Giappone: ricordando Hiroshima, Kan ribadisce l’abbandono del nucleare

 

Hiroshima ai giorni nostri (europarussia.com)

Hiroshima – Sono strascorsi 66 anni dallo sgancio della bomba atomica sulla cittadina giapponese di Hiroshima. E mai come quest’anno, alla luce di quanto accaduto dopo il sisma dello scorso marzo a Fukushima, la commemorazione delle vittime della seconda guerra mondiale diventa una seria occasione di riflessione sull’impiego dell’energia nucleare, anche in campo civile.

Il primo ad essere sempre più convinto della necessità di rinunciare all’atomo in favore delle rinnovabili è Naoto Kan. Il premier nipponico ha infatti ribadito ai presenti alla cerimonia: “Rifletterò profondamente sul mito della sicurezza nucleare, indagando a fondo le misure fondamentali per garantire la sicurezza, così come la riduzione della dipendenza dalle centrali nucleari, puntando a una società che non ne sia più dipendente”.

Un cambio di rotta rivoluzionario per un Paese come il Giappone ma reso d’altronde quasi obbligato dopo i fatti di Fukushima. A diversi mesi dal disastro, la centrale non è stata infatti ancora messa in completa sicurezza, a conferma della difficoltà del doversi confrontare con gli inconvenienti dell’impiego del nucleare, anche quando sfruttato con finalità pacifiche. Senza tener conto del dissenso sempre più crescente e manifesto della popolazione giapponese nei confronti di questa forma di energia.

Centinaia di persone hanno in effetti approfittato della carica fortemente simbolica di questa commemorazione per protestare contro il nucleare. Tra i cori e gli striscioni più diffusi, una frase quanto mai emblematica dello stato d’animo nipponico: “Mai più mai più Fukushima, mai più Hiroshima”.

Si è voluto unire al ricordo delle vittime di Hiroshima e Nagasaki anche Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato italiano ha voluto concentrare la sua riflessione sulle estreme conseguenze cui può portare la violenza: “Anche nel mondo contemporaneo è presente la sfida rappresentata da focolai di guerra e di violenza che impongono a tutti i paesi democratici e amanti della pace di impegnarsi perché prevalgano le ragioni del dialogo e siano difesi i diritti inalienabili dell’uomo, in particolare dei civili e delle persone più indifese”.

Redazione

 

Foto homepage via: ilgiornaledelfriuli.net

 

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