Fisco. Italiani a sondaggio: la politica del futuro? Anti-tasse

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Attilio Befera, Mario Monti

Roma – Gli italiani non vogliono le tasse. L’enunciato non è un inno all’evasione ma il risultato di un sondaggio condotto da SkyTg24 e presentato martedì sera alla trasmissione “Rapporto Carelli”.

La puntata intitolata Le tasse che (non) ho (parafrasi dello show condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano su La7, Le parole che (non) ho), offre una rappresentazione piuttosto definita del contesto socio-politico in cui ristagna la nazione. Diceva il sondaggio: viste le proteste fiorite in tutta Italia contro il Fisco, si può affermare che sia nato un Movimento Anti-Equitalia. Domanda. Lo voteresti? Risposta: l’81,1% degli intervistati ha detto sì, il 18,9% no. In numero: 9004 faverevoli; 2103 contrari.

Ora, che il sondaggio non rappresenti la maggioranza delle popolazione è un fatto. Il campione è minimo. Sufficientemente ampio, tuttavia, per indicare alcune cose. La prima viene da sé: è verosimile credere che nel Paese esista una larga percentuale di elettori pronti a votare un partito che garantisca loro sollievo dalla pressione fiscale.

Il dato che emerge è tutt’altro che banale e neppure troppo nuovo. Già 20 anni fa, l’allora nuova speranza della politica italiana, Silvio Berlusconi, si era guadagnato il consenso proponendo la riduzione delle tasse e la semplificazione del complesso tributario. Sappiamo come andò a finire: non se ne fece nulla. Adesso pare di capire però che l’urgenza di avere una voce politica anti-fiscale sia divenuta più perentoria con l’arrivo dell’Esecutivo tecnico e delle sue innumerevoli gabelle Salva Italia.

A suggerire la lettura del dato è l’Istituto Cattaneo di Bologna il quale – fatti i conti – ha calcolato che nell’ultima tornata delle amministrative, i votanti sono stati il 66,9% degli aventi diritto (nel 2007 era il 73,7%). In altre parole, circa un terzo della popolazione non è andato a votare, anche perché non ha trovato nell’offerta politica nulla che la convincesse. La conclusione è inevitabile: se sul palcoscenico degli affari pubblici arrivasse una forza capace di proporre un progetto politico di taglio fiscale, raccoglierebbe un plebiscito.

Chi attualmente possa operare questo raduno di consensi tra gli organismi presenti non è possibile dirlo. Il Pdl si sta liquidando, il Terzo polo è quasi sciolto, il Fli è in procinto di farlo per volontà del suo fondatore, Gianfranco Fini, i grillini di programma definito non ne hanno nessuno. Del Pd c’è poco da dire se il suo segretario, Pier Luigi Bersani, se ne esce con sparate incredibili tipo quella di 2 giorni fa: ‹‹Io dico che chi paga le tasse ha diritto ad avere l’ambulanza, mentre chi non le paga non sono sicuro che abbia questo diritto››. Con buona pace della tutela dei diritti degli extracomunitari portata avanti dalla sinistra bella alla quale, prima o poi, qualcuno dovrà pur spiegare che una delle prime voci di evasione in Italia sono gli stranieri. Circa 2,9 milioni i lavoratori in nero, regolari e irregolari, che nel 2011 hanno fatto attestare l’evasione d’imposta a 34,3 miliardi di euro. (Fonte: wallstreetitalia.com).

Se Bersani ha bisogno urgente dei paramedici, però, anche Monti non si deve sentire troppo bene. Il premier vede il clima anti-Fisco che per lui equivale a un’aperta manifestazione di insofferenza verso le misure di rigore e dunque verso lui stesso. Un voto in pectore che gli italiani non possono esprimere in altro modo. Ecco perché si spertica in corse di solidarietà ad Equitalia e al suo direttore Attilio Befera da giorni. Oggi, nella sede centrale dell’Agenzia delle Entrate, Monti ha visitato tutta la truppa dirigenziale nazionale e regionale, Befera in testa, per portare: ‹‹[…] il sostegno incondizionato del governo e mio personale a fronte dei numerosi atti di intimidazione e aggressione che in questi ultimi tempi si sono ripetuti con frequenza e che vanno condannati con grande fermezza››.

Christine Lagarde, presidente del Fmi

Roba che verrebbe da commuoversi se non fosse che tanto sostegno tocca solo agli agenti del Fisco, divenuti la costola principale che sorregge il Governo consentendogli di mettere in pratica la sua politica di rigore ma non anche – tanto per dire – all’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, divenuto il bersaglio dei eco-terroristi, il quale è uscito dall’ospedale nella totale indifferenza di Parlamento, Palazzo Chigi e Quirinale. Quasi dispiace che Adinolfi non fosse ispettore di Equitalia, altrimenti si sarebbe guadagnato la medaglia al valor civile. Non dispiace invece quanto riportato nel documento conclusivo con il quale ieri il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha lasciato l’Italia dopo la revisione dei conti nostrani. Scritto in cui si riconoscono al Paese ‹‹le misure importanti›› adottate in materia di frode fiscale ma poi si consiglia anche di ‹‹tagliare le tasse›› per ‹‹ridurre l’evasione››. Il concetto è chiaro: meno tasse favoriscono comportamenti onesti e ripresa anche sociale. Parola del presidente del Fondo, Christine Lagarde, che qui da noi non vota. Neppure per il sondaggio di SkyTg24.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

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