Giro della Padania: i rossi corrono alle barricate per una corsa in bici

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Vicenza – Ma quanta buriana per una corsa in bicicletta! La prima edizione del Giro della Padania – ideata dal Senatùr del Carroccio, Umberto Bossi, – si è trasformata in uno scontro ideologico-politico.

Antefatto – Martedì scorso è partita da Paesana (Cuneo) la manifestazione ciclistica promossa dalla Lega, accreditata dalla Federazione Ciclistica Italiana e appoggiata dal Coni. Scopo: anticipare con un raduno sportivo, il raduno politico che per 3 giorni impegna annualmente Bossi e i vertici della Lega Nord sul Po. Un iter, quello del Senatùr, che inizia proprio da Paesana e si spinge, poi, verso est. Fin qui, nulla di che, se non fosse che un gruppo agguerrito di sostenitori di sinistra (Pd, Cgil, Arci, Anpi e Rifondazione Comunista, guidata dal segretario Paolo Ferrero) hanno pensato bene che la corsa in bicicletta – del tutto priva di simboli di partito e in cui partecipa la crema del ciclismo internazionale – fosse espressione di “regime fascista” e, dunque, dovesse essere osteggiata. Detto fatto.

Martedì, durante la prima tappa del Giro in direzione Liguria, i ciclisti sono stati arrestati e insultati da un manipolo nutrito di invasati muniti di cartelli irrisori, mentre Ferrero si sdriava sull’asfalto per interrompere la corsa. Risultato: urla, schiaffi, forze dell’ordine occupate a sgombrare la strada, 2 agenti feriti e un sacco di baraonda tra bandiere rosse e tricolore. Mica finita.

Ieri la replica: nella tappa giocata tra la Liguria e la Lombardia i corridori Ivan Basso (vincitore del Giro d’Italia 2006-2010) e Sasha Modolo sono stati ingiuriati e presi a spitoni e sberle, il tutto mentre gli altri partecipanti venivano fatti deviare verso un secondo itinerario per evitare tensioni. Malgrado ciò, i disordini sono stati tanti e tali che un poliziotto è stato investito da un’auto nel tentativo di placare alcuni oppositori. E ancora non è finita.

Il Giro continuerà fino a sabato dove si giocherà l’ultima tappa in Veneto e i compagni rossi hanno già promesso altri blocchi, boicottaggi e scontri. Ora, la domanda che viene spontanea a chiunque abbia un po’ di sale in zucca è: ma chi glielo fa fare?

Giro in Padania – La risposta pronta etico-ideologica del rifondarolo verace (i rossi hanno sempre una risposta pronta etico-ideologica da sciorinare alla bisogna per giustificare la violanza di cui spesso fanno uso) è: il Giro è pura propaganda politica, perché la Padania non esiste, se non nelle menti dei leghisti. E sia. E allora?

Ognuno crede o sponsorizza quel che gli pare, finché lo fa nel rispetto della legge e delle autorizzazioni concesse da regioni, province e comuni. Tanto più se si tratta solo di manifestazioni sportive amichevoli, alle quali partecipano campioni di prim’ordine. A maggior ragione se – pur nel piccolo di una competizione poco più che locale – i locali possono sperare di richiamare un po’ di turismo fuori porta e, dunque, qualche quattrino extra alla fine di una stagione nera quale è quella che si sta chiudendo. Che male c’è?

Dice il rosso armato di bidente e con la risposta sempre pronta: non si può mettere in discussione l’Unità d’Italia, neppure per una corsa in bici. Forse. Ma non si può neppure infrangere la legge italiana per quella corsa.

Allora Francesco Moser, icona del ciclismo italo-internazionale che ha presentato il Giro, fa bene a chiedersi seccato: ‹‹Ma che vogliono questi comunisti?›› Già, che vogliono?

Vogliono quello che hanno sempre voluto: imporre il proprio pensiero con ogni mezzo, anche se il mezzo è il forcone, che sarà pure strumento di lotta demodé ma, a certa gente, torna sempre utile per costringere il prossimo alla “giusta ideologia”. Sia essa politica o sportiva. Insomma, o sei con me o sei contro di me e se sei

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contro, o sei un cretino o sei un cretino da menare. Capito quale è il sale della democrazia sinistra?

Alternative – Eppure modi diversi per protestare contro la propaganda ci sarebbero. Per esempio, facendo altra propaganda. Tipo: i rossi dell’Unità non sono anche quelli che, un tempo, pianificavano le Feste dell’Unità? Goderecce manifestazioni gastronomiche a base di salamella e salsicce allo spiedino, folkloristiche quanto l’ampolla leghista del Po? Ottimo. Approfittino, i compagni, dell’occasione per rispolverare sane abitudini: ripongano la forca, impugnino il forchettone e organizzino una sei giorni di scorpacciate sotto il vessillo della falce e del martello, lungo le stesse tappe del Giro. Magari, invitando chef d’eccezione. Sai che contenti i ristoratori della zona? Che spasso per le amministrazioni locali alle prese con un tour de force di culatello e vino che gareggia contro il tour padano? Pedali v/s mortadella: che vinca il migliore!

Lo sappia Ferrero: questa sarebbe una libera competizione in libero Stato. Il resto è solo intolleranza.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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