Germania, addio alla carta: sì alle ‘leggi digitali’

Bundestag leggi digitali Germania

Il Parlamento tedesco pronto a rinunciare alla carta (giornalismoblog.it)

In tempi di crisi economica globale, la Germania potrebbe approvare giovedì un atto che per quanto semplice, costituirà una piccola “rivoluzione” nelle abitudini del Bundestag tedesco. Per quel giorno potrebbe essere approvato il disegno di legge che sostituisce la produzione cartacea delle leggi del parlamento con lo “stampato” digitale. Addio, dunque alle pile di carta.

A orientare questa scelta, la vera e propria montagna di carta che viene prodotta ogni anno per fare fronte alle esigenze del parlamento. Si tratta di circa 12 mila stampati per una sola legislatura che corrispondono a un numero di fogli di carta enormemente maggiore se si considera che gli stessi vanno da un minimo di due, tre fogli a “plichi” di leggi, come la Finanziaria, che conta anche 3 mila pagine.

A oggi  l’iter classico prevede che tutti i disegni di legge, le mozioni, le interrogazioni parlamentari e i rapporti delle commissioni, dopo essere stati numerati, vengano stampati su carta per consegnarli ai 620 parlamentari, ai rappresentanti della Camera dei Länder e ai ministri federali.

Giovedì, dunque, se verrà approvata la “Modifica del regolamento interno del Bundestag, distribuzione elettronica degli stampati”, i deputati dovrebbero passare dal ricevere tutta la produzione parlamentare presso il tradizionale recapito postale, alla più tecnologica casella di posta elettronica, con un notevole risparmio di denaro per lo Stato, vantaggio per l’ambiente e celerità di ricezione.

Nonostante gli ottimismi iniziali, dovuti a una prima fase di prova che ha dato esiti positivi, i tedeschi sono cauti. Non siamo di fronte a una totale abolizione del cartaceo, ma a una sua sostituzione graduale, visto che, comunque, per tutti coloro che non se la sentissero di abbandonare le pile di carta, è comunque  prevista «una distribuzione in forma cartacea resta consentita». Le vecchie abitudini, si sa, sono un po’ dure a morire.

 Dominga D’Alano

Foto homepage via: viaggi.nanopress.it

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