Formula 1, Felipe Massa: l’uomo delle 11 vittorie in Rosso

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Felipe Massa lascerà la Ferrari dopo otto anni trascorsi a Maranello (foto: motorsportblog.it)

Maranello – Ciao Felipe. Non è passata ancora nemmeno una settimana dall’annuncio, dato via Twitter, che il pilota brasiliano non sarebbe stato più uno degli alfieri della Ferrari. Pochi giorni che a priori hanno trasformato Massa in un ex del Cavallino Rampante. La notizia della decisione non è stato un fulmine a ciel sereno, trattavasi di una possibilità che, anno dopo anno, diventava sempre più incalzante e che, solo nel 2009, è stata scongiurata per il drammatico incidente della molla che ha messo Felipe fuori gioco a metà stagione. in Ungheria.
Un ragazzo solare, simpatico cresciuto in una famiglia normale. Sempre educato e posato, sposa Rafaela che gli ha regalato Felipinho, identico tanto da considerarsi due gocce d’acqua. Il paulista, oggi 32enne, è sempre stato uno dei piloti tenuti sott’occhio dal team di Maranello. Sportivamente parlando, a molti non piaceva più, a tanti non è mai piaciuto e forse, con un tono polemico, sono proprio gli stessi appassionati che nel 2008, erano pronti a salire con lui sul carro del vincitore nel caso avesse strappato il titolo a Lewis Hamilton, un mondiale, il mondiale di Massa, perso in Brasile, ultima gara della stagione, all’ultima curva dell’ultimo giro.

Nonostante lo smarrimento degli ultimi anni, il brasiliano è stato un ottimo pilota della Ferrari: nella parentesi fra il Gran Premio di Turchia del 2006, anno del debutto sulla vettura di Maranello, e la corsa di Interlagos della quale abbiamo parlato, sono trascorsi altri dieci successi. Se a Instabul, Felipe ha vinto per tre volte consecutive (dal 2006 al 2008), a Sakhir, in Bahrain, è salito sul gradino più alto del podio in due occasioni (2007 e 2008) mentre in Spagna il paulista ha tagliato per primo la bandiera a scacchi per due volte. Un pilota che prima dell’incidente della molla gli venivano riconosciute ottime doti velocistiche, uno dei migliori nella lotta per la pole position, abbinate alla completa disponibilità a piegarsi agli interessi del team.

Gli inizi - Peter Sauber si accorse di Felipe Massa nel 2000, quando vinse i campionati di Formula Renault Italia ed Europa e gli diede la possibilità di partecipare ad alcuni test al Mugello, dove il brasiliano segnò ottimi tempi. Nel 2002 il debutto ufficiale nel Circus proprio con il team di Hinwil: un piede pesante senza ombra di dubbio ma tanta inesperienza e immaturità che, complice la partnership con Ferrari, si decise di girare il brasiliano proprio al Cavallino Rampante, nel 2003, in veste di collaudatore, per poi ritornare alla squadra svizzera per altri due anni, nel 2004 e nel 2005.

La Ferrari - L’anno successivo sostituisce il connazionale Barrichello, diventa pilota titolare della Ferrari, al fianco di Michael Schumacher e conquista la sua prima vittoria al Gran Premio di Turchia, prima di imporsi ancora a fine stagione, in Brasile, davanti al pubblico di casa. Nel 2007, Massa ha un nuovo compagno di squadra, Kimi Raikkonen. Se il finlandese apre la stagione con la prima vittoria in Rosso, Felipe fa più fatica a reggere il passo e dopo un avvio difficile, conquista due primi posti consecutivi in Bahrain e in Spagna, mentre il terzo arriva in Turchia. Arrivati all’ultima gara con un mondiale che non poteva vincere, Massa si sacrifica per la squadra e soprattutto per il teammate finnico: a Interlagos, in Brasile, il pilota paulista, dopo aver conquistato la pole, cede la prima posizione a Raikkonen proteggendogli le spalle dagli attacchi di Fernando Alonso e Lewis Hamilton, permettendogli così di aggiudicarsi il titolo quell’anno.
Il 2008 è tutt’altra storia. È l’anno migliore di Massa, riesce a lottare per il titolo contro la McLaren di Hamilton fino all’ultimo appuntamento della stagione. Una data: 2 novembre. Un posto: sempre Interlagos. Felipe fu campione del mondo per qualche decina di secondi. La torcida sugli spalti era esplosa quasi come se il Brasile avesse vinto una finale mondiale nel Maracanà di Rio de Janeiro. Aveva tagliato per primo il traguardo, al termine di una gara dominata dal primo all’ultimo giro, ma all’ultima curva dell’ultimo giro, Hamilton sorpassa Glock, in difficoltà con le slick sull’asfalto viscido, strappando il titolo dalle mani del brasiliano per un solo punto. E c’è, ancora oggi, chi accusa Glock di essersi venduto alla causa McLaren per quel sorpasso in zona Cesarini.

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L’incidente in Ungheria arrivò a fargli rischiare la funzionalità dell’occhio sinistro (foto: photo4)

2009, l”incidente dell’Hungaroring - L’anno più duro, sia come pilota sia come uomo. Se la F60 non è competitiva e l’unico risultato importante che Felipe riesce a portare a casa è un podio al Nurburgring, il vero dramma di Massa è quello dell’Ungheria. Un terribile incidente arrivò a fargli rischiare la funzionalità dell’occhio sinistro: una molla, pesante circa 800 grammi, si stacca dalle sospensioni della Brawn GP di Barrichello e colpisce il pilota della Ferrari in pieno, nel casco, durante la sessione di qualifica all’Hungaroring. Nonostante la gravità dello scontro, Massa è salvo, riporta una commozione cerebrale con una frattura nella zona sovra-orbitale sinistra e un taglio alla fronte ma la stagione è finita e, in un certo senso, una parte della sua vita sportiva.
Il brasiliano era in scadenza di contratto ma viene preferito a Raikkonen per una questione di fiducia, attaccamento al team e lealtà, che ha sempre dimostrato al Cavallino Rampante, un uomo squadra che la Ferrari, non poteva e non voleva allontanare da Maranello.

Arriva Alonso - Tre anni difficili, vissuti sempre all’ombra del compagno spagnolo. Se nel 2010, nella gara d’apertura in Bahrain, Fernando vince e Felipe arriva secondo, in occasione della corsa in Germania, quando il paulista poteva davvero tornare sul gradino più alto del podio, il team di Maranello gli chiede di far passare il compagno di squadra, in corsa per la lotta al titolo, dicendogli via radio «Fernando is faster than you». Un episodio schiacciante nella testa di Massa. Non tanto per la vittoria mancata ma quanto per essere stato schiacciato psicologicamente da Alonso, sia come persona, sia all’interno di un team che per lui era come una seconda casa. Il 2011 è nuovamente una stagione senza allori dove chiude sesto in campionato con meno della metà dei punti di Alonso mentre quella del 2012 potremo definirla una stagione a due facce: una prima parte di mondiale impietosa e un rinnovo contrattuale che lo aiuta a ritrovare la carica. Una seconda parte di mondiale sigillata da un secondo posto in Giappone e un terzo a Interlagos, punti fondamentali per permettere alla Ferrari di chiudere seconda nel campionato costruttori. Nel 2013, dopo 12 gare, Felipe è settimo con 79 punti.

Quello che i fans del Cavallino Rampante ricorderanno di Massa sono gli otto anni trascorsi a Maranello, più di quelli passati dai vari Lauda (4), Regazzoni (6), Alboreto (5), Berger (6), Alesi (5), Irvine (4) e Barrichello (6), otto anni nei quali il brasiliano ha dovuto confrontarsi con tre compagni che ci piace definire come scomodi (Schumacher, Raikkonen e Alonso), otto anni che hanno portato 11 GP vinti, 36 podi, 15 pole position, 14 giri veloci e più di 500 punti ottenuti complessivamente. Una lealtà e fedeltà cieca al team. Felipe sarebbe stato un pilota che sarebbe piaciuto molto a Enzo Ferrari, per questa sua predisposizione al sacrificarsi alla causa della squadra. Una qualità che i ferraristi non possono dimenticare.

foto homepage: sportpeaks.com

Eleonora Ottonello

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