GoodbyeGheddafi: storie di immigrazione dalla Libia all’Italia

Tiziano Turci

Roma – Attuale e drammaticamente ironico lo spettacolo scritto e interpretato da Tiziano Turci, in scena a Roma al Teatro dei Contrari fino all’11 maggio. Storie di immigrati, storie di miseria intrecciate con fittizi accordi pro-sicurezza presi dall’alto e spacciati come uniche soluzioni ad un problema che vogliono far passare come drammatico.

Intendiamoci, il dramma esiste ed è soprattutto di tutti coloro che caricati su queste carrette del mare, di cui nessuno ha mai probabilmente conosciuto l’estensione, si trovano ad attraversare i confini delle loro terre. E’ bizzarro però, quanto il fenomeno dell’immigrazione clandestina faccia preoccupare quando arriva in maniera così eclatante e mediaticamente visibile, e  quanto invece passi in sordina quando arriva per altre vie. E arriva sicuramente per altre vie se consideriamo che solo il 5% degli immigrati arrivano nel nostro Paese via mare. E tutti gli altri?

GoodbyeGheddafi è il titolo della storia di un viaggio reale e metaforico, di un Ulisse contemporaneo che naviga senza muoversi o che si muove navigando tra i frangenti della contemporaneità e le vite di chi il mare lo affronta davvero, per raccontare il viaggio di tanti, verso una vita migliore. E’ uno spettacolo, si fa per dire, visto che quotidianamente impazzano per radio, tv e internet notizie relative a sbarchi continui nel nostro mare e sulle nostre coste. E’ di due giorni fa la notizia di una nuova tragedia sfiorata a pochi metri dalle rive di Lampedusa.

Lo spettacolo che Tiziano Turci ha progettato e realizzato si muove a ritmo di jazz, in equilibrio  tra monologhi e canzoni, per raccontare cosa accade oggi fra l’Italia e la Libia, Ceuta e Melilla, il nostro governo e le direttive europee che costruiscono il presente e il futuro dei candidati all’immigrazione e di tutti noi.

Storie di viaggi e sogni infranti verso una realtà che non sa più raccontare se stessa, che mente sui numeri prima di tutto e poi sui modi, sugli accordi presi tra coloro che contano davvero.

Lo spettacolo si compone di una scenografia molto leggera, solo delle luci tubolari poggiate sul pavimento che fanno da cornice alla scena dentro la quale Tiziano Turci si muove con grande disinvoltura e morbidezza. Il cerchio di luci sembra delimitare un’isola, un luogo d’approdo quasi sommerso dall’innalzamento del livello d’indifferenza e disinteresse che ormai ci invade.

Da quest’isola vengono lanciate le storie come messaggi in bottiglie di vetro. Ogni bottiglia ha una storia e ogni storia molti personaggi. Sono i protagonisti, esistono realmente, ma non si tratta solo di una storia d’immigrazione, ma di una storia sulla società contemporanea attraverso il fenomeno dell’emigrazione. E’ la storia di ogni uomo e ogni donna, ma attraverso i problemi di chi non ha un passaporto valido e l’inconsapevole fortuna di chi lo possiede.

In un ritmo vorticoso e crescente si snodano una serie ininterrotta di racconti, aneddoti, storie, raccolte da libri, giornali, televisione e dalla voce dei protagonisti per tentare di scoprire dove siamo diretti e chi conduce la nave. L’attore suona, parla, canta. Un meta-teatro, un teatro di narrazione, un teatro canzone, un teatro jazz, un teatro rap per correre dalle politiche dell’immigrazione al concetto di democrazia, dalla Libia a Lampedusa.

La scommessa di tutto il lavoro è divertire attraverso il dramma, la tragedia. Usare il riso come canale privilegiato per preparare il silenzio necessario a qualcosa di vero, qualcosa che anche se dura un solo istante lo rende eterno. Lo spettacolo di e con Tiziano Turci, è stato realizzato con la collaborazione di Rossella Teramano e Sonja Caramagno.

Elisabetta Corrado

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