In Giappone il governo impone rialzi salariali: non è tutto oro, però

I rialzi salariali imposti all'Abenomic non sembrano centrare il bersaglio: cosa non funziona della proposta nipponica?

rialzi salariali

Shinzo Abe, premier giapponese, fautore dell’Abenomic (thetimes.co.uk)

Tokyo – C’è un governo che promette 80 euro e c’è un governo che chiede alle aziende rialzi salariali per i dipendenti: Italia e Giappone percorrono due strade diverse con un unico obiettivo, rendere più competitiva l’economia e fornire più contante ai lavoratori. L’esito della manovra nipponica, però, non sembra scontato e i primi segnali non forniscono fiducia. Un monito anche per Renzi?

IN GIAPPONE – La prima sparata è stata quella del ministro dell’economia Akira Amari, che ha ricordato alle aziende che, se non ottempereranno ai rialzi salariali suggeriti dal governo, saranno punite. Per il governo nipponico i rialzi salariali sono un elemento che rientra nelle posizioni economiche di Abe, la nota Abenomics, scelte neoliberiste e conservatrici che al momento non hanno conquistato enormi successi. Si parla, di fatto, di un sostanziale fallimento.
L’aumento primaverile rischia, infatti, di essere poco più che simbolico: 20 o 30 euro a testa, quasi nulla se si considera che la misura riguarderà soprattutto – o soltanto – i dipendenti delle grandi aziende, come Sony, Nissan e Toyota, colossi che macinano miliardi. In alcuni casi, comunque, questo è il maggior aumento da decenni: la Toyota, infatti, non incrementava così tanto le retribuzioni da ben 21 anni.

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Akira Amari, ministro dell’economia del governo Abe (faz.net)

CONSEGUENZE – L’aumento dei salari è fondamentale per la ripresa dei consumi, sembra non portare automaticamente a conseguenze positive: se l’Abenomic è stata generosa con la grandi aziende, i colossi che esportano il nome del Giappone, molto meno lo è stata con le piccole e medie imprese, che pagano per intero il costo delle manovre. Per i loro dipendenti gli aumenti salariali sono solo un sogno.
C’è chi vede nell’aumento dei suicidi – che in Giappone sono coperti dalle polizze assicurative – un segnale allarmante: se il numero totale è stabile, a crescere sono soprattutto i suicidi dei cinquanta-sessantenni, una categoria non protetta e in enorme difficoltà in caso di fallimento aziendale. Un moderno seppuku che preserva la qualità della vita dei congiunti, come un tempo preservava l’onore del samurai e della sua famiglia.

I MERCATI – A dubitare di questa spinta per la ripresa sono anche i mercati: la borsa di Tokyo aveva accennato una buona ripresa ma ora ha rallentato e compie spesso passi indietro.
Probabilmente questi rialzi salariali – che non superano mai l’1% della retribuzione – sono parte del problema; se combinati con l’inflazione, infatti, il saldo per i lavoratori rimane negativo, come negative sono le prospettive se l’Abenomic non dovesse riuscire.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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