo che digiuneremo e che si sta eclissando. Ciò che ha perso, in Italia, è la nostra politica, il nostro modo di (non) fare politica e i nostri politici. La Politica, invece, continuerà a vivere.

Tommaso Tavormina

 

Foto || tiziano.caviglia.name; perunmondosenzabarriere.blogspot.com; ansa.it

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