Generazione Marty McFly: una DeLorean in garage e un futuro che non è mai arrivato

Il 21 ottobre 2015 è arrivato, ma non è certo quello di 'Ritorno al futuro'. Eppure la generazione Marty McFly esiste, e resiste

marty-mcfly-vest-ritorno-al-futuro

Michael J. Fox, alias Marty McFly (npr.org)

Stacce, Marty McFly: ci hai illuso. Ci siamo addormentati al tuo fianco sognando auto volanti, scarpe autoallaccianti, hoverboard e macchine del tempo. Ci siamo svegliati con i Google Glass, i tablet e Skype. I vestiti se ci va bene li mettiamo in asciugatrici che fanno il rumore di una catena di montaggio, ma per le taglie ci tocca ancora andare dal sarto o importunare le commesse. E pensa: se la tua band del liceo fosse riuscita a calcare un palco degno di tale nome, il concerto probabilmente lo avremmo visto dallo schermo dello smartphone infilzato nel selfie stick di quello due teste avanti a noi.

QUEL FUTURO CHE NON È MAI ARRIVATO - Abbiamo caricato di aspettative una parola – futuro – che prima o poi doveva diventare presente, caro Marty McFly. E quel presente che è oggi, 21 ottobre 2015, non ci piace poi più di tanto. Non ci sono i benzinai-robot, ma al massimo i distributori automatici. Ancora niente spazzatura-combustibile su larga scala: verde e diesel costano quasi come il plutonio, ma in compenso ci è mancato poco che i libici venissero a farci fuori per davvero. Certo, il riconoscimento a impronte digitali è diventato realtà. Lo abbiamo messo su smartphone che costano quasi quanto una DeLorean, ma che se prendono il volo da una finestra a 88 miglia orarie, ci mandano a puttane il 90% della vita, perché non abbiamo ancora imparato a salvare i dati in cloud (A-HA! Questa non l’avevi prevista…).

Ok, i film in 3D sono arrivati. Ma dopo Avatar ci sono sembrati talmente brutti e inutili che abbiamo obbligato i produttori cinematografici ad inserire la dicitura NO 3D sui cartelloni, per il timore di non perdere spettatori stanchi di uscire dalla sala imbottiti di Moment e con 2 diottrie in meno per occhio. Ma il tuo futuro era un futuro monco, caro Marty McFly. Un incedere che si è tramutato asetticamente in progresso hi-tech ad un palmo da terra, senza quelle antipatiche ma necessarie connotazioni socio-esistenziali. Per noi, invece, il futuro-ora-presente è rimasto una speranza in divenire. Abbiamo fatto volentieri a meno delle auto volanti (c’è gente che ancora non sa come funziona la precedenza nelle rotonde, figuriamoci in cielo), ma in cambio ci saremmo accontentati di una Salerno-Reggio Calabria completata o di un ponte che non crolla al primo temporale. Non proprio un’utopia, non credi?

marty-mc-fly-doc

Marty McFly e Doc-Christopher Lloyd (ibtimes.co.uk)

IL FUTURO CHE ABBIAMO (E RIPUDIAMO) - Nel tuo futuro Biff Tannen torna indietro per costruire la propria fortuna scommettendo sulle partite già giocate. Nel nostro futuro, caro Marty McFly, i risultati sportivi a volte si decidono ancor prima di scendere in campo. Ma nel tuo (ed ormai nostro) futuro, caro Marty McFly-Michael J. Fox, chissà se avresti mai pensato di arrivarci con 24 anni di morbo di Parkinson sulle spalle e vivere a testa alta. Con una malattia infame che solo nel 10% dei casi si presenta al di sotto dei 50 anni. E tu, Michael/Marty, ne avevi 31 quando ti fu diagnosticata.

Nel giro di 30 anni, nel nostro futuro, per fortuna qualcosa di positivo è successo. Ad esempio la mortalità per il morbo di Parkinson si è ridotta ad un terzo rispetto ai tempi in cui scorrazzavi su e giù per il tempo con Doc e Jennifer. Ma soprattutto le cure mediche – e tu ne sai qualcosa – sono diventate pian piano meno invasive e più efficaci. Permettendo ai malati di condurre una vita dignitosa, e a te, Michael/Marty, di tornare a fare quello per cui sei nato e hai sempre vissuto: recitare. Pensa – ma a chi sto parlando ora? A Michael o a Marty? - che oggi ci sono genitori laureati all’università di YouTube che non si ricordano delle poche cose in cui il futuro ha fatto il proprio dovere, e preferiscononon vaccinare i propri figli per improbabili teorie del complotto o per non arricchire le case farmaceutiche. Tu ce li vedi a sghignazzare quando uno dei loro pargoli finirà in ospedale con una diagnosi per epatite B, poliomelite o difterite? “Mio figlio è in fin di vita, ma vaffanculo, Big Pharma non ha avuto i miei soldi“! Ecco Marty McFly, il vero 2015 non è solo hoverboard e Nike che si allacciano da sole.

doc-marty-mcfly-delorean

LLoyd e Fox a bordo della leggendaria DeLorean (gds.it)

GENERAZIONE MARTY MCFLY - Eppure. Eppure i figli degli anni ’80 per cui tu, Doc e la DeLorean siete diventati icone nonostante l’irrealizzabilità delle vostre utopie, qualcuno ha deciso di chiamarli generazione Millennial, o Y Generation. Familiarità con le nuove tecnologie, il digitale, bla bla bla. Etichettati come una scatoletta di tonno e spediti su uno scaffale, in attesa di finire sui ripiani ad altezza ginocchia per essere rimpiazzati da un nuovo prodotto umano di largo consumo. Ma noi Millennial non ci sentiamo per nulla Millennial. Chiamateci piuttosto generazione Marty McFly. Alla perenne ricerca di un futuro da sogno ad occhi aperti, di un’utopia realizzata. Certo, una macchina del tempo piazzata sotto il fondoschiena aiuterebbe. Non hai idea di quante volte avremmo provato a riavvolgere il nastro e provare a cambiare le cose: i Biff Tannen di turno non sono certo mancati negli ultimi 30 anni da quest’altra parte dello schermo.

La generazione Marty McFly fa tutto il possibile, prova a fare l’impossibile e si attrezza per i miracoli. Cerca a fatica un lavoro, vive ancora più a fatica odi e amori (a proposito: si possono mica avere i brevetti per il Generatore alpha induttore di sonno?) e si chiude in cantina a schitarrare. La generazione Marty McFly si ritaglia il proprio spazio nel mondo con un paio di forbici spuntate. Un mondo in cui non servono skateboard volanti, ma ci si accontenta di certezze da poter costruire e ancorare al suolo, prima di farle volare. Magari – perché no? –  con una DeLorean in garage, da tirare fuori come un sogno nel cassetto per i viaggi mentali della domenica. Pedale a tavoletta, tachimetro a 88 miglia orarie e che Dio ci aiuti. Pardon: che Doc ce la mandi buona.

Francesco McGuarino
@fraguarino

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews