Futurismo e sperimentazione: Sante Monachesi in mostra a Roma

Dal 21 settembre al 24 ottobre un’esposizione per riscoprire il genio creativo di Monachesi

di Laura Dabbene

Sante Monachesi (1910-1991)

ROMADopo l’invasione di mostre ed eventi dedicati al movimento futurista nel centenario del famoso Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, si rischiava di far cadere nell’oblio questo eccezionale fenomeno culturale o, peggio ancora, di credere che esso non avesse più nulla di dire, da comunicare. O addirittura che non potesse essere più argomento di ricerca e di scoperta.

L’esposizione che inaugura il 21 settembre alla Fondazione Roma Museo, mostra chiaramente che non è così, e lo fa riportando all’attenzione del pubblico un artista poco conosciuto, certamente sottovalutato, che ebbe il merito di diffondere il messaggio rivoluzionario del Futurismo nella provincia italiana, là dove tutto è più lento e più chiuso. Si tratta di Sante Monachesi, nato a Macerata nel 1910 e folgorato dal movimento futurista già nei primi anni Trenta.

Il suonatore d’arpa – 1930

Le sculture di quegli anni – come Il precluso o Il suonatore d’arpa – che aprono la mostra romana, denunciano l’ispirazione boccionaiana dell’artista appena ventenne dopo la lettura del testo Pittura e Scultura Futurista di Umberto Boccioni. Lo spirito dell’artista calabrese, insieme a quello di Giacomo Balla e Enrico Prampolini, aleggia anche nella pittura di Monachesi fino al quarto decennio del Novecento. Aeropittura con fabbrica e Acrobazie aeree, oli su tavola databili al 1938, coniugano tutti gli elementi chiave della poetica visuale del Futurismo: il volo, il mito della macchina-aereoplano, il dinamismo.

Alluminio a luce mobile 1937

La ricerca e la sperimentazione di Monachesi emergono in quegli stessi anni nella varietà dei materiali utilizzati, dal lamierino metallico della serie degli Allumini a luce mobile (1937) alla terracotta smaltata, spesso policroma, con cui realizza negli anni Quaranta oggetti dal titolo così diretto da lasciare poco spazio a congetture interpretative: Incazzatura.

Se l’adesione  al movimento futurista rappresenta per l’artista marchigiano la prima svolta creativa, l’esperienza francese è l’altro elemento imprescindibile per comprenderne la parabola pittorica. Monachesi è a Parigi già nel 1937 e vi tornerà spesso. Il suo spirito eclettico ed innovatore non può restare indifferente alla pittura dei Fauves e soprattutto di Henry Matisse. La mostra segue il peso di questi elementi nell’arte di Monachesi attraverso molti dipinti, dal Ritratto di donna con fiori e cappello (1942), passando alla serie dei Muri ciechi di Parigi (1947-1948 e ancora 1960-1961) fino agli anni Cinquanta e Sessanta, con le grandi e giunoniche figure femminili: le Clownesses (1959) e Le clownesses – i due mondi (1963).

Perspex 2 – 1965

Proprio a partire dal 1960 Monachesi si rinnova e torna alla più audace sperimentazione di forme e materiali. Il suo spirito inquieto si confronta con l’innovazione tecnologica, soprattutto nel campo della ricerca spaziale, e ne nascono interrogativi sul senso e sul ruolo dell’arte. Il maceratese, già padre nel 1932 del Movimento Futurista nella Marche, fonda l’Astralismo e, nel 1962, il movimento Agrà: alla Biennale di Venezia del 1964 presenta questa nuova costola del Futurismo con la dichiarazione «Non cadremo più». E fluttuano infatti nell’aria e nello spazio le sue sculture, sia quelle ancora ancorate al terreno in polimetacrilato fluorescente (serie Perspex 1965-1967), sia quelle sospese, le Evelpiume in resina espansa (1960-1963).

Evelpiuma – 1960

Sono queste le opere che accompagnano il visitatore nelle due sale finali della mostra, tra un trionfo di colori e trasparenze e un morbido ondeggiare di linee e forme. Monachesi “piega” e panneggia il metacrilato come fosse un tessuto, per poi “inamidarlo” e bloccarlo in scultura, ma soprattutto modella pannelli di gommapiuma fissandoli con lo spago per liberarli più tardi riportandoli al loro stato iniziale: un “legare e sciogliere” cui spesso invitava i visitatori alle sue esposizioni. Visto il trend ormai diffuso nelle mostre, quello cioè di creare angoli interattivi dove ricalcare le orme dell’artista, sarebbe stata una bella idea, da parte di organizzatori e curatori, dedicare uno spazio alla concreta sperimentazione di questo “gioco”.

Grande sensibilità invece per l’aspetto bibliografico e critico. Accanto al catalogo realizzato appositamente per la mostra, il book shop Arion propone infatti una selezione di volumi e pubblicazioni “vintage”: monografie e cataloghi di mostre di Monachesi ormai fuori commercio, di cui alcuni con dedica e firma dell’artista. Una mostra nella mostra.

FOTO via/Ufficio Stampa Civita www.civita.it; www.comune.macerata.it

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