Fini istiga i giudici eversivi contro il premier

Berlusconi e Fini poco prima del "divorzio"

Roma – Quando una coppia “scoppia” è oramai normale dare la colpa al partner. Nel matrimonio Berlusconi-Fini, finito in un divorzio molto lungo, doloroso e controverso, le recriminazioni da parte del premier nei confronti dell’ex amico e alleato non si sono certo centellinate. L’ultima accusa che Silvio Berlusconi lancia contro il presidente della Camera è dura da digerire per il destinatario. Gianfranco Fini avrebbe stretto un patto con le toghe rosse, questa l’insinuazione fatta da Berlusconi durante la manifestazione elettorale che si è svolta a Milano in sostegno del sindaco Letizia Moratti. Il presidente della Camera avrebbe frenato qualsiasi provvedimento sulla giustizia in quanto si sarebbe messo d’accordo con alcuni giudici. Per Fini si tratta di vera e propria calunnia e infatti sdegnato ha dichiarato che:  «L’escalation di quotidiane menzogne di Berlusconi non è più tollerabile».

È un continuum di ostilità tra i due che alza di molto il livello della tensione politica. Berlusconi «non sa che cosa sia la parola vergogna – dichiara, infatti, Fini – lo sfido a dimostrare quel che dice. Faccia il nome del magistrato che glielo avrebbe detto, e fornisca le prove a sostegno delle sue parole: se non risponderà, cosa di cui sono certo, gli italiani avranno la prova che non sa cosa significhi la parola vergogna». Come un ex partner offeso e deluso, il premier lancia un fiume dirompente di accuse contro l’ex amico. Già sabato scorso a Roma, davanti ai militanti che il ministro del Turismo Michela Brambilla avevano radunato in occasione dell’incontro con il leader del Pdl, Berlusconi aveva parlato di fare una vera e propria “guerra” alla “magistratura politicizzata”, la quale insieme all’opposizione sta tentando e continuerà a tentare l’eversione. Va quindi fermata in tutti i modi.

 

Berlusconi e i cinque figli, sulla cui testa giura sempre

E Gianfranco Fini come entra in questo jihad contro la magistratura? Il premier afferma che sarebbe venuto a conoscenza del “pactum sceleris” del presidente della terza carica dello Stato direttamente da un giudice: «ho saputo tutto da un magistrato – ha detto il Cavaliere – che mi ha informato dell’accordo».  Quindi Fini entra nella schiera dei ‘nemici’ del presidente del Consiglio. E la lista di queste nemesi di Berlusconi è davvero lunga: i giornali e i programmi di approfondimento politico, come Annozero e Ballarò sarebbero tra i nemici più agguerriti che lo azzannano in continuazione. Certo che i nemici più importanti, quelli da combattere a forza di leggi e di revisionismi costituzionali, sono i Pubblici ministeri, soprattutto quelli della procura milanese. «Le accuse su cui si basano i miei processi e sostenute dalla cellula rossa dei pm sono assolutamente infondate, l’ho giurato sulla testa dei miei cinque figli e sui miei nipoti», ha infatti affermato il Cavaliere, riprendendo una litania vecchia di decenni, cioè quella di giurare sulla testa dei suoi familiari per dare maggior credito alle sue dichiarazioni.

Berlusconi difende a spada tratta la riforma della giustizia e la riforma della legge sulle intercettazioni, che la magistratura ha bollate come “una cosa immonda e non degna di uno Stato libero“. E per dare maggior rilevanza alle sue accuse cita il caso di Angelo Rizzoli, il quale «è stato espropriato dei suoi beni e condannato ad un anno di carcere e dopo 26 anni è stato assolto da tutte le accuse ed è ancora incensurato». Tutta colpa di una magistratura che usa il proprio potere per attaccare il premier e i politici di destra. Persino la Corte Costituzionale non è più imparziale, ha attaccato Berlusconi, infatti  «da organo di garanzia è diventato un organo politico la cui maggioranza è composta da giudici di sinistra – i quali avrebbero bocciato – il lodo Schifani, il lodo Alfano ed il legittimo impedimento», e così facendo hanno consentito che il capo del governo “finisse in pasto ai Pm di sinistra”.

 

La sede della Corte Costituzionale

Per il Cavaliere è stato un gravissimo errore l’abrogazione dell’immunità parlamentare, non esitando ad affermare che sia «il più grave errore commesso dalle precedenti maggioranze». Bisogna, perciò procedere con le riforme, continua Berlusconi, «quella dell’architettura istituzionale, quella della giustizia e quella tributaria – anche se la maggioranza oggi è – più esile nei numeri, ma più coesa». Un discorso quello del presidente del Consiglio teso a dimostrare la tesi che: «Il berlusconismo non è al tramonto». E chissà che non abbia ragione, viste le sue innegabili doti di affabulatore, che riesca a convincere per l’ennesima volta una gran parte dell’elettorato della giustezza delle sue posizioni.

 

Sabina Sestu

Foto: 3.bp.blogspot.com; claudiocaprara.ilcannocchiale.it;

Previewpiemonte.indymedia.org

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