Gori contro il dialetto sulla segnalatica, l’attacco della Lega

Il neosindaco di Bergamo Gori promette la rimozione della cartellonistica in dialetto e delle panchine "antibarbone". E la Lega attacca polemica

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I cartelli stradali a Bergamo, quasi bilingua (repubblica.it)

Bergamo – L’arrivo del nuovo sindaco Giorgio Gori a Bergamo fa già discutere e la Lega ha dato il via alle azioni polemiche e provocatorie, contrastando quelle che sono alcune linee guida promesse da Gori in campagna elettorale. In particolare, ieri notte un blitz leghista ha coinvolto la cartellonistica stradale in dialetto bergamasco.

DIALETTO SUI CARTELLI – Da alcuni anni le amministrazioni leghista hanno tempestato l’Italia di cartellonistica in dialetto locale, cercando di ripristinare fittizie divisioni risalenti al periodo preunitario. Ma Gori aveva già annunciato in campagna elettorale la conclusione di questa schizofrenia, seguito da altri candidati di area Pd in tutta la Lombardia.

CONTRATTACCO LEGHISTA – Ieri la Lega nord è passata al contrattacco, proprio sulla questione dei cartelli in dialetto. Anche se non ci sono state conferme ufficiali, dai social network si evince che la comparsa dell’adesivo “Tèra de Bèrghem” su molti cartelli sia opera dei Giovani padani, il movimento giovanile della Lega nord.

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Gli adesivi sui cartelli bergamaschi (alternainsieme.net)

INTEGRAZIONE MISTERIOSA – L’integrazione alla cartellonistica è comparsa in una quarantina di comuni: «I nostri Giovani questa notte hanno notato che decine di adesivi “Tèra de Bèrghem” sono stati attaccati sui cartelli dei Comuni della nostra provincia. Questa iniziativa della gente è la migliore risposta a chi, come Giorgio Gori X Bergamo, vuole cancellare la cultura, la storia e i simboli culturali di Bergamo e dei Bergamaschi».

L’ATTACCO POLITICO – L’attacco della Lega, quindi, è tutto politico, anche se in opposizione alla coerenza storica. La linea di Gori comprende una serie di controproposte alle amministrazioni leghiste degli ultimi decenni, che intende coinvolgere – con la rimozione – anche le panchine “antibarbone” (poi esportate in molti comuni d’Italia, anche da amministrazioni di sinistra). Si tratta di una politica di discontinuità con chi, in questi anni, ha governato in quelle zone d’Italia.

GORI SINDACO – Il voto che ha consegnato Bergamo a uno dei più stretti collaboratori di Renzi è anche stato caratterizzato dalla scelta di molti elettori grillini che, a discapito dell’indicazione generale data da partito che chiedeva l’astensione al ballottaggio, si sono recati alle urne e hanno appoggiato il candidato democratico.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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