Fiorito in carcere per peculato e si indaga anche sulle false fatturazioni

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Franco Fiorito

Roma – Peculato. E’ questa l’accusa per la quale l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, è stato portato in carcere dal nucleo di polizia Valutaria della Guardia di Finanza questa mattina all’alba.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Agi.it, la custodia cautelare firmata dal gip Stefano Aprile, è stata emessa su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti. I magistrati ritengono che Er Batman Fiorito possa fuggire o inquinare le prove.

Secondo l’accusa, l’ex consigliere si sarebbe appropriato di una somma intorno al milione e 300 mila euro; accusa che potrebbe aggiungersi ad altre qualora i militari del nucleo di polizia valutaria, attualmente impegnati nella perquisizione di uffici e proprietà riconducibili a Fiorito, dovessero accertare altre irregolarità.

L’inchiesta però non si limita al caso Fiorito. La procura di Viterbo – preso atto delle fatture false divulgate a mezzo stampa per screditare l’esponente pidiellino Francesco Battistoni, ora stanno indagando sui membri del coordinamento regionale Pdl. Altra questione sulla quale Fiorito è stato ascoltato appena ieri, in un interrogatorio di cinque ore con il giornalista Paolo Gianlorenzo.

Contro Fiorito gioca, in questo caso, l’interrogatorio avuto con gli inquirenti della procura di Roma il 24 settembre scorso, in cui lo stesso ex consigliere sostenne che i documenti manomessi per le fatturazioni gonfiate sarebbero state fotocopiate nell’ufficio alla Camera del coordinatore Pdl della Regione Lazio e solo successivamente consegnate alla procura capitolina.

Fiorito su questo punto pare sicuro: quando i documenti arrivarono nelle mani della procura erano integri perciò, se manipolazione vi fu, il responsabile è da cercarsi nel tragitto tra casa sua e il Tribunale.

Duro il commento dell’avvocato di Franco Fiorito, Carlo Taormina, che anche stamattina dalle onde di Radio24 ha ribadito l’innocenza del suo cliente affermando che il reato di peculato non sussiste poiché i gruppi consigliari – come i partiti – sono associazioni private con partita IVA quindi se di reato si parla, si può al massimo trattare di appropriazione indebita per la quale non è previsto l’arresto. Tesi legittimata dal vuoto normativo sulla reale natura delle strutture politiche, gestite come enti privati ma finanziate con denaro pubblico. Diretta conseguenza nel ragionamento di Taormina è: ‹‹Se arrestano Fiorito, mancano all’appello altri 70 consiglieri››.

Chantal Cresta

Foto || agi.it

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