Formula 1, un morto negli sconti contro il GP del Bahrain

Si registra la prima vittima: nel villaggio di Shakura è stato trovato il corpo di un uomo

Sakhir (Bahrain) – No al Gran Premio del sangue. Questo è lo slogan di protesta contro la corsa del Bahrain, che ormai da quasi una settimana appare sui diversi social network e sono continuate anche le proteste della popolazione bahrenita che ha indetto tre giorni della rabbia contro il governo per la cancellazione della gara di Formula 1 che, stando alle dichiarazioni del principe ereditario Salmane Ben Hamad al Khalifa, si farà in ogni caso.
Gli oppositori sono scesi in piazza venerdì notte a Damistan, Karzakkan, Malkiya e Sadad, villaggi che distano circa quattro chilometri dall’impianto di Sakhir, dove alcuni manifestanti hanno dato fuoco a dei pneumatici mentre altri, tra i quali molte donne, indossavano maschere e indossavano vesti bianche con la scritta Sono il prossimo martire. Per dissipare la folla che si era concentrata, soprattutto nei centri nevralgici dei villaggi, la polizia ha iniziato a sparare gas lacrimogeni sulla popolazione che ha risposto con il lancio di sassi e bottiglie molotov.

Se nei villaggi adiacenti alla pista non sono stati registrati feriti gravi o morti, una vittima è stata fatta a pochi chilometri dalla capitale Manama, ucciso durante uno scontro con le forze di sicurezza, secondo quanto riferisce l’agenzia Dpa, spiegando che il corpo è stato ritorvato sul tetto di un edifico nel villaggio di Shakura: Salah al-Qattan è stato ucciso dagli agenti intervenuti per reprimere una protesta nelle prime ore della giornata e le forze di sicurezza hanno fatto sapere di aver aperto un fascicolo per fare luce sulle cause della morte del trentenne.
Le proteste non sono finite qua: se ieri il gruppo hacktivista di Anonymous è riuscito a bloccare per più di tre ore il sito ufficiale della Formula 1 e quello del GP del Bahrain, Amnesty International e il Movimento Giovanile del 14 febbraio hanno approfittando dell’evento sportivo per denunciare le violazioni dei diritti umani nel paese e per chiedere la liberazione di Al-Khawaja, in sciopero della fame da oltre 70 giorni, e denunciare l’arresto di quasi un centinaio di attivisti dal 14 aprile scorso.

Se le manifestazioni contro il regolare svolgimento del Gran Premio dureranno quasi sicuramente, e senza sosta, fino a domenica, i piloti sono stati obbligati a rimanere rinchiusi nei propri alberghi con il solo scopo di evitare che possano restare vittime di qualche sconto, come invece era accaduto qualche giorno prima a quattro meccanici della Force India.

Eleonora Ottonello

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