Giustizia. La magistratura onnipotente e la politica dormiente

giustizia magistratura

La magistratura decide di ogni questione della vita pubblica o privata spesso confondendo il dovere di arbitrato con il diritto al libero arbitrio

Roma – Gira e rigira, alla fine, si va a sbattere sempre contro gli stessi muri: una magistratura onnipotente spesso autoreferenziale e una politica debole solo autoreferenziale. Dalché ogni stortura viene da sé.

LE SENTENZE DELLA GIUSTIZIA -  La magistratura può sequestrare i beni di un’azienda incurante dei danni al suo circuito economico (Ilva, Procura di Taranto, maggio 2013).

Poi glieli può restituire e pazienza per i danni al circuito economico (Ilva, Cassazione, dicembre 2013).

Può decidere se sollevare questione di conflitto di poteri con il Governo in carica (Ilva, Procura di Taranto, maggio 2013).

Può stabilire di fare uscire in permesso premio un serial killer pluriomicida e farselo scappare per la sesta volta (fuga di Bartolomeo Gagliano, dicembre 2013).

Può decidere se una commissione medica ministeriale formata da esperti non è idonea a valutare un metodo di cura staminale (Tar del Lazio, dicembre 2013).

Poi può chiarire che quel metodo è inefficace e lesivo della salute dei malati, dando di fatto ragione alla stessa commissione non ritenuta idonea (Indagine sul Metodo Stamina, Procura di Torino, dicembre 2013).

Oggi può anche sentenziare che i terremoti si possono prevedere o, altrimenti, è dovere degli esperti comunicare di non essere in grado di farlo (Commissione Grandi Rischi sul Terremoto dell’Aquila, Tribunale dell’Aquila, ottobre 2012).

Può stabilire che il «non poteva non sapere» è ragione sufficiente per una condanna definitiva perché «verosimile». (Mediaset, Cassazione di Milano, 2013).

E può anche elevare ad onore di prova attenuante il «sentimento» che un pedofilo sessantenne sostiene di provare per la sua vittima undicenne, concedendogli le attenuanti e annullando due sentenze di condanna precedenti (Cassazione di Catanzaro, dicembre 2013).

Poi però può anche sentenziare che basta una cena con signorine perché si possa essere condannati per prostituzione minorile e concussione (Processo Ruby, Tribunale di Milano, giugno 2013).

Ma pure che basta essere africane per essere prostitute e ‘furbette orientali’ (requisitoria di Ilda Boccassini, Processo Ruby, maggio 2013).

Ma anche che un padre musulmano integralista non può essere condannato con aggravante di futili motivi se cerca di strangolare la figlia innamorata di un italiano, giustificando di fatto il delitto d’onore per diversità culturale. (Cassazione di Milano, dicembre 2013).

giustizia parlamento

La Camera dei Deputati

E ancora può decidere che la famiglia di un malato in stato vegetativo possa optare per l’eutanasia di quest’ultimo (Caso Eluana Englaro, Corte d’Appello di Milano, luglio 2008).

E che sia possibile evitare di pagare il canone Rai (Commissione Tributaria del Lazio, dicembre 2013).

O che non sia penalmente rilevante non pagare l’Iva se si può salvare la propria azienda (Cassazione di Belluno, dicembre 2013).

O che dei genitori ritenuti troppo anziani possano vedersi allontanati dal figlio. (Tribunale di Torino, 2010).

O che una single richiedente, già dimostratasi idonea, possa adottare un bimbo (Cassazione di Genova, febbraio 2011).

O che a una coppia gay venga data la possibilità di prenderne in affidamento uno (Tribunale di Parma, novembre 2013).

LA GIUSTIZIA GIUSTA E LA POLITICA GUASTA – E via così, in ogni campo, settore di interesse, professione, diverbio, evoluzione sociale o involuzione culturale. Sicché il problema non è stabilire se una Giustizia così esondata sia buona o cattiva ma se sia efficace nel proprio ruolo amministrativo. Non lo è, anche quando sentenzia secondo assennatezza e rispondendo ad un bisogno di ammodernamento legislativo della comunità, figurarsi cosa accade quando usa allegramente il codice per perorare cause etico-politiche confondendo il dovere dell’arbitrato con il diritto al libero arbitrio. Quel vuoto resta tale.

E la politica che fa? Dorme.

 Chantal Cresta

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