Gli accademici? Che macachi

Analogie tra il mondo accademico e il paese dei macachi

di Chantal Cresta

Che l’università italiana fosse una organizzazione fondata su organismi di potere baronale e non sulla meritocrazia dei suoi studiosi, era cosa tristemente nota.

Che la motivazione di tanti scempi accademici fosse da rintracciarsi in questioni evoluzionistiche che metterebbero la struttura universitaria alla stregua delle società delle scimmie macaco reso, era cosa niente affatto scontata.

A suggerirlo è Dario Maestripieri, biologo alla University of Chicaco, autore del saggio di recente uscita “L’intelligenza machiavellica – come i macachi e l’uomo hanno conquistato il mondo”(ed. Centro Scientifico) e cervello in fuga. Anche egli fu, a suo tempo, oggetto di vessazioni accademiche, spinto a trovare negli USA una nuova vita e una nuova possibilità professionale.

Il discorso di Maestripieri è di natura scientifica e lo scopo dei suoi studi è quello di osservare la linea di continuità comportamentale tra primati. Tuttavia, l‘immagine di associare il sistema universitario italiano, fatto di raccomandazioni, nepotismi, concorsi pilotati a quello dei macachi è tanto ironica quanto audace.

Sarebbe opportuno, dunque, disegnare alcuni tratti di queste identità di “sistema”.

L’università italiana si poggia sullo strapotere di baronie accademiche che garantiscono l’avanzamento di carriera a coloro che appartengono allo stesso entourage familiare. I macachi fondano la loro società su nuclei di famiglie guidate da un leader forte.

Continuando, se qualche ricercatore o professore tenta di arginare queste dinamiche di opportunismo, è spesso allontanato, esonerato dal proprio incarico ed esiliato dai comitati accademici. Se non addirittura costretto a dare le dimissioni. I macachi non agiscono diversamente: quando un membro del clan si oppone alla gerarchia, viene attaccato duramente, aggredito dal leader, dai suoi subordinati e costretto a lasciare il gruppo.

Il biologo spiega come opportunismo, manipolazione ed abuso di potere sono parte integrante della natura di tutti i primati, dunque,  non v’è nulla di cui sorprendersi se le stesse regole vigono in tutte le strutture sociali umane, ivi compresa quella accademica.

E sia pure, ma le società “ma-ca-chiavelliche” di queste scimmie non si sviluppano nelle aule magne delle facoltà, non si organizzano attraverso spartizioni di cattedre e, soprattutto, da loro non dipende la ricerca e l’avanzamento tecnologico di questo paese.

Forse, la domanda corretta da porsi non è se le scimmie si comportano come gli uomini ma perché gli uomini, dopo millenni di evoluzione, insistono a comportarsi come scimmie.

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2 Risponde a Gli accademici? Che macachi

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    the_highlander 06/12/2009 a 19:58

    Ma direi di si, ma non farei ti tutta l’erba un fascio. Ci sono dipartimenti che premiano il merito, chissà che le nuove generazioni di docenti siano migliori… chissà?

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  2. avatar
    Laura 14/12/2009 a 18:39

    Per esperienza personale condivido molti aspetti di questa teoria. comunque è vero, non bisogna generalizzare…sul miglioramento della classe docente..ai posteri l’ardua sentenza!

    Rispondi

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