Gli Anni Folli. La Parigi Di Modigliani, Picasso E Dalì

FERRARA – Ancora una volta, la città delle biciclette che vanta bellezze paesaggistiche, culinarie e architettoniche straordinarie offre una proposta culturale di ottimo livello. La meravigliosa cornice di Palazzo dei Diamanti presenta, fino all’8 gennaio 2012, la mostra Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dali 1918-1933, che non presenta i lavori di un singolo artista ma racconta, attraverso le opere esposte, il periodo storico-artistico che seguì gli anni della Grande Guerra e precedette l’ascesa del Terzo Reich in Germania e la Seconda Guerra Mondiale.

 

Robert Delaunay, La Tour Eiffel, 1924-26

Anni “folli” in quanto caratterizzati da un sorprendente clima di libertà e creatività nato dal senso di rinascita e dal desiderio di dimenticare i traumi della Grande Guerra. Parigi era il centro di un crocevia di artisti provenienti da varie parti del mondo, una città in pieno fermento, la ville lumière era un laboratorio dal clima cosmopolita.

Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí furono solo alcuni dei protagonisti di quel periodo aureo.

Organizzata da Ferrara Arte, questa esposizione ambiziosa – la prima dedicata in Italia a questo tema – riunisce una selezione di opere di grandi maestri all’apice della loro carriera, capolavori raramente concessi in prestito dai più prestigiosi musei e collezioni private del mondo.

Per raccontare le vicende di questa stagione indimenticabile sono presenti dipinti, sculture, fotografie, costumi teatrali, ready made e disegni capaci di restituire la varietà e la ricchezza della produzione artistica di quegli anni, un caleidoscopio di stili e linguaggi che coinvolge il visitatore in un appassionante percorso alla scoperta delle principali tendenze artistiche del Novecento.

Ilse Bing, Champ de Mars - veduta dalle scale della Tour Eiffel, 1931

La monumentale Fonte di Renoir rivelò a Picasso e ai suoi colleghi la forza di una rilettura moderna dell’arte classica e rinascimentale, mentre il Ponte giapponese di Monet scardinò qualsiasi idea di rappresentazione naturalistica e prospettica, giungendo alle soglie dell’astrazione.

Matisse e Bonnard recuperano una vena naturalistica nelle sensuali figure create al sud e in Normandia ma esposte a Parigi, come i bellissimi Nudo disteso e Nudo su sfondo giallo. Sempre a Parigi, dal 1919, l’olandese Piet Mondrian diede alla luce le sue rivoluzionarie tele neoplastiche ispirate a un principio di ordine universale, che rappresentavano un’ulteriore risposta alle ansie e ai timori del periodo postbellico.

 

Fernand Léger, Maquette La Création du monde, 1923

Avvolgente l’atmosfera che si respira nella sala dove sono esposti i costumi teatrali disegnati da Matisse, De Chirico e Larinov per alcune importanti produzioni e la maquette (rappresentazione tridimensionale) con scene e costumi di Léger per il balletto La Création du monde.

La mostra ha il pregio di non dimenticare il linguaggio fotografico che ha influito dalla sua nascita su tutte le altre forme espressive: le fotografie di Man Ray, André Kertész, Eugène Atget, Ilse Bing e Germane Krull sono esposte con una delle celebri Tour Eiffel di Delaunay. Si conclude quindi con le tele e le sculture di Ernst, Miró, Masson, Magritte, Tanguy, Giacometti e Dalí, dense di immagini oniriche e perturbanti, come finestre aperte sul meraviglioso che invitano ad abbattere ogni inibizione e a risvegliare il desiderio e l’immaginazione.

Natalia Radicchio

Foto| via l’autrice

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