Formula 1, in visita a Montecarlo dove la crisi non si sente

Will Smith è arrivato a Monaco in compagnia di Nicole Scherzinger, fidanzata di Lewis Hamilton

Monaco (Francia) – Sono stati molti i tifosi che lo scorso fine settimana si sono riversati a Montecarlo per assistere alla corsa di Formula 1 o più semplicemente nella speranza di avvicinare i propri idoli delle quattro ruote, nonostante ciò l’idea che ne esce è una: non esiste crisi a Monaco e il Principato sembra essere lontano anni luce da quell’Europa in crisi costretta a fare i conti tra spread e debito pubblico. Chi è stato a Montecarlo, come noi, in questo fine settimana ha visto scorrere fiumi di denaro, champagne e super yacht degni di Mister Magnate 2012 che nulla sembrano avere a che fare con la vita di tutti i giorni, ma si sa che per correre al cospetto della Formula 1 si mobilitano principi, emiri, celebrità che offrono quel tocco glamour alla gara più pazza del mondo.

I biglietti cari non scoraggiano gli spettatori
Parlando di biglietti, quasi sicuramente siamo davanti a quelli più cari del mondiale di Formula 1 ma nonostante ciò gli alti prezzi di sicuro non frenano gli spettatori: già al giovedì apparivano per la cittadina i cartelli di tutto esaurito affissi nei pressi dei grandi alberghi e delle banchine con costi che, per vedere la gara di domenica, partivano dal circa 500 euro in prossimità della nota curva del Tabaccaio per arrivare ai circa dieci mila euro del pacchetto Paddock Club, che in un appuntamento normale è acquistabile con circa 2 mila euro, comprensivo di posto privilegiato in tribuna in prossimità della curva Rascasse, l’ultima prima dell’arrivo e probabilmente la più difficile, passeggiata in pitlane e buffet con open bar e champagne durante l’intero fine settimana.

Lo sport passa in secondo piano: sono gli affari che contano
Se sul tracciato monegasco la vittoria è andata a Mark Webber che ha letteralmente dominato la corsa, diventando tra l’altro il sesto vincitore diverso in sei appuntamenti mondiali in quello che possiamo definire come il campionato più equilibrato da dieci anni a sta parte, poco importa se alle spalle dell’australiano sono arrivati cinque piloti nel giro di sei secondi o se la Ferrari sembra davvero essere rinata dopo le innovazioni provate in occasione dei test del Mugello e introdotte dal Gran premio di Spagna. Quello che conta è il business che la Formula 1, sempre meno sport e sempre più macchina da soldi, riesce a far girare.
Feste, sfilate, incontri segreti, panfili e champagne: se sull’Indian Empress, lo yacht di Vijay Mallya, boss della Force India, si è tenuto un incontro molto importante con Donald McKenzie, manager di Cvc per organizzare l’ingresso in Borsa della società a Singapore, l’annuncio della firma del tanto atteso Patto della Concordia, l’accordo commerciale che regola la partecipazione e il trattamento economico delle scuderie che partecipano al campionato del mondo, è arrivato proprio durante le giornate trascorse dal Circus iridato a Montecarlo.

Monaco tiene botta alla concorrenza asiatica
Il mese scorso, tanto si era parlato del Bahrain e del perché la piccola monarchia araba avesse deciso di sborsare fino a quaranta milioni di euro per il Gran Premio di Formula 1 nonostante la situazione socio-politica tutt’altro che stabile. Tra quelle che ancora oggi possono essere ritenute le piste culla dove è nata la Formula 1 e dove abbiamo potuto assistere ai duelli più memorabili, l’unico tracciato che riesce a tenere botta con le paurose pretese economiche di Bernie Ecclestone è proprio quello del Principato che ogni anno riversa nelle casse del Patron della classe regina del Motorsport una cifra che si aggira intorno ai 45 milioni di euro, mentre circuiti come ad esempio quello di Spa-Francorchamps, reputato come l’università della Formula 1, nella speranza di sopravvivere è obbligato a cercare un altro appuntamento iridato disposto ad alternare la gara di anno in anno.

Eleonora Ottonello

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