Fisco. Assolto imprenditore accusato d’evasione. Lieto fine ma i casi sono tanti

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Firenze – «Ho sempre pagato le tasse, ma farlo quella volta mi avrebbe portato al fallimento». Sono queste le parole di difesa in tribunale di un imprenditore edile aretino di 60 anni. Il giudice gli da ragione: viene assolto. Su di lui pendeva un decreto penale di condanna per 7.500 euro per non aver pagato l’Iva nel 2007. L’uomo, che preferisce rimanere anonimo, ha immediatamente fatto ricorso presso il tribunale di Firenze. Durante il rito abbreviato ha presentato al gup Paola Belsito tutti i conti e i documenti riguardanti la situazione della sua azienda. Azienda che in questo periodo di crisi non stava navigando proprio in buone acque. Causa di tutto, un mancato pagamento o meglio, era stata pagata soltanto la metà di un lavoro da 1,5 milioni di euro, lavoro che non era stato
ancora terminato. «In trent’anni mai un problema» – spiega l’imprenditore- «solo quella volta, per quel contratto così importante».
All’inizio tutto bene, spiega, poi con l’avvento della crisi sono arrivati i tempi bui: i debitori non pagavano, le banche chiedevano sempre più garanzie. E c’era quel cantiere ancora da finire che gli sarebbe costato una penale se non terminato in tempo, gli operai e i fornitori da pagare e i debiti che crescono sempre di più. Così l’imprenditore decide di usare tutti i suoi risparmi per onorare i suoi debiti e per questo motivo non riesce a pagare le tasse. Ben 150 mila euro. «Io l’Iva l’avevo sempre pagata e l’avrei fatto anche quella volta. Ma quei 150 mila euro non li avevo proprio» si giustifica l’uomo, «non mi pagavano e avevo speso tutto per finire quel cantiere, per dare i soldi alla
manodopera e ai fornitori. Ho dovuto farlo, altrimenti la mia azienda sarebbe crollata. Non ho pagato solo per questo». Il gup vista la reale situazione decide per l’assoluzione. Ed è lo stesso p.m. Sandro Curignelli, con grande sorpresa da parte dello stesso imprenditore, a chiederla: l’uomo non ha pagato le tasse per causa di forza maggiore, ciò esclude la punibilità. «In un momento come questo, con molti imprenditori in difficoltà, è importante sapere che non si va al macello ma si può veder riconosciute le proprie ragioni» gli fa eco Vieri Becocci, legale dell’uomo.
In questi tempi di crisi non è la prima volta che si sentono storie di questo genere: imprenditori che a causa di una pressione fiscale sempre più opprimente, che diventa di giorno in giorno sempre più
insostenibile, decidono, per sopravvivere, per non veder fallire il lavoro di tutta una vita,  di non pagare l’Iva. Secondo recenti dati Istat l’entità dell’evasione fiscale in Italia si attesta al 18% del pil e quindi in circa 270 miliardi di euro di reddito imponibile sottratto annualmente all’imposizione. Tutto ciò è causato, oltre che da una cattiva consuetudine italiana del cercare di non pagare e di fare i “furbetti” a tutti i costi, anche da una pressione fiscale che è arrivata quasi al 44%, aumentando di 4 punti percentuali rispetto al 2000 dove si arrestava al 41,3%.Pressione fiscale che va a colpire in modo particolare le piccole e medie imprese. Certamente la storia di questo imprenditore non è la prima di questo genere e molto probabilmente non sarà neanche l’ultima. Fortunatamente questa almeno è una delle poche, pochissime che ha avuto un lieto fine. Per non parlare poi dei tanti imprenditori che non facendocela più, decidono di togliersi la vita. E durante quest’ultimo anno non sono stati pochi. Sono 32 gli imprenditori che si sono suicidati in Italia dall’inizio del 2012, per cause legate alla crisi economica. E’ quanto rileva la Cgia, Associazione artigiani di Mestre. E, sempre secondo la Cgia, la causa di tutte queste morti si troverebbe nella mancanza di liquidità derivata proprio da un ritardo, nelle migliori delle ipotesi, se non nella mancanza dei pagamenti. La regione più colpita da questo dramma, sottolinea la Cgia, è il Veneto, con 10 vittime.

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Ora con questa sentenza del tribunale di Firenze chi evade il fisco non commette automaticamente reato. Si apre quindi un precedente. Un precedente che farà molto discutere. Si parla di elementi soggettivi, di volontà e coscienza di compiere il reato che secondo la sentenza devono essere alla base per la punibilità. Elementi che, appunto per la loro soggettività, sono di non facile verifica. È ancora difficile prevedere cosa scatenerà questa sentenza visto che la stessa giudice si è avvalsa di 15 giorni per motivare la decisione della sua sentenza. Sicuramente porterà scompiglio perché comunque tale sentenza varrà solo in sede civile e andrà interpellata caso per caso. Nel frattempo il
fisco continuerà a fare il suo lavoro e tutto ciò non farà altro che creare fratture fra le varie istituzioni. Inoltre se questa sentenza diventerà giurisprudenza, con tutto ciò che ne comporta, si andrà a creare una spaccatura tra la legge fiscale vigente e la sua attuazione.  Per il momento questa è una sentenza che sicuramente farà storia.

Stefania Galli

foto || politicaesocieta.blogosfere.it; corriereinformazione.it

 

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