Gheddafi. Un alleato russo nel Mediterraneo

Si consolidano i legami fra Gheddafi e Putin. Lo scontro energetico affonda le  radici nel Mediterraneo

di Marco Luigi Cimminella

Muammar Gheddafi

Da un anno a questa parte, la Libia è un paese molto corteggiato. Stati occidentali e non si accalcano per stipulare accordi di cooperazione con il generale Gheddafi. Ma non è stato sempre così. In passato, il governo di Tripoli aveva strenuamente propugnato le rivendicazioni dei movimenti e dei paesi islamici, arabi e africani, contro le tracotanti pretese occidentali di stampo coloniale. I rapporti fra Libia e mondo occidentale manifestavano una certa ostilità di fondo, espressione di una profonda contrapposizione per l’appartenenza a due sistemi culturali,economici e politici diametralmente opposti.

In seguito all’attentato perpetrato da agenti libici nella discoteca berlinese di La Belle, Washington decise di rispondere attraverso una rappresaglia esplicatosi in un raid aereo sul suolo libico. Successivamente, a causa di un attacco, di matrice libica,  al volo Pan Am 103, precipitato su Lockerbie, le Nazioni Unite operarono un embargo nei confronti di Tripoli. Vero è che, dopo l’attentato del 11 settembre, il generale Gheddafi  prese la decisione di rinunciare ai propri programmi tesi alla costruzione di armi di distruzione di massa e, in particolare, finalizzati a dotare la Libia di un armamento atomico necessario a concorrere con le grandi potenze, in quello scenario di mutua deterrenza nucleare lasciato in eredità dalla guerra fredda. La scelta del leader libico ebbe l’effetto di affievolire gli amari contrasti che intercorrevano fra i due paesi, spingendo la Casa Bianca a rivalutare la posizione internazionale della Libia, riabilitando completamente il generale, in seguito al pagamento di 1.5 miliardi di dollari, come risarcimento per le vittime degli attentati.

Gheddafi e Obama

In verità vi sono altre osservazioni che bisogna fare riguardo questa “redenzione”. Perché le potenze occidentali sono disposte a chiudere un occhio di fronte alle continue violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Tripoli, ospitando il generale Gheddafi nel proprio paese sempre con il sorriso stampato sul volto?  La risposta è abbastanza lapalissiana se si considera l’importanza geopolitica che la Libia riveste nel settore energetico. La fortuna di Gheddafi è di essere il sovrano incontrastato di un “regno” che si innalza su immensi giacimenti di petrolio e gas naturale, che alimenta l’insaziabile appetito delle grandi potenze. La missione, di diffondere i valori della democrazia, della libertà e del rispetto della vita umana, di cui Washington si è sempre sentito investito, cede il passo inesorabilmente di fronte a più importanti interessi geoeconomici e geostrategici. Nella corsa all’accaparramento delle risorse energetiche mondiali, USA, Russia e Cina sono in continua competizione, lanciandosi in una lotta, diplomatica, geopolitica e talvolta militare, che vedrà probabilmente in futuro un unico vincitore.

Fin dall’implosione dell’Unione Sovietica, la Russia esercita, attraverso il colosso Gazprom, il proprio monopolio sulla produzione e la vendita di gas e petrolio nella regione centro-asiatica. L’Europa dipende dalle esportazioni russe per garantire il soddisfacimento del suo fabbisogno energetico. Da tempo gli Stati Uniti sono impegnati nel contrastare il dominio esercitato da Mosca sul settore degli idrocarburi caspici e caucasici, che costituisce un forte “leverage” della sua politica estera. E così che nasce il progetto Nabucco, teso alla realizzazione di una nuova via di trasporto del gas, dalle coste azerbaigiane e iraniane del Mar Caspio, passando attraverso la Turchia, bypassando la Russia a sud, risalendo per Bulgaria, Romania e Ungheria fino a giungere in Austria, per fornire gli avidi mercati europei. In opposizione al Nabucco, Russia, Turchia e Italia hanno promosso la costruzione del gasdotto South stream, che permette alle forniture energetiche russe e centro-asiatiche di raggiungere l’Europa passando attraverso il Mar Nero. Il South stream è una joint venture promossa da ENI e Gazprom. Nell’agosto del 2008 l’Italia ha firmato a Bengasi un Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, entrato in vigore nel marzo 2009. In questo quadro si inserisce la collaborazione fra Libia, Eni e Gazprom. Il colosso energetico russo viene infatti coinvolto nello sfruttamento del giacimento libico Elephant oilfield, collocato nel bacino libico Murzuq, che solo nel 2006 aveva prodotto ben 124.000 barili al giorno. In più, la sua partecipazione al gasdotto Green stream, attraverso cui, il gas libico raggiunge le coste italiane, sembra abbastanza vicina.

E così che Putin decide di rinsaldare i suoi rapporti con Gheddafi. L’avvicinamento dei due Paesi era cominciato qualche anno fa, quando nel ottobre 2008, Gheddafi si era recato a Mosca, per incontrare il collega Medvedev con il proposito di conchiudere importanti accordi strategici nel campo energetico, tecnologico e militare. Già nel 2008 si era quindi parlato di una maggiore cooperazione fra il colosso Gazprom e la compagnia gas-petrolifera di stato libica. Nel lungo termine il proposito di Mosca era di creare un cartello simile all’Opec nel settore del gas, con, ovviamente, la partecipazione della Libia. Considerevoli sono stati anche gli accordi tecnico-militari, con cui Gheddafi si era impegnato ad acquistare sistemi missilistici, bombardieri, navi da guerra ed elicotteri, per un valore di 2.5 miliardi di dollari.

A distanza di un anno, continua la collaborazione militare fra Mosca e Tripoli, con la firma di un accordo di 1.3 miliardi di euro per la fornitura di armamenti russi alla Libia. Questa collaborazione, naturalmente, permette di rafforzare le relazioni bilaterali fra i due paesi, necessarie per garantire il perseguimento e il soddisfacimento dell’obbiettivo prioritario dell’agenda politica del Cremlino: rafforzare il monopolio russo nel settore dell’estrazione e della vendita degli idrocarburi.

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2 Risponde a Gheddafi. Un alleato russo nel Mediterraneo

  1. avatar
    Pierpaolo 01/02/2010 a 19:51

    Gheddafi le armi le paga, perché i soldi li ha e la Russia è ben disposta a vendergliele.
    Ma c’è qualcosa di più, ora: Gheddafi hja bisogno che la Russia vigili e garantisca sulla sua successione. Più prima che poi dovrà mollare e le talpe USA sono già all’opera.

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