Festival di Venezia: Rosi, il Raccordo Anulare e la Nouvelle Vague di Garrel

Un fotogramma da "Sacro Gra" di Gianfranco Rosi (panorama.it)

Un fotogramma da “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi (panorama.it)

Aspettando la premiazione del film vincitore del Leone d’oro 2013, che avverrà domani sera, è stato presentato al Festival di Venezia l’ultimo film italiano in concorso, ovvero Sacro GRA di Gianfranco Rosi. La grande novità risiede già nel genere di pellicola scelta: è un documentario, per la prima volta in concorso nella storia di Venezia. Roma, raccordo anulare: numerosi i personaggi di passaggio, al limite tra estrema umanità e surrealtà. Si incontrano così un nobile piemontese e sua figlia, un palmologo, un barelliere, un pescatore di anguille, un principe ed una principessa, un attore di fotoromanzi e numerose altre figure, quasi delle maschere di teatro; tutti abitanti della Roma periferica ritratta dal film. Si tratta di un documentario sul paesaggio e sulle storie degli uomini, un’analisi più profonda di una città frenetica e di cui spesso si tralasciano alcuni fondamentali aspetti. «Questa è una Roma poco vista, poco conosciuta, è un polmone esterno rispetto al pantano romano – spiega Rosi – dopo molti film fuori dall’Italia forse questo per me era il momento giusto per raccontare questa storia. Anche se non è mai stato l’intento del film fare un’analisi sociologica dell’Italia, è stato un modo per conoscere meglio Roma e di riflesso il nostro Paese».

È una pellicola che ci ha messo tre anni per venire alla luce, tempo in cui il regista ha ritratto un mondo invisibile abitato da persone diverse l’una dall’altra ma che hanno in comune lo stato di marginalità in cui si ritrovano, fanno parte di un’Italia nascosta e a volte soffocata e sono in cammino, mai immobili, in attesa del futuro. La sottigliezza del film sta nel porsi in continuazione su una linea immaginaria che separa ciò che è reale da ciò che immaginazione. «La parte importante è come si racconta una storia. E la vera domanda da porsi è capire quello che è vero e quello che è falso. Esiste in tutta l’arte, il vero e il falso. Questa è stata la sfida», dice Rosi. Accolto con dieci minuti di applausi, e qualche coro da stadio, è probabilmente il miglior film italiano in concorso.

Fiducioso nel talento e nella rinascita italiana l’ospite d’eccezione della giornata di ieri, Lech Walesa, fondatore di Solidarność ed ex presidente della Polonia. Atterrato sul red carpet per presentare il film a lui dedicato L’uomo della speranza di Andrzej Wajda ha, con poche parole, espresso la solidarietà per lo spirito italiano: «L’Italia ce la farà. Avete risorse e talento». L’opera ritrae buona parte della carriera dell’uomo politico ritraendo i successi, come il Nobel per la Pace del 1983, ma anche il crollo di popolarità che lo segnò nel 1991 a seguito del suo piglio interventista, che non piacque alla popolazione polacca.

Il filo conduttore della pellicola è l’incontro tra il leader e la scrittrice Oriana Fallaci, da cui nacque il libro Intervista con il potere; Wajda, attraverso questo espediente, ripropone un racconto storico il più possibile fedele alla realtà, componendosi di eventi significativi legati alla figura di Walesa, come lo sciopero dei cantieri navali di Danzica, le proteste operaie del ’76 fino al riconoscimento di Solidarność. Il regista racconta alle nuove generazione l’importanza di questo personaggio, spiegando come Walesa sia stato portatore di libertà, rivoluzionario, il primo operaio divenuto leader politico, esaltando quindi la sua anima combattiva e la sua grande opera sociale. «Credo che non potevano esserci cosi tante false informazioni attorno alla figura di Walesa come fosse il responsabile di problemi e sconfitte. Nessuno ricordava che era stato lui a portarci la libertà», ha affermato il regista narrando l’intento che sta alla base della sua pellicola. Quest’opera è stata accolta con immensa emozione, come spesso avviene quando il cinema incontra la storia e la racconta nei suoi dettagli, esplicando così la sua più nobile funzione, ovvero quella di raccontare, denunciare, spiegare a tutti che cosa è il mondo.

Philippe Garrel (purepeople.com)

Philippe Garrel (purepeople.com)

Ripercorre invece la storia cinematografica Philippe Garrel che pesca tra gli archivi della Nouvelle Vague per girare un film sulla gelosia, La Jalousie, completamente ritratto in bianco e nero. Louis, trentenne interpretato da Louis Garrel, è innamorato immensamente e ciecamente della bellissima Claudia (Anne Mouglalis), donna eccentrica, egocentrica e gelosa. Stretta dalla vita di coppia, da un appartamento piccolo ed insofferente alla vita da casalinga, Claudia diventa archivista presso un architetto che, molto presto, diventerà il suo amante. L’insoddisfazione generale la porta ad abbandonare Louis che cade in una profonda depressione, arrivando fino al tentato suicidio, a cui porranno rimedio la figlia e la sorella, uniche donne profonde della sua vita. La pellicola si avvicina molto al dramma teatrale greco, ricordando i tratti caratteristici del sentimento logorante e della folle gelosia; tutto ruota attorno all’eterno conflitto amoroso che sfocia, in questo caso, nella separazione e nella possessione quasi patologica, divenendo così la gelosia come un’emergenza quasi fisica: «La gelosia è un enigma», secondo Garrel. È un’opera molto poetica e curata, poiché ritrae molto della biografia del regista (suo padre ebbe una relazione con una donna quando lui era bambino) che, volutamente, intreccia le parentele facendo interpretare a Louis il ruolo del nonno.

A ventiquattro ore dalla premiazione, La Jalousie è tra i candidati favoriti. Insieme a Garrel troviamo Stray Dogs, toccante ed emozionante pellicola di Tsai Ming-liang che ritrae una famiglia vagabonda sotto la piovosa e visivamente incantata città di Taipei. Favoriti anche Philomena di Stephen Frears e The Wind Rises del maestro Hayao Miyazaki. Una concorrenza serrata ed agguerrita che indubbiamente rileva l’alto livello del Festival di Venezia che ha partorito, quest’anno, un’edizione incredibilmente ricca di nomi e lavori di riguardo.

(Foto: panorama.it /

Alessia Telesca

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