Governo Letta: annunciata fine della recessione, sarà vero?

Governo Letta

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (panorama.it)

ROMA – Durante il convegno alla Sapienza sulla green economy il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni ha annunciato l’inversione dello stato di recessione del Paese, che secondo alcuni ha causato la più grave crisi economica della storia della Repubblica. Una dichiarazione quella di Saccomanni probabilmente inattesa, viste le squadre di manifestanti furiosi che giusto fuori della sala della conferenza mettevano tutto a subbuglio con slogan e fumogeni.

A quanto pare alcuni indicatori avrebbero suggerito l’ipotesi di uscita dal dato di crescita negativa che prosegue ormai da otto trimestri. Ma è stato anche aggiunto però, che questi stessi risultati non garantiranno al momento un diretto miglioramento per quanto riguarda il tema della disoccupazione.

LE PROSPETTIVE DELLA FIDUCIA AL GOVERNO LETTA - Soltanto ieri il Governo Letta ha ricevuto la fiducia delle camere, la seconda dal suo insediamento, per via dell’uscita di Forza Italia dalla maggioranza. L’attuale premier e la sua squadra sono stati in questo modo legittimati  a continuare il proprio mandato per almeno un anno, tempo nel quale dovranno – ormai è un must – mettere in atto una vera e propria svolta, e su vari fronti.

Dalla legge elettorale, alle numerose e attesissime riforme istituzionali (riduzione parlamentari e abolizione bicameralismo perfetto, riforma del Titolo V della Costituzione), oltre a doversi sistemare in vista del semestre a condizione europea. Quest’ultimo passo veramente cruciale per il destino del Paese. Periodo nel quale sarà veramente importante mettercela tutta, anche tenuto conto del fatto che la prossima occasione si presenterà più o meno tra 15 anni. Perciò si dovrà puntare alla realizzazione di una definitiva unione bancaria europea, che abbassi il costo degli interessi, spinga in maniera sempre più decisiva verso la lotta alla disoccupazione, e che faccia in modo che si possa finalmente ritrovare la crescita. Oppure si dovrà tentare di rinegoziazione i vari patti sul bilancio, al centro anche questi di numerosi dibattiti.

I MOVIMENTI DEL GOVERNO LETTA - In queste ore si sta lavorando in Commissione bilancio sulla Legge di stabilità. Le misure adottate verranno ufficializzate di volta in volta a partire dalle prossime ore: sono in discussione argomenti quali il ritorno dei capitali dall’estero, la scelta delle destinazioni nelle quali collocare i fondi in entrata dalla spending review, gli emendamenti per gli esodati e sulle pensioni, e l’ormai ambizioso obiettivo della spinta al rilancio della piccola impresa. È proprio su queste ultime inoltre che il Governo dovrà puntare, per quanto riguarda la possibilità di crescita. Costo del lavoro, pressione fiscale, burocrazia, sono questi i problemi sui quali operare e che sono ormai diventati un mantra dal quale le nostre vite non riescono più a prescindere.

Lo stesso messaggio è stato infatti ripetuto ancora una volta da Letta in un video-conferenza all’assemblea Cna, dove anche il presidente uscente Ivan Malavasi si è a sua volta pronunciato durante il discorso di apertura, richiamando il Governo ad una stretta finale sulle azioni da mettere in campo. Si è scagliato in particolare contro il peso delle imposte, sugli acconti Ires che sottraggono liquidità alle imprese, o sulla confusione generata dal continuo cambio di nome delle tasse. Una delle richieste espresse è stata quella di destinare alla riduzione della tassazione sul lavoro i fondi recuperati dalla lotta all’evasione o dalla riduzione della spesa pubblica.

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Matteo Renzi, neosegretario Pd (ilfoglio.it)

PRIVATIZZAZIONI E COSTI DEI POLITICI - Durante la giornata si è parlato anche di privatizzazioni, e a farlo è stato il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, rivelando – con una piccola indiscrezione – un impegno in questo campo da parte del Governo per il conseguimento di un incasso tra i 10 e i 14 miliardi da impiegare per la riduzione del debito.

E per concludere si è finalmente annunciato – che si alzino le trombe – l’arrivo del periodo di austerità anche per i funzionari del Governo. Diversi infatti i provvedimenti firmati al riguardo. Si parte dalle linee guida per la presidenza, per una inversione di marcia sui premi della dirigenza pubblica che non saranno più né automatici né tanto meno anticipati; un contatore della semplificazione, per la valutazione del lavoro della Pubblica amministrazione; preparazione del sito unico del Governo per la trasparenza dei conti e delle politiche pubbliche; taglio dei prezzi dei quotidiani a Palazzo Chigi, per cui d’ora in poi si leggerà il giornale solo on-line. Per i prossimi mesi sono in attesa il decreto per turismo e cultura, il piano di rilancio di università e ricerca con nuove regole per il finanziamento, e l’attuazione di investimenti per il dissesto idrogeologico e per la lotta agli sprechi ambientali.

Se tutto questo rappresenta un cambio di rotta non è naturalmente possibile verificarlo. Il segno meno è sparito, ma per strada si sente ancora la disperazione di rivolte e barricate. Per ora l’unica cosa di cui è sicuri è il pressing di Renzi, pronto dietro l’angolo a giocare in ogni momento la carta della crisi contro il Governo Letta. Che non è certamente una vera e propria assicurazione sulla vita, ma almeno fa sentire un po’ più al riparo. E se alla porta di casa propria si presenta qualche signore con il forcone in mano, sempre meglio non aprire.

Francesco Gnagni

@FrancescoGnagn1

Foto: www.panorama.it ; www.ilfoglio.it .

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