Giornata memoria vittime del terrorismo. Grasso: «Serve la verità»

Pietro Grasso Travaglio La7

Pietro Grasso: ha parlato oggi in ricordo delle vittime del terrorismo

ROMA  – Oggi 9 maggio, anniversario della scomparsa di Aldo Moro per mano delle BR, è anche la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano  ne ha trascorso la mattina con una visita al Senato.

Il capo dello Stato ha ricordato come i palazzi del potere siano – e debbano tornare ad essere a pieno titolo – «Palazzi della sovranità popolare», mentre a Pietro Grasso, presidente del Senato, si devono dure parole di biasimo per tutto ciò che – sulle stragi di matrice terroristica a partire da quella di piazza Fontana del dicembre 1969 – ancora resta avvolto nel mistero: «Il ricordo non basta: è necessario che venga accompagnato dalla volontà esplicita di conoscere tutte le verità, anche quelle rimaste nascoste e di capire perché non sia stato possibile fare completa luce sulle stragi».

Grasso ha ricordato il dovere delle istituzioni di «dare giustizia alle famiglie che hanno subito la perdita dei propri cari» e di portare finalmente a galla le molte ambigue verità, «per rendere consapevoli i nostri giovani che con lo spirito di unità e con il senso dello Stato si vince sempre». Il presidente ha descritto gli attentati come eventi capaci di  lacerare l’identità culturale del Paese, attuati al solo scopo di destabilizzazione ed eversione, e si è poi assunto in prima persona le “colpe” di una magistratura che non ha saputo dare risposte: «Quale rappresentante delle istituzioni mi sento responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare quelle verità che avrebbero reso giustizia. Mai più succeda che la giustizia sia negata». 

Menzione per Aldo Moro, leader della Democrazia Cristiana ucciso dai terroristi che in questa Giornata della memoria è emblema di tutte le vittime, anche da parte del capo del Governo, Enrico Letta, durante il suo intervento all’assemblea di Rete Imprese: «Quando i miei genitori mi portarono in via Fani, avevo 12 anni e vedere 5 servitori dello Stato che persero la vita, il presidente della Dc rapito – e poi assassinato – ha voluto dire capire quanto la politica è alta se è di servizio».

Laura Dabbene

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