G20, Brasile: si aiuti il vecchio continente. Ma a quale prezzo?

Los Cabos - Al summit di Cannes un anno fa era stato deciso:  il Messico avrebbe ospitato il prossimo incontro. Il vertice del G20, che riunisce 19 paesi (tra i quali i Brics – Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), Europa e organizzazioni internazionali del calibro di Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fmi, Ocse, si è quindi tenuto a Los Cabos. A Felipe Calderon, leader politico messicano, la guida del G20 2012. Un incontro informale che ha avuto temi centrali di rilevanza: economia e finanza, sviluppo, occupazione e lavoro, commercio, lotta alla corruzione e agricoltura e sviluppo alimentare. In un panorama mondiale sofferente a causa della crisi che in Europa sta mietendo vittime illustri (Grecia, Spagna, Italia), il vecchio continente si è subito trovato al centro delle discussioni in materia di economia e sviluppo. Un sorvegliato speciale, bacchettato dal Brasile e tenuto sotto stretta osservazione dalle stelle del firmamento economico mondiale: i Paesi Emergenti. Stabilito il rifinanziamento dell’Fmi, ci si domanda però quale sarà il prezzo richiesto da tali paesi per l’ingente aiuto all’Euro-zona in crisi. Fra le nuove potenze è il Brasile, a Los Cabos, a dettare le regole.

La lunga corsa del Brasile. Tra i paesi emergenti spicca il Brasile. Nuova potenza sudamericana, oggi la nazione figura come sesta economia mondiale; il suo Pil nel corso del 2011 ha superato di cinque volte quello argentino ed è stato più del doppio di quello messicano.  Nel 2002 il debito pubblico brasiliano si attestava al 60%, oggi risulta ridimensionato al 37% sul Pil. Il governo di Dilma Rousseff ha creato 1,4 milioni di posti di lavoro e si trova ora alla guida di un paese i cui cittadini sono considerati per la maggior parte appartenenti al ceto medio. Rio de Janeiro è cresciuta finora ad un ritmo implacabile, segnando un +7.5% circa all’anno. Ma la lunga corsa del Brasile sembra aver subito una battuta d’arresto quando dal secondo semestre 2011 ha inanellato “solo” un +2,7%. Simili ridimensionamenti anche per Cina, India, Russia, che risentendo della rapida crisi globale hanno segnato importanti rallentamenti nella propria crescita. Si tratta di dati, comunque, di gran lunga migliori rispetto a quelli portati a casa dall’Euro-zona, i cui paesi si caratterizzano tuttora per un panorama economico a dir poco stagnante.

I Brics al G20 dicono si agli aiuti. Ma con riserva. E sono soprattutto i paesi emergenti a dettare le regole al vertice di Los Cabos: l’Europa giunge in Messico come sorvegliata speciale mentre sono Brasile, Cina e India a porre le condizioni del sostegno e tenere le redini del discorso tra i giganti. «Il governo del Brasile farà pressione, nel prossimo incontro del G20, per maggiori stimoli di spesa negli altri Paesi più industrializzati per sostenere la debole crescita economica globale», aveva tuonato un funzionario di Rio de Janeiro al Dow Jones Newswires. Il messaggio è chiaro: il vecchio continente deve tornare a sostenere la spesa, per alimentare la crescita. Particolare enfasi è stata posta sulla modalità in cui dovranno agire i paesi europei, travolti da una crisi che minaccia di interessare pesantemente l’economia globale: le misure andranno attuate rapidamente. In quest’ottica arrivano i plausi statunitensi alle iniziative adottate finora da Spagna e Italia per far fronte alla crisi, ma è significativo che tra i paesi emergenti ed in particolare il Brasile sia stata avanzata l’idea che le  soluzioni intraprese non stiano portando ai risultati sperati. «I mercati e la gente hanno perso fiducia nelle soluzioni che i Paesi dell’Eurozona stanno implementando. Vuol dire che non sono sufficienti a risolvere i problemi», le decise parole del ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega.

I Brics avranno anche preso pericolosamente tempo nel corso del vertice messicano, ma alla fine hanno staccato l’assegno. Il Brasile ha dato il suo beneplacito al sostegno dell’euro-zona. Si al rifinanziamento dell’Fmi per 456 miliardi di dollari, ma a patto che vengano soddisfatte due necessarie condizioni, secondo Mantega: «Innanzitutto rinforzare il firewall, che significa fare meglio di quanto visto fino ad ora con il fondo europeo di stabilità. Poi e soprattutto, realizzare la riforma del fondo monetario internazionale.»

Gli esponenti dei mercati emergenti hanno parlato – e aperto il portafoglio, ma in cambio di cosa? Brasile, Cina, Russia, India chiedono di modificare le quote all’interno dell’FMI in proprio favore, aumentando così l’importanza politica dei Brics all’interno del gruppo. I paesi emergenti pagheranno pure la crisi, ma non senza un tornaconto.

Valentina Medori

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