Gasparri: «Manifestanti potenziali assassini»

Maurizio Gasparri, senatore Pdl

ROMA – I mezzi di comunicazione hanno mostrato la parte più brutta della manifestazione del 14 dicembre. Scontri, auto incendiate e ragazzi con mazze e picconi. Ma non c’era solo questo. In tantissimi, la maggior parte, erano li per mostrare pacificamente il proprio dissenso alla riforma Gelmini, ma sono passati in secondo piano, dimenticati volontariamente dalla politica che, a volte preferisce fare di tutta l’erba un fascio.

La politica sa cavalcare benissimo gli avvenimenti e strumentalizzarli per ottenere consensi. È il caso del senatore Maurizio Gasparri che ha detto: «Voglio fare un appello: genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate». Parole per screditare le manifestazioni e sorvolare il dissenso profondo dei giovani che vedono togliersi il futuro.

Il centrodestra sembra compatto su questa linea. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha tirato fuori dal cilindro il Daspo, cioè il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, in questo caso applicato alle manifestazioni di ogni genere. Lo stesso Gasparri, nei giorni scorsi aveva parlato di arresti preventivi, in barba ad ogni senso di libertà che, fra l’altro, è la parola d’ordine del suo leader. Come dimenticare poi il siparietto che ha visto coinvolto Ignazio La Russa, ministro della Difesa che si è scontrato verbalmente con uno studente gridandogli «vigliacco!».

Il governo, nella sua opera riformatrice, non ha mai cercato il dialogo con l’Università. Sono proprio i docenti e gli studenti a denunciarlo. Senza la possibilità di confrontarsi resta solo la rabbia di chi si trova a dover affrontare un percorso formativo sempre più ad ostacoli. Sottolineando che la violenza è sbagliata e inutile, resta da capire il perché di questa rabbia.

Gli schieramenti nella società oggi sono più profondi che in passato. Sebbene le ideologie siano tramontate, l’appartenenza politica diventa motivo di litigi e contrasti. Le scene in Parlamento sono l’emblema di ciò. Come si può pretendere che il popolo sia docile, quando chi lo comanda usa la prepotenza per primo?

Nicola Gilardi

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