Giovani italiani vicini all’analfabetismo

La metà degli studenti non capisce quello che legge. Le motivazioni: metodi di insegnamento obsoleti e insegnanti troppo vecchi

di Nicola Gilardi

studentiI giovani italiani sono sempre più lontani dalla lettura. A bacchettarci stavolta è la Comunità europea. Dai suoi dati, infatti, emerge che il 50,9% degli studenti italiani dai 15 ai 18 anni non capisce ciò che legge. Il dato è impietoso e preoccupante. Siamo addirittura sotto alla soglia stabilita dall’Ocse, il livello 3, al di sotto del quale non si è in grado di «confrontarsi con le situazioni della vita quotidiana che richiedono l’uso della lettura». Il problema però non è recente, infatti, la tendenza delle prestazioni dei lettori è stabilmente in negativo. In Europa coloro che si posizionano al vertice della scala della lettura sono l’8,6%, mentre nel nostro paese arriviamo soltanto al 5,2%.

Ad essere in pericolo è il ruolo che si ritroveranno a ricoprire i giovani italiani all’interno della Comunità europea. Il confronto con i giovani di altri paesi potrebbe porci in serio imbarazzo. Tutti i maggiori paesi occidentali sono ad un livello superiore rispetto al nostro, soprattutto Norvegia e Finlandia che hanno pesantemente investito nel sistema di istruzione.
Presto potremo finire al di fuori del letteralismo, che non è solo la capacità di leggere un testo, ma anche di capirlo e la nostra società potrebbe arrestare inevitabilmente il suo processo di evoluzione.

teacherLe colpe sono molteplici, ma Bruxelles individua un ruolo fondamentale nei metodi di insegnamento da noi usati, troppo vecchi ed obsoleti, soprattutto a fronte dei grandi sviluppi tecnologici. Il tradizionale metodo frontale, con l’insegnante seduto in cattedra non riesce più a coinvolgere gli studenti.
C’è poi l’età degli insegnanti. In Italia il 55% ha ampiamente superato la soglia dei 50, mentre in Europa sono solo il 32,4%. Servirebbero insegnanti con un’età più vicina a quella dei giovani, ma nel nostro paese gli insegnanti con meno di 30 anni rappresentano solo un misero 1,1%. L’abbandono scolastico rimane inoltre un problema molto grande, infatti il 19,7% decide di non continuare a studiare, percentuale che invece dovrebbe essere molto inferiore.
Tutto questo poi fa da scenario a riforme scolastiche in contraddizione tra loro e che tagliano fortemente le risorse ad un impianto già in crisi e gli investimenti sulla cultura sono pochissimi e sempre a rischio.

Qualche nota positiva però c’è. I diplomati sono in aumento del 7% dal 2000 e ci stiamo avvicinando alla media UE. In aumento anche gli studenti universitari iscritti nelle facoltà scientifiche, come fisica, chimica e matematica, che segnano un +15%. Evidentemente è troppo poco se vogliamo essere al passo con l’Europa. Questo presente poi cancella inesorabilmente il nostro passato culturale, indubbiamente ricchissimo e che non ha confronti nel mondo. Il rischio più grande è quello che saremo proprio noi a non poter più godere di quella cultura che i nostri antenati ci hanno tramandato con l’arte, la letteratura e l’ingegno e che oggi si rivolterebbero nella tomba sapendo che tutti i loro sforzi stanno per essere resi vani.

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