Giuliana Sgrena: ‘Mi servono soldi per le Europee’. E piovono insulti

Giuliana Sgrena della Lista Tsipras chiede soldi a titolo personale per la campagna elettorale delle Europee. Su Facebook se ne accorgono e volano insulti

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Giuliana Sgrena, 65 anni (Facebook Giuliana Sgrena)

Dopo il discusso gesto di Paola Bacchiddu, responsabile comunicazione della Lista Tsipras, stavolta è il turno di Giuliana Sgrena di far tornare la lista di sinistra agli onori delle cronache. Seppur – stranezze del web – in maniera postuma rispetto al suo gesto. La giornalista e scrittrice, rapita nel 2005 a Baghdad e liberata un mese dopo con un’operazione dei servizi segreti che costò la vita a Nicola Calipari, il 22 aprile ha condiviso su Facebook una richiesta di finanziamento per la propria campagna elettorale. Un post inizialmente passato quasi inosservato, ma che da qualche giorno a questa parte ha iniziato a girare vorticosamente sulla bacheche e a riempirsi di insulti e offese ai danni della Sgrena.

LA QUIETE, POI LA TEMPESTA - Senza voler approfondire sulla situazione economica di Giuliana Sgrena, la sua richiesta di “soldi per i depliant, anche 5 o 10 euro” ha generato un vero e proprio putiferio, seppur tardivo. Il 5 maggio, dopo soli 11 commenti di sostenitori al post tra cui 3 della stessa Sgrena, è partita la ressa. Probabilmente è stata una pagina Facebook ad alta partecipazione (non siamo riusciti ad identificare la fonte principale, ndr) – ha dato il via alla diffusione su larga scala del post. Da allora, fino al momento in cui questo articolo va online, sono arrivati oltre 1200 commenti al post. Commenti che continuano a crescere minuto dopo minuto, e che nella stragrande maggioranza sono di indignazione o offese violente.

GIULIANA SGRENA, TRA CALIPARI E I MARÒ - Il motivo dell’indignazione dei detrattori, più che nel 730 di Giuliana Sgrena, affonda le radici in quello che successe tra febbraio e marzo del 2005 e si rinvigorisce con le dichiarazioni della giornalista sulla situazione marò in India. Inviata di guerra per il manifesto in Iraq, Giuliana Sgrena venne rapita in pieno giorno il 4 febbraio 2005 da un commando di jihadisti. Nel concitato mese che seguì al rapimento, i terroristi prima imposero un ultimatum di 72 ore per il ritiro delle truppe italiane, poi fecero trapelare un infondato annuncio di liberazione. Infine fecero apparire la Sgrena in un breve drammatico video (il 16 febbraio 2005) in cui la giornalista chiedeva aiuto al marito Pier Luigi Scolari (militante del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo) per ottenere il ritiro delle truppe italiane e lo incitava a mostrare le foto dei bambini iracheni vittime delle cluster bomb americane.

La liberazione di Giuliana Sgrena avvenne il 4 marzo dopo una lunga trattativa dei servizi italiani che, secondo il «Times», costò 6 milioni di dollari al governo italiano. Ma la perdita più grave fu quella del funzionario del SISMI Nicola Calipari, ucciso per sbaglio dal fuoco amico dei soldati statunitensi, che crivellò di colpi l’auto su cui viaggiava la giornalista assieme a Calipari e all’autista Andrea Carpani.

Giuliana Sgrena, giornalista e scrittrice convintamente schierata a sinistra, non ha mai lesinato critiche alle forze armate e ai servizi segreti. In alcune dichiarazioni riportate a mezzo stampa e smentite da lei stessa, avrebbe definito assassini i marò italiani trattenuti in India. Nel 2012 pubblicò un articolo su Globalist in cui espresse la sua posizione su ciò che stava facendo il governo italiano per difendere i marò. Un articolo in cui il problema di giurisdizione delle acque internazionali passava in secondo piano rispetto al gesto – grave – dei marò. Opinione da cui è legittimo dissentire, ma che è bastata a rinvigorire da allora in avanti l’odio e la violenza degli attacchi nei suoi confronti, ritornati puntualmente (o quasi) alla luce della richiesta di finanziamento della propria campagna elettorale.

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Una foto della campagna elettorale di Giuliana Sgrena (Facebook Giuliana Sgrena)

SOLDI PER SÈ, NON PER LA LISTA – Già, perché il nocciolo della questione è probabilmente proprio quello. Di sicuro ricordarsi di avere bisogno di fondi per la campagna elettorale ad un mese dalle urne, palesa di per sé una certa approssimazione nella candidatura di Giuliana Sgrena, che con la Lista Tsipras correrà nel collegio Nord Ovest. Ma se il bikini di Paola Bacchiddu era una provocazione contro l’oscurantismo mediatico ai danni della lista che fa capo al leader greco di SYRIZA, la richiesta economica di Giuliana Sgrena ha fatto storcere un po’ il naso per il personalismo della richiesta. Pur rimanendo ingiustificabili e vergognosi gli attacchi violenti e volgari alla Sgrena, l’obiezione più grave che si possa muovere a Giuliana Sgrena è il fatto che abbia chiesto soldi agli elettori a titolo personale e non per la Lista Tsipras. Nell’ottica di finanziamento di una lista che gode di poca visibilità e pochissimi mezzi – se rapportata ai colossi mediatici ed economici come Pd, Movimento 5 Stelle o Forza Italia – una richiesta di finanziamento trasversale non sarebbe stata di certo avversata in questo modo. Il link del crowdfunding della pagina ufficiale di L’Altra Europa per Tsipras è invece vuoto, e non c’è nessuna richiesta di raccolta fondi per la lista. Che una stimata giornalista, autrice di 5 libri ed insignita dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ci metta PayPal e l’IBAN del marito, è comprensibile che a molti non sia andata giù facilmente.

Francesco Guarino
@fraguarino

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