Fli: requiem del nato, morto e sepolto

fini

Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà

Roma – E pensare che doveva spazzare via Silvio Berlusconi. Invece Futuro e Libertà ha fatto appena in tempo a venire al mondo ed è già quasi sul punto di passare a miglior vita. Un’altra litigata tra i suoi esponenti e del Fli del presidente della Camera, Gianfranco Fini, resterà solo Italo Bocchino.

I precedenti – Dopo la ritirata (non ancora ufficiale) di Luca Barbareschi che pare stia aspettando l’occasione buona per ricollocarsi da qualche parte, altri finiani hanno mollato Il Gianfry. Il senatore Giuseppe Menardi ha trovato una porta aperta nel Pdl e l’ha presa al volo. Probabilmente sarà seguito in blocco dai colleghi Mario Baldassarri, Barbara Contini e Maurizio Saia guidati dal capogruppo al Senato, Girolamo Viespoli, il quale si è già ufficialmente dissociato dal suo leader Fini dopo l’approvazione del decreto Milleproroghe.  Ai transfughi si è aggiunto anche Roberto Rosso, il quale ha commentato il rietro tra le fila della maggioranza con una dichiarazione d’amore al premier rilasciata a Repubblica: “mi ha sempre voluto tanto bene”. Si sa, i deputati so’ piezze’ e core!

E ancora. Lo storico tesoriere di An e braccio destro di Fini, Franco Pontone. Una delle colombe, salito agli onori delle cronache per essere stato implicato nell’affaire di Montecarlo dal suo stesso uomo di punta. Il Gianfry. Quello che, ieri, ha perso anche l’ottimo intellettuale Paolo Guzzanti, il più accanito oppositore di Berlusconi, passato al gruppo dei Responsabili. Guzzanti, tornando nella maggioranza, ha fatto sfiorare al Governo quota 325. Soglia minima di sicurezza per blindarlo.

Punti di vista – Fini nelle ultime ore ha spiegato le ritirate impazzite come l’atto ritorsivo di un premier che abusa dei suoi poteri economico-istituzionali al fine di raccogliere consensi. Può essere. Sarebbe la norma sotto il sole della politica. Il punto è che Il Gianfry si sottovaluta. Se i suoi disertano in massa non è per le offerte di un presidente pur forte ma al tramonto. Il motivo del fuggi-fuggi è la nullità di un partito gestito male e partorito anche peggio. E Fini è il primo responsabile di tutto questo. Fin dall’inizio. Da quando, per sgambettare Silvio, frantumò una delle più grandi coalizioni numeriche che la storia della Repubblica ricordi garantendosi l’astio e la disaffezione di tutto il Pdl. A questo si sono sommate delle scelte sbagliate come quella di offrire la vicepresidenza del partito al falco Bocchino facendo le scarpe alla colomba Alfonso Urso, già vice al Ministero dello Sviluppo Economico. Egli  si è visto, dunque, retrocedere alla carica di portavoce. Una decisione pessima che ha provocato almeno 2 reazioni immediate.

Primo – Tutto il gruppo delle colombe a cui era stato promesso di rivestire i più alti ruoli di partito è scontento. Dopo il soprasso dei falchi, i moderati del Fli hanno inscenato 2 giorni fa lo psico-dramma al Senato.Viespoli ha dato le dimissioni di capogruppo come atto di protesta nei confronti di Fini. Un quarto d’ora dopo è stato rieletto dai suoi, ha proposto il voto contrario al decreto Milleproroghe e, in terza battuta, ha affermato la sua estraneità al Fli. Un casino da veri casinisti di Fini. Da non confondersi con i casiniani di Casini.

Secondo – L’errore più grossolano: scegliendo i falchi, Fini ha fatto virare il partito a tutta sinistra. La speranza era di poter trovare in essa un’ancora di salvezza dopo il voto di fiducia del 14 dicembre
2010, rispolverando l’immagine della “destra che piace alla sinistra”. Niente di meno strategico. Per avvicinare le simpatie dell’opposizione (per altro indifferente), Fini ha ufficialmente rinunciato a quelle del suo già esile elettorato: gli irriducibili ex di An. Questi hanno visto il loro leader preferire fare un passo indietro come capo del partito piuttosto che come presidente a Montecitorio. Risultato: calo

bocchino
Italo Bocchino, vicepresidente Futuro e Libertà

vertiginoso di consensi e, appunto, la fuga dei finiani.

E pensare… – E pensare che se Il Gianfry si fosse limitato a qualche rumorio di disappunto per la gestione del Pdl dallo scranno della Camera, invece che esporsi in provocazioni pubbliche al “Che fai mi cacci?!”, adesso – nel grande caos del processo Ruby – sarebbe la figura chiave per un possibile cambio di vertice a Palazzo Chigi. Invece no. Egli è passato dal ruolo di sucessore naturale del Pdl a quello di scendiletto di Casini nel Terzo Polo. Nel peggiore dei casi  a quello di zerbino di Bocchino. E così il Fli è allo sfascio, Fini allo sbando e il Cavaliere ringrazia e porta casa. Vedremo poi quale tribunale oserà minare la stabilità di un Governo regolarmente eletto che si aggira sui 325 depuntati o più. Vedremo.

Chantal Cresta


Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Una risposta a Fli: requiem del nato, morto e sepolto

  1. avatar
    giuseppe 18/02/2011 a 19:37

    A buffoni

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews