Giù le mani dagli Studios di Abbey Road!

La casa discografica EMI non mette in vendita i celebri studios londinesi nei quali i Beatles incisero i loro dischi più famosi

di Chantal Cresta

abbey roadOut-out per la vendita dei celebri Studios in Abbey Road. Gli studi di registrazione più famosi del mondo resteranno proprietà del Gruppo EMI.

Da giorni ormai si vociferava di una imminente vendita degli studios inglesi dove i Beatles, tra il 1962 e il 1969, incisero il 90% della loro musica. La fuoriuscita degli studios dal Gruppo EMI sembrava inevitabile a causa delle forti difficoltà finanziarie nelle quali verte la sua proprietaria, Terra Firma, società di private equity britannica gravemente indebitata con il colosso bancario americano Citygroup.

I rumors sulla cessione imminente erano così concreti che lo scorso 20 febbraio, l’agenzia di stampa Reuters lanciò un comunicato con il quale si annunciava un’offerta di 30 milioni di sterline per l’acquisizione del palazzetto al numero 3 di Abbey Road. A fare la clamorosa proposta era stato l’impresario teatrale Sir Andrew Lloyd Wabber, famoso per musical come Cats e Il fantasma dell’Opera. Egli sosteneva attraverso il proprio portavoce di essere «molto interessato» poiché «era vitale salvare gli studios per il futuro dell’industria musicale britannica».

La trattativa sembrava essere al termine, ma il 21 febbraio arrivò la smentita della EMI: «l’offerta è respinta perché riteniamo che Abbey Road debba rimanere di proprietà EMI». Nulla di fatto, dunque, ma il grave indebitamento della società Terra Firma resta, e non è un vicenda recente.

Tutto ha inizio nel maggio 2007, quando la Terra Firma riesce ad aggiudicarsi all’asta la quota di maggioranza del Gruppo EMI, quarta società discografica nel mondo. Esborso finale del passaggio: 2,4 miliardi di sterline, cifra per cui Terra Firma fu costretta ad indebitarsi con la Citygroup, facendo del gruppo bancario il maggior creditore di EMI.

Due anni dopo, l’investimento venne bruciato. La crisi del mercato discografico già in atto da anni, e la successiva crisi economica mondiale nel settembre del 2009, portarono l’ex amministratore delegato dell’equity Terra Firma, Guy Hands, a fare due iniezioni di capitale nel giro di sei mesi, nelle casse del Gruppo EMI per salvarlo dalla bancarotta. Questi versamenti sono state possibili grazie un nuovo intervento della Citygroup che aumentò, quindi, il suo credito nei confronti di Terra Firma per una cifra pari a 4,2 miliardi di dollari. Guy Hands contava di riequilibrare l’enorme bilancio societario drogato di EMI attraverso la vendita dei remasters dei Beatles: un’azione che puntava al recupero di circa 330 milioni di dollari.

Nel novembre del 2009, però, la situazione si complica ulteriormente. La fonte ufficiale Wall Street Journal annunciò a gran voce un’offerta di Guy Hands a Citygroup per alleggerire il debito dell’equity: Citygroup avrebbe dovuto condonare a Terra Firma 1 miliardo di debito, in cambio di un apporto di capitale equivalente di Terra Firma in EMI. Offerta che, però, venne rifiutata.

Nel dicembre 2009, la situazione precipitò. I legali di Terra Firma citarono in tribunale la Citygroup con l’accusa di frode, aggiotaggio e comportamento scorretto. L’impianto accusatorio di Terra Firma affermò che la banca americana era stata incaricata di gestire l’asta per la vendita di EMI e, dunque, ne conosceva il reale valrecordore, molto inferiore ai 2,4 miliardi di sterline sborsati da Terra Firma al momento dell’acquisto.

Non solo. Guy Hands sostiene di essere stato raggirato da uno dei senior advisor della Citygroup di Londra, David Wormsley il quale avrebbe mentito a Hands affermando come vi fosse, nel 2007, un’altra compagnia interessata all’acquisto di EMI, la Cerberus Capital Management. Notizia falsa e tendenziosa – dicono i legali di Terra Firma – ma che comunque servì a fare in modo che l’equity di Guy Hands alzasse il prezzo di offerta.

Inoltre, l’accusa sostiene che la banca avrebbe volontariamente ostacolato i piani di risanamento del Gruppo EMI per sbarazzarsi di Terra Firma, impossessarsi della casa discografica e rivenderla alla Warner Music, azienda che nel 2007 si era ritirata dal gioco d’asta ma che non aveva mai perso interesse per il Gruppo discografico.

Dunque, la sorte di EMI e la guerra fredda tra Citygroup e Terra Firma sono vicende ancora tutte da chiarire. Per il momento, l’unica certezza è che gli Studios Abbey Road – che hanno visto oltre ai Beatles, altre grandi firme della musica contemporanea quali Oasis, Blur, Pink Floyd e i Radiohead – non sono in vendita. Per il momento.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a Giù le mani dagli Studios di Abbey Road!

  1. avatar
    Stefano Gallone 23/02/2010 a 11:48

    Figurati. Se nemmeno una multinazionale a livello interplanetario come la EMI riesce a sopravvivere e cerca del pane facendo uscire greatest hits senza il consenso di band come i Radiohead, allora siamo veramente allo sbando. Largo alle etichette minori! Largo alla musica vera, quella sudata nelle cantine tra la puzza di zolfo e sudore e la polvere delle vecchie bottiglie di vino!

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 23/02/2010 a 18:58

    Sì, in effetti è un’immagine molto suggestiva quella che evochi. Ad ogni modo, non credo che il problema sia lo scontro tra la “musica istituzionalizzata” vs la “musica da cantina”. Io credo che la questione sia sempre la stessa: gli intrallazzi e i giochi di prestigio di istituti finanziari impuniti ed impenitenti, le cui attività triturano tutto ciò che incontrano. Poco importa che si tratti di quintali di miliardi di azionisti e risparmiatori o della dignità della musica e della sua storia.

    Rispondi

Rispondi a Stefano Gallone Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews