Give us a Leonardo Coen afterworld. Siamo fascisti e non lo sappiamo?

Leonardo Coen (giuseppenicoloro.com)

Tre articoli al prezzo di uno. Siamo in tempi di crisi e ci sarebbe anche da apprezzare lo sforzo, ci mancherebbe. Se non fosse che ci viene difficile immaginare che il buon Leonardo Coen, co-fondatore de La Repubblica, venga pagato ad articolo. Soprattutto sarebbe abbastanza offensivo se venisse pagato tre volte per avere rimpastato il suo pezzo più volte di quanto abbia fatto Berlusconi con l’ultimo governo. Con la differenza che Silvio B. c’ha messo mano in tre anni, Coen in 72 ore.

Inutile dilungarci sui fatti: quello che è successo lo sanno tutti e chi non lo sapesse, ed avesse voglia di informarsi sulla bufala dei provvedimenti-miracolo del neo-presidente francese Hollande che avrebbero convinto anche i contigui monegaschi a spostare la residenza a Parigi, può andarsi a leggere il tutto qui.

Breaking news: dopo aver ottenuto richieste di spiegazioni sulla prima stesura del post ed insulti non tanto velati dopo la seconda, Leonardo Coen ha modificato per la terza volta la sua analisi (non si fa signor Coen, si lascia il post vecchio e se ne scrive uno nuovo, ma non dovrei dirlo io aspirante pubblicista a lei stimato professionista). La speranza era quella di fornire spiegazioni convincenti e mettere finalmente tutti d’accordo sulla storiaccia brutta del taglio delle auto blu di Hollande, riassumibile con la perifrasi ho-copiato-robaccia-che-girava-su-Facebook-senza-verificare-un-minimo-di-fonte-e-mi-hanno-sgamato. Siamo felici di poter dire che Leonardo Coen è riuscito a mettere tutti d’accordo. A leggere tra i commenti non c’è infatti un solo lettore che non ritenga che il buon Coen abbia fatto l’ennesima figura di palta.

Questa è l’ultima stesura del pezzo su Blog Trotter, i cui contenuti riassumiamo brevemente: lo “straccio di avviso” quando si modifica un post in un blog è “una formalità” (ma tu pensa, su Wakeupnews non funziona così e su Repubblica sì? Privilegiati…. ndr); Coen ha seguito la campagna elettorale francese, letto, visto, ritagliato ed ha “ritenuto credibili” le informazioni che gli sarebbero arrivate via mail domenica pomeriggio, quindi giù un bel pezzone senza verificare tra i tanti ritagli di giornale conservati; non è una bufala ma un ukase (ellapeppa, questa ammetto che me la sono dovuta andare a cercare su Wikipedia, ri-ndr), ossia “un dettame dello zar, del governo o di un leader religioso avante forza di legge pur non essendolo ancora”. Peccato che nella democrazia moderna non funzioni più così da un paio di secoli, ma vabbè. Quindi – occhio che arriva la conclusione – la polemica è stata fatta tutta da noi (sì, anche da te, (e)lettore di centrosinistra, di Sel, o di Rifondazione che compri Repubblicascherani di centrodestra, esclusivamente per attaccare “i sinistri di Repubblica “, ovviamente utilizzando «un’operazione di discredito nei confronti di Hollande e di chi ne apprezza [...] un sistema caro ai fascisti, che fu utilizzato in modo sistematico tra il 1919 e il 1926». Oooh, e ci voleva tanto a dirlo? Vogliamo trasparenza e professionalità, quindi siam tutti fascisti. Quando lo viene a sapere la Mussolini in parlamento come minimo organizza un rave sulla tomba del nonno.

Poco conta che poche righe più sotto Coen si arrabbi con l’autore della presunta bufala, chiedendogli di venire fuori allo scoperto. Ma d’altronde mica è lui quello che le ha riportate su un quotidiano nazionale senza verificare la fonte…

Per la cronaca: lo stesso Coen ammette che il suo amico Giampiero Martinotti – illuminato! – gli ha confermato che Hollande non ha fatto nulla di tutto ciò (il mio amico francese che ha letto il pezzo di Coen invece s’è fatto direttamente una risata, ma i cugini d’Oltralpe sono burloni, si sa). Niente auto blu abolite, niente contributi alle scuole, niente documento-insulto ai funzionari, niente abolizione sussidi governativi a riviste et similia, niente provvedimento contro le banche, niente decurtazioni agli statali e ai politici. Solo un taglio ai membri del governo e supposizioni in merito all’abolizione dello scudo fiscale e alle sovvenzioni Stato-Chiesa.

Quindi se pretendiamo la verità siamo scherani di centro-destra? Se esigiamo un minimo di scuse da chi ha preso una cantonata (non la modifica di un articolo, a meno che questo non rechi in cima la scritta in Times New Roman corpo 72 “Ho scritto un sacco di boiate, faccio ammenda”) ci nascondiamo dietro l’anonimato del web? Se ci arrabbiamo con chi pubblica dati falsi senza verificare, sfruttando una indubbiamente meritata posizione di preminenza giornalistica – godendo perciò a priori di una cassa di risonanza privilegiata – e quindi infondendo nelle menti di tre persone che sulla stessa pagina hanno letto tre cose diverse in tre giorni allora siamo fascisti?

Leonardo Coen è stato tra i fondatori del quotidiano ‘La Repubblica’ nel 1975 (it.wikipedia.org)

Signor Coen: ha toppato. E di brutto. L’amore per la notizia, per l’informazione, per la verità, per la trasparenza e la professionalità, col fascismo non hanno proprio nulla a che vedere. Il web è uno strumento straordinario che consente di colmare le lacune, spesso volute, raramente involontarie, che la carta stampata e le tv lasciano inesorabilmente sul campo. Certo, è doveroso discernere ed un professionista dovrebbe saperlo fare molto meglio di quelli che cliccano condividi su Facebook trenta secondi dopo aver condiviso una foto di Camorra&Love. Ma tutti sbagliano e non c’è nulla di male in questo. L’errore, però, va ammesso senza se e senza ma. Ed il rimedio deve essere all’altezza della posizione di chi ha sbagliato. Lei ha sbagliato, signor Coen, se ne faccia una ragione. Ma i suoi rimedi sono stati ben peggiori del male causato. Modifiche, spiegazioni approssimative, caccia alle streghe fasciste. Acqua.

Avremmo solo voluto vedere uno stimato professionista chinare il capo e chiedere scusa. Una cosa che nessuno fa mai in Italia, nascondendosi dietro indulti o proclami da rospo: pance piene, ma soltanto d’aria. E Lei, mai come stavolta, si è unito alla casta dei batraci. Piuttosto cancelli quel post (anche se non si fa, anche se nel web nulla si cancella) e ammetta una volta per tutte di avere preso una cantonata. Ma questa ennesima, patetica, orba modifica in salsa accusatoria no.

La verità è l’antitesi del fascismo. La voglia di una classe politica e giornalistica migliore non è fascismo, perché in quel periodo non esisteva liberamente né l’una né l’altra. E chi provava ad esistere o resistere non faceva una bella fine. E Lei, come può notare, è ancora lì. Perché se il giornalismo attuale è questo – cliccare un paio di tasti e fare free climbing sugli specchi pur di non ammettere di avere sbagliato – allora give us a Leonardo Coen afterworld.

Francesco Guarino
@fraguarino

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