Fiat: ferme tutte le fabbriche. Oggi vertice Monti-Marchionne

Sergio Marchionne: oggi inconterà Monti

TORINO  – Ieri si è fermato per lo sciopero dell’Associazione Bisarche Italiane lo stabilimento Fiat di Melfi e oggi lo stop si allarga a Pomigliano, Cassino e Sevel, mentre a Mirafiori il ‘blocco’ è dovuto alla cassa integrazione.

Questa la situazione dell’industria automobilistica targata Fiat nel nostro Paese, proprio nel giorno in cui è previsto l’incontro tra il Governo e i vertici direttivi del Lingotto. Sull’importante appuntamento si è pronunciato ieri il ministro Elsa Fornero: «Quelle sulla chiusura degli stabilimenti sono voci destituite e prive di fondamento. Ho raccolto le rassicurazioni dei vertici che hanno ribadito la volontà di continuare con il piano industriale presentato». Il ministro del Lavoro, in un’informativa Fiat al Senato, ha aggiunto:  «Si potranno chiarire molte cose sulla presenza del gruppo in Italia e si discuterà di politica industriale e di connessi piani occupazionali». Su queste dichiarazioni ha espresso un sincero apprezzamento Sacconi, ex ministro del Lavoro, mentre Felice Belisario, Presidente dei Senatori dell’Italia dei Valori, ha mostrato maggiori perplessità: «L’informativa è inutile, non ha dato risposte alle più preoccupanti questioni che riguardano la situazione della Fiat: produttività, difesa dei posti di lavoro, rispetto dei diritti e rilancio degli stabilimenti».

Sulle prospettive della presenza Fiat in Italia e sulle ‘decisioni’ che potranno uscire dal vertice di Palazzo Chigi si è prounuciato anche Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera: «Auspico che non sia soltanto uno scambio informale di impegni, ma un chiarimento sostanziale circa la volontà della Fiat di mantenere una presenza strategica in Italia». Si augura un’azione forte e determinata del Governo il responsabile Auto della Fiom, Giorgio Airaudo:  «Spero che non si perda l’occasione di strappare impegni alla Fiat nell’interesse del Paese. Il Premier dovrebbe chiedere di ripristinare il diritto dei lavoratori ad avere la propria rappresentanza negli stabilimenti».

Ma quale si i sentimenti diffusi tra coloro che in questi mesi stanno incrociando le braccia? Proprio i rappresentanti di Associazione Bisarche Italiane hanno spiegato la drammatica situazione: «Nella totale assenza di risposte da parte del governo e della committenza, si profila un vero e proprio tracollo del settore: entro aprile potrebbe prospettarsi una perdita di 1200 posti di lavoro». Punto chiaro e dolente su cui si insiste è il disinteresse delle istituzioni davanti a quelle che sono « evidenti distorsioni di mercato attuate dalla committenza che speculano sul settore», come alcuni ‘assurdi’ rincari sui costi di trasporto delle vetture.

Si tratta di una situazione in cui sono coinvolte tante forze diverse, dagli alti vertici dirigenziali dell’azienda torinese fino ai lavoratori e ai concessionari che poi in pratica della vendita di auto si occupano (rifornimenti permettendo, visto il blocco delle rete distributiva). Oggi a Palazzo Chigi in molti sperano si possa mettere fine ad un braccio di ferro che nel settore sta mettendo molti in ginocchio.

Laura Dabbene

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