Gomorra La Serie: recensione. Sollima top, guardi Ciro e vedi Saviano

Prime due puntate su Sky di 'Gomorra La Serie', tratta dall'omonimo libro di Saviano. Recensione a caldo: regia di Sollima strepitosa

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Prime due puntate di Gomorra La Serie: la nostra recensione

Gomorra La serie ha fatto il suo debutto. Il kolossal in 12 episodi targato Cattleya e Fandango, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, ha visto andare in onda martedì 6 maggio su Sky Atlantic e Sky Cinema 1 le prime due puntate. E subito la serie per la regia di Stefano Sollima (Romanzo criminale La serie e ACAB tra gli altri) sta infiammando il dibattito sul web. I pareri entusiasti di chi aveva avuto modo di vedere in anteprima i primi 120 minuti sono in gran parte confermati. Avventurarsi in una recensione dopo solo due ore su 12 totali è probabilmente azzardato, ma alcune impressioni a caldo sembrano essere già qualcosa di più di una certezza.

REGIA DA URLO - Iniziamo dai pro: la regia di Sollima è strepitosa. Ritmi incalzanti, telecamera ora in disparte, ora invadente ai limiti dell’osceno. Le atmosfere, la fotografia e il sonoro sono assolutamente all’altezza delle serie d’oltreoceano, e i fan del regista hanno fondati motivi, quantomeno tecnico-visivi, per gridare ad un “nuovo” Romanzo Criminale. Colonna sonora al top: l’ambient post-rock dei Mokadelic è cucito alle perfezione sulla tensione emotiva e sul degrado morale e materiale in cui si muovono i protagonisti. La bilancia che al momento pende più verso il rap partenopeo e meno verso il neomelodico è un’altra scelta vincente.

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Il boss Pietro Savastano con la moglie Imma e il figlio Genny (melty.it)

POCA BELLEZZA, MOLTO INFERNO - La Napoli che si vede finora è quella di Scampia, Secondigliano, Casavatore. Di bellezza ce n’è poca, ed è giusto che sia così. La bellezza sta nell’inferno, nello sfarzo della reggia nascosta di Pietro Savastano-Fortunato Cerlino. Il boss, opposto all’altra famiglia criminale dei Conte, sotto la cui ala protettrice cresce l’inesperto figlio Genny (nomen omen mai come in questi giorni…) alias Salvatore Esposito e cammina a testa alta ma tormentata Ciro, l’Immortale, il fulcro a cui ruotano le prime due puntate. Ciro (l’attore casertano Marco D’Amore) è il sicario, l’amico, il marito, lo spietato, il braccio destro e – forse – persino il traditore che non ti aspetti.

Difficile finora provare empatia con i personaggi della serie, è lo stesso Sollima ad ammetterlo nella conferenza stampa di presentazione. Gomorra La serie è costruita volutamente come il libro di Roberto Saviano: non un punto di vista, ma diversi sguardi narrativi a seconda del personaggio di riferimento dell’episodio. Scelta difficile - saranno Francesca Comencini e Claudio Capellini a curare gli altri due tronconi di narrazione in cui è idealmente divisa la serie – sui cui risultati solo i prossimi episodi potranno dire qualcosa.

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Il camorrista Ciro Di Marzio-Marco D’Amore sul set di Gomorra (Foto Emanuela Scarpa skyatlantic.sky.it)

IL RISCHIO DEL “GIÀ VISTO” – Con tutti i limiti che una recensione può avere dopo soli due episodi, c’è da dire che apparentemente non ci sono grossi contro da imputare alla serie. Indubbiamente quando si parla di camorra e si fa il nome di Gomorra, i cliché del male sanno pur sempre di qualcosa di già visto. La lotta tra due famiglie, la successione al potere, i tradimenti: terreni ampiamente battuti, sui quali Gomorra La serie dovrà provare a sorprendere lo spettatore, assolvendo alla difficile missione di non abbandonare i binari del romanzo di Saviano, ma allo stesso tempo distaccarsi da quello che rimane pur sempre molto più un saggio che un romanzo. Il napoletano parlato dai protagonisti è cinematografico, non incomprensibile. Per i meno avvezzi, i sottotitoli di Sky sono esaustivi.

NO EMPATIA, NO IDOLATRIA - A differenza di Romanzo Criminale, in cui lo Stato era incarnato da due figure ben precise (quella palese del commissario Scialoja e quella oscura del Vecchio), in Gomorra lo Stato non è assente, ma è spersonificato. Volanti della polizia, posti di blocco, la scientifica sui luoghi delle sparatorie. Non c’è lotta tra bene e male, che nella serie sulla Banda della Magliana portava lo spettatore quasi a fare il tifo per i cattivi. E probabilmente rimarrà questa la differenza più grande, probabilmente voluta, più grossa tra i due lavori a puntate di Sollima. La mancanza di empatia con i personaggi di Gomorra La serie si tradurrà in una maggiore distanza dal pubblico e probabilmente in assenza di quella sorta di idolatria di cui hanno vissuto (postumi) il Libanese, il Freddo e il Dandi. Che è stata anche una della chiavi del successo di Romanzo CriminaleGomorra dovrà costruirsi diversamente fama e gloria.

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Roberto Saviano, autore di Gomorra: notevolissima la sua somiglianza col protagonista della serie tv (teleipnosi.blogosfere.it)

PERÒ IL SOSIA DI SAVIANO NO… - Ultima annotazione: ci piacerebbe pensare che sia stato un semplice caso, ma in un progetto con un budget attorno ai 15 milioni di euro è difficile che la scelta non sia stata ponderata. Possibile che per interpretare Gomorra La serie si sia scelto un sosia di Saviano? L’interpretazione di Marco D’Amore è eccellente, in movenze e credibilità, ed è sinora l’unico personaggio nei cui confronti si riesce a provare sentimenti, seppur contrastanti. Ma guardando Ciro in ogni scena, sembra di vedere la versione armata di Roberto Saviano. Una scelta visivamente ingombrante. Forse troppo. Non ci siamo dimenticati di lui, forse non era indispensabile ricordarcelo ulteriormente nella serie tratta da un suo libro con un suo sosia come interprete.

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Francesco Guarino
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Una risposta a Gomorra La Serie: recensione. Sollima top, guardi Ciro e vedi Saviano

  1. avatar
    danilo 11/05/2014 a 00:40

    stupendo!! bravissimi gli attori..

    Rispondi

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